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Bruno Paoli, aperto un conto corrente per sostenere la moglie e i tre figli. Il cordoglio di colleghi e amici su Facebook

Il poliziotto di Sant'Orsola aveva avuto un grave incidente sulle piste della Panarotta ed era morto dopo due giorni lasciando moglie e tre figli, che hanno deciso per la donazione degli organi. Il ricordo di un collega: "Sono le 4 di mattina e non riesco a darmi una ragione che tra 4 ore varcherò la porta della caserma guarderò il tuo ufficio e vedrò la sedia vuota"

Di Cinzia Patruno - 25 gennaio 2018 - 18:03

PERGINE VALSUGANA. Una bellissima manifestazione di solidarietà quella avviata nei confronti della famiglia di Bruno Paoli, morto il 22 gennaio 2018 a causa di un grave incidente sugli sci. Il poliziotto quarantottenne di Sant'Orsola, che lascia moglie e tre figli, aveva lottato per due giorni in ospedale dopo la terribile caduta sulle piste della Panarotta.

 

Morte che è peraltro oggetto di inchiesta, in quanto sembra che la pista in questione (molto facile per uno sciatore esperto come Paoli) fosse insidiosa a causa della mancanza delle adeguate reti di sicurezza, che avrebbero potuto impedire la morte dell'uomo. La famiglia ha deciso di donare gli organi di Bruno.

 

La solidarietà non ha tardato ad arrivare, e un conto corrente dedicato alle donazioni a favore della famiglia di Bruno è stato aperto. "In data 22/01/2018 - recita l'annuncio pubblicato sulla pagina Facebook 'Sei di Pergine se..'a causa di un grave incidente sugli sci, è venuto a mancare l'Ass. C. Paoli Bruno della Sottosezione Polstrada di Trento. Lascia tre figli piccoli e la moglie (casalinga). Abbiamo aperto un conto corrente intestato alla moglie Alberini Marta. Mettetevi una mano sul cuore e fate una donazione, libera, per aiutare la famiglia. Bruno ringrazia".

 

La famiglia, la comunità di Sant'Orsola in Val dei Mocheni e i colleghi si stringono in un abbraccio, nella speranza che lo spirito solidale trentino manifesti il suo sostegno. Tanti i messaggi di cordoglio sulla pagina Facebook di Bruno Paoli. Particolarmente toccanti le parole di un collega, che esprime pienamente il vuoto lasciato dal poliziotto: "Caro Bruno, sono le 4 di mattina e non riesco a darmi una ragione che tra 4 ore varcherò la porta della caserma guarderò il tuo ufficio e vedrò la sedia vuota. (...) Caro Bruno come faccio a non ricordare quando morì mio padre a Mantova, tornai a casa per le 19 e ti trovai da basso con mia moglie che mi aspettavi. Non mi dicesti nulla, mi desti un abbraccio che quasi mi soffocò, mi guardasti negl'occhi e mi dicesti...forza mazzinga e per qualsiasi cosa chiamami. (...) Caro Bruno hai davvero aiutato tante persone, come sindacalista, collega e amico. Non possiamo che dirti grazie. Domenica quando sono venuto in ospedale per state vicino a Marta ho fatto davvero tanta fatica, perché quel luogo mi ricorda solo dolore, ma a te non potevo esimermi, perché era il minimo che potessi fare caro Bruno. Ora sei lassù, e ti prego salutami chi sai tu, proteggi Marta ed i vostri splendidi figli e ricordati di noi colleghi rompi palle. Lo sai io sono un orso che non manifesta ciò che realmente prova ma ogni giorno che passerò davanti al tuo ufficio ti prometto riserverò un pensiero per te. Riposa in pace caro amico mio, ti mando un grosso abbraccio e credimi ci mancherai, mi mancherai. Ciao Bruno".

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