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22 giugno | 17:08

Un muro divide uomini e donne in spiaggia, un caso unico in Italia. Il sindaco dopo la lite e le critiche: "La storia e le peculiarità della mia Trieste non si discutono"

Una discussione tra turisti e bagnanti riporta sotto i riflettori il “Pedocìn”, l’unico stabilimento balneare in Italia dove uomini e donne sono separati da un muro. Una tradizione, quella della spiaggia triestina, che divide sia i sessi, che l’opinione pubblica: non mancano infatti i turisti che vedono questa caratteristica del sito come “un’anomalia ferma al Medioevo". A seguito di una lite avvenuta negli scorsi giorni, è intervenuto sui social anche il sindaco Roberto Dipiazza: “La storia e le peculiarità della mia Trieste non si discutono”

di Margherita Tomadini

TRIESTE. C’è chi lo considera un simbolo identitario di Trieste e chi, invece, tra i turisti, lo definisce “un’anomalia ferma al Medioevo”. Eppure, il bagno comunale “La Lanterna”, conosciuto da tutti come Pedocìn, continua a resistere al tempo, rimanendo l’unico stabilimento balneare in Italia – e probabilmente anche in Europa – in cui uomini e donne, secondo il regolamento, prendono il sole separati da un muro.

 

La sua “divisoria particolarità” torna anche quest’estate al centro del dibattito. Essenzialmente, da una parte c’è chi vede nella divisione tra i generi un retaggio ormai incompatibile con una società moderna e inclusiva; dall’altra, i frequentatori abituali rivendicano quella separazione come una libera scelta, una tradizione del posto e uno spazio di tranquillità che continua ad avere un senso. Anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza a favore di quest'ultima posizione, si schiera apertamente, condividendo sui social la sua opinione: “La storia e le peculiarità della mia Triste non di discutono”.

 

“Nonostante l’origine del Pedocìn sia incerta, la nascita dello stabilimento viene convenzionalmente fissata tra il 1903 e il 1908, negli anni di grande espansione urbanistica della città. Nello stesso periodo veniva inaugurato anche il Bagno Militare, poi noto come Bagno Savoia - spiega a Il Dolomiti Zeno Saracino, storico e giornalista triestino -. Il Bagno Lanterna era, fin dall’inizio, classificata come la spiaggia delle classi popolari. Una semplice distesa priva di qualsiasi servizio: chi arrivava doveva persino portarsi da casa un chiodo da piantare nella struttura per appendere i propri vestiti”. 

 

Con il passare del tempo però il Pedocìn è diventato uno dei simboli più autentici della “triestinità”: soprannominato col termine dialettale per intendere “pidocchio” (forse per la quantità di gente ammassata sul piccolo fazzoletto di spiaggia triestina), per decenni, fino circa agli anni Ottanta. Ad oggi, l’ingresso costa solamente un euro e venti centesimi, una cifra volutamente simbolica, paragonabile al prezzo di un biglietto dell’autobus. 

 

A riportare il Pedocìn al centro dell’attenzione è stato un episodio avvenuto pochi giorni fa, durante il pomeriggio di sabato 20 giugno: una coppia di turisti è entrata nello stabilimento e si è sistemata nella zona maschile. A richiamare la loro attenzione è stata una bagnante triestina cinquantenne che, in quel momento, si trovava proprio nel settore degli uomini insieme al marito per assistere il figlio con disabilità, una delle eccezioni previste e accettate dal regolamento. 

 

La donna voleva semplicemente ricordare e far notare la regola tradizionalmente in vigore da oltre un secolo: uomini da una parte, donne dall’altra. Poi, secondo la ricostruzione dell'accaduto, da quel momento sarebbe nata un’accesa discussione. Per chi frequenta abitualmente il Pedocìn quella divisione è però qualcosa di più che noto e consolidato ormai: uomini e donne entrano da ingressi separati e si incontrano soltanto in acqua, oltre le boe che delimitano le due aree. 

 

La separazione tra uomini e donne affonda le sue radici nell’epoca asburgica - spiega ancora l'esperto Zeno Saracino -. La divisione derivava dalla legislazione austro-ungarica, che puniva severamente gli atti ritenuti contrari alla pubblica decenza. Spiagge separate per uomini e donne erano diffuse e la consuetudine anche in altre parti d’Europa, soprattutto in Germania e nei Paesi del Nord”. 

 

Con il passare dei decenni quasi tutte sono scomparse. Il Pedocìn, invece, è rimasto. E non per semplice inerzia: negli anni Cinquanta qualcuno propose di abbattere il muro, sostenendo che una spiaggia unificata avrebbe attirato più persone e favorito il turismo. Ma una consultazione informale tra i cittadini diede un risultato sorprendente: la maggioranza dei triestini, soprattutto rappresentata da un cospicuo numero di donne, preferiva conservare quella caratteristica. 

 

È proprio qui quindi che si concentra il dibattito: per i critici e per le critiche che ogni anno lo stabilimento riceve, la separazione tra uomini e donne rappresenta una forma di discriminazione che non ha più ragione di esistere in una società che punta all’uguaglianza e all’inclusione. Però, chi d’altra parte frequenta abitualmente lo stabilimento "La Lanterna", respinge questa interpretazione: per molti il muro non è simbolo di chiusura o bigottismo, ma semplicemente e piuttosto, un’alternativa alle numerose spiagge miste presenti sul territorio.

 

Molte donne, anziani e famiglie raccontano di sentirsi più liberi e tranquilli in un ambiente separato, dove la privacy e la serenità sono parte integrante dell’esperienza. E, forse è giusto ricordare che nessuno è obbligato a scegliere di recarsi in quello stabilimento: chi preferisce una spiaggia tradizionale ha a disposizione decine di altre possibilità. 

 

Il Pedocìn continua così a dividere l’opinione pubblica proprio come divide fisicamente la spiaggia. Per alcuni rappresenta un pezzo di storia che merita di essere preservato; per altri è un simbolo di un passato che dovrebbe essere definitivamente superato. Forse però, la risposta non sta nello stabilire quale delle due visioni sia quella giusta, ma nel riconoscere che esistono modi diversi di intendere la convivenza, la libertà, il valore delle tradizioni. 

 

Il Pedocìn, oggi, non impedisce l’esistenza delle spiagge miste, ma offre semplicemente una possibilità diversa, un’alternativa. Ed è probabilmente questa la ragione per cui, a oltre cent’anni dalla sua costruzione, continua a suscitare discussioni, ma anche ad essere scelto da parecchie e parecchi. 

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