"Rischio calore nelle fabbriche, la priorità non dev'essere la produttività ma la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori: non bastano più raccomandazioni generiche"
Il coordinamento industria Cisl del Trentino alza la voce: "È necessario alzare il livello di attenzione in tutti i luoghi di lavoro, a partire dai reparti produttivi più esposti"

TRENTO. Dopo il primo picco di temperature registrato a fine maggio, il Trentino sta affrontando una seconda ondata di calore più intensa e prolungata e che proseguirà anche nei prossimi giorni: per il Coordinamento Industria Cisl del Trentino è quindi necessario alzare il livello di attenzione in tutti i luoghi di lavoro, a partire dai reparti produttivi più esposti.
Il settore manifatturiero, sostiene il sindacato, non può essere considerato marginale rispetto al rischio calore.
"Le recenti Linee di indirizzo della Provincia autonoma di Trento rappresentano un lavoro utile e qualificato, che ha il merito di riportare il rischio calore dentro la prevenzione aziendale. Resta però una criticità rilevante: gli ambienti chiusi, confinati o fortemente condizionati dal caldo esterno ricevono ancora un’attenzione insufficiente. Mancano indicazioni specifiche, semplici e operative per il monitoraggio nei reparti manifatturieri e manca soprattutto una chiara definizione delle stop policy, cioè delle condizioni nelle quali il lavoro deve essere rallentato o sospeso quando le misure tecniche e organizzative non sono più sufficienti a garantire sicurezza".
"Per questo - prosegue il coordinamento - chiediamo alle associazioni datoriali, alle istituzioni e anche all’Inps provinciale un richiamo collegiale alle imprese. Nelle aziende non condizionate o non adeguatamente mitigate, nelle ore più calde delle ondate di calore, la sospensione dell’attività deve essere valutata come misura di prevenzione. La cassa integrazione per eventi meteo è prevista e non può restare uno strumento solo teorico: servono indicazioni chiare alle imprese su condizioni di utilizzo, modalità operative e documentazione necessaria. La tutela della salute deve venire prima della continuità produttiva, anche perché il caldo compromette comunque produttività, attenzione e sicurezza".
Altro tema caro al sindacato è quello della tutela, in questo senso delle lavoratrici che "pur meno numerose nel campione, manifestano un’incidenza di sintomi significativamente più elevata rispetto agli uomini. Inoltre la presenza di fattori soggettivi di rischio risulta mediamente associata a una maggiore sintomatologia. Questo conferma l’importanza di una sorveglianza sanitaria specifica per il rischio calore, non sempre effettivamente attivata, e la necessità di misure mirate per i lavoratori più esposti per caratteristiche personali, condizioni di salute o mansione".
"L’obiettivo - conclude il coordinamento industria Cisl del Trentino - non è fermare le imprese, ma prevenire situazioni evitabili: quando il caldo diventa un rischio, la sicurezza deve prevalere".












