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Benefici fiscali per produrre in proprio fiori e piante ma le acquistavano da terzi. Tre aziende trentine nei guai per evasione fiscale

Nelle serre si sarebbero dovuti coltivare piante e fiori che, in realtà, venivano acquistati già pronti per la vendita. Per il recupero delle imposte è stato richiesto anche sequestro preventivo finalizzato alla confisca di conti correnti e beni immobili

Di gf - 09 maggio 2018 - 19:02

TRENTO Sono tre le aziende agricole trentine, due della Valsugana e una a Rovereto che sono finite nei guai dopo che nell’arco del quinquennio 2013-2017 hanno evaso un’imposta netta di oltre due milioni di euro e iva per 1,2 milioni di euro il cui ammontare è stato segnalato all’Agenzia delle Entrate di Trento. A portare avanti l'operazione, denominata “Fiori del Male” è stata la Guardia di Finanza di Trento che nei giorni scorsi ha concluso una serie di verifiche fiscali nei confronti di diverse aziende agricole trentine operanti nel settore floro-vivaistico, denunciando un imprenditore e contestando diversi milioni di euro di evasione fiscale.

 

L'indagine dei finanzieri si è sviluppata nell’arco di circa due anni, puntando i riflettori sul settore delle agevolazioni fiscali riconosciute alle aziende agricole che rispettino determinati requisiti di legge, al venir meno dei quali le stesse vengono considerate a tutti gli effetti società commerciali a tassazione ordinaria. Le tre aziende figuravano formalmente come produttori di fiori e piante esclusivamente in proprio, requisito questo che permetteva loro di godere dello specifico regime fiscale agevolato di settore, basato sulla tassazione della rendita catastale dei terreni

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Le norme di settore prevedono che per essere considerata azienda agricola e avere vantaggi fiscali, deve sussistere il requisito della “prevalenza”: l’attività di produzione in proprio dei beni agricoli (in questo caso fiori e piante) dev’essere prevalente rispetto ad altre attività connesse (trasformazione di beni, acquisto e cessione di beni di terzi).

 

Ed è proprio su questo aspetto che le indagini della Guardia di Finanza di Trento ha concentrato la propria attenzione raccogliendo elementi di prova che hanno portato gli investigatori a negare la sussistenza dei requisiti di prevalenza. In tutte e tre le aziende agricole coinvolte i Finanzieri hanno osservato come le serre non venivano utilizzate per la produzione in proprio di fiori e piante, ma venivano utilizzate come semplici “depositi” di fiori e piante acquistati da terzi, già pronte per la successiva commercializzazione.

 

Le attività agricole sono quindi state riqualificate come vere e proprie attività commerciali, ricostruendo sulla base della documentazione contabile ed extra-contabile rinvenuta in sede di ispezione il volume d’affari delle società e calcolando l’importo reale delle imposte e tasse dovute.

Come già detto, nell’arco del quinquennio 2013-2017 è stato ricostruito secondo i documenti fiscali rinvenuti, un fatturato di oltre 28 milioni di euro, un’imposta netta evasa di oltre due milioni di euro e IVA per 1,2 milioni di euro, il cui ammontare è stato segnalato all’Agenzia delle Entrate di Trento per gli adempimenti di competenza.

 

Un imprenditore è stato inoltre segnalato alla Procura della Repubblica a causa del superamento delle soglie penalmente rilevanti circa gli importi evasi contestati. Una violazione che prevede la pena della reclusione da uno a tre anni. Al fine di evitare che vengano dispersi i valori patrimoniali per il recupero delle imposte contestate, è stata avanzata proposta di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca di conti correnti e beni immobili fino alla concorrenza del debito di imposta (1,7 milioni di euro) contestato all’imprenditore denunciato penalmente.

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