Ondate di caldo nei luoghi di lavoro: tra temperature in salita e malori, il sindacato contro la Pat: "Servono ordinanze, non solo linee guida”
Per il sindacato le linee guida non bastano, bisogna emettere delle ordinanze che sanciscano la sospensione delle attività lavorative all'aperto (in particolare cantieri edili e cave) e in alcuni casi anche al chiuso, al superamento delle temperature stabilite da Inail, Inps e organismi internazionali. "Il valore di riferimento – spiega Mastrogiuseppe - è quello dei 35 gradi, oppure temperature inferiori se con tasso di umidità elevato"

TRENTO. “E' incomprensibile che la Provincia non voglia emettere delle ordinanze per sospendere l’attività lavorativa nelle ore più calde e critiche della giornata”. Giampaolo Mastrogiuseppe, segretario generale della Fillea Cgil del Trentino (sindacato di riferimento per edilizia, lapidei e industria del legno) interviene sul tema delle ondate di caldo e i rischi che ci sono nei luoghi di lavoro.
Nei giorni scorsi la Pat ha pubblicato delle linee guida (QUI L'ARTICOLO) che contengono indicazioni puntuali e raccomandazioni operative per fornire a imprese, lavoratori e professionisti della prevenzione strumenti concreti per affrontare uno dei rischi emergenti più significativi negli ambienti di lavoro. Questo, però, per il sindacato non basta e il tema è tornato a far discutere dopo il primo malore dovuto al caldo in Trentino che ha colpito una donna mentre lavorava nei campi.
“Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: le linee guida non bastano, bisogna emettere delle ordinanze che sanciscano la sospensione delle attività lavorative all'aperto (in particolare cantieri edili e cave) e in alcuni casi anche al chiuso, al superamento delle temperature stabilite da Inail, Inps e organismi internazionali. Il valore di riferimento – spiega Mastrogiuseppe - è quello dei 35 gradi, oppure temperature inferiori se con tasso di umidità elevato: esattamente come è il caso di questi giorni”.
Senza ordinanze, spiega il sindacato, l'attività lavorativa non verrà sospesa. “Questa giunta ma anche i maggiori Comuni della parte a bassa quota del Trentino – viene spiegato - continuano a far finta che il problema sia esclusivamente dei lavoratori. Questo è paradossale anche perché tutti gli altri territori italiani hanno già provveduto con ordinanze specifiche. Per limitarci alle nostre 'vicine', sono già intervenute Lombardia, Veneto e Friuli - Venezia Giulia. Territori, peraltro – conclude il segretario generale della Fillea Cgil del Trentino - caratterizzati dallo stesso colore politico del governo Trentino, ma evidentemente più sensibili nei confronti dei lavoratori”.













