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Bolzano
28 luglio | 13:18

Per la Lega è ''segregazione'' e urla allo scandalo ma "l'ora del burkini" in realtà è l'ora delle donne: il racconto di chi in piscina c'era (e si è divertito)

Un'ora a settimana dedicata alle donne al Lido di Salorno ha scatenato una settimana di polemiche politiche. Ma chi c'era racconta una storia molto più semplice: un bagno, due chiacchiere, la libertà di scegliere

SALORNO. Trenta donne di diversa origine e religione, un bagno, qualche chiacchiera. Dovrebbe finire qui, la storia di ieri sera al Lido di Salorno.

 

E invece, da una settimana, la vicenda non fa che allargarsi, gonfiarsi, riempirsi di voci che con quell'ora di piscina hanno poco a che fare.

 

Partiamo dai fatti, quelli veri, quelli che nessuno può manipolare: dal 27 luglio, ogni lunedì dalle 18.30 alle 19.30, dopo la chiusura ordinaria, il Lido di Salorno apre le porte a un gruppo di donne, in collaborazione con l'associazione interculturale Armonia. Chi vuole può indossare il burkini.

 

Chi non vuole, un costume normale. Punto. Nessun obbligo, nessuna imposizione, nessuna "legge islamica" calata dall'alto: solo un'ora, a settimana, pensata perché anche chi finora non si era mai sentita libera di andare al lido potesse provarci.

 

"Un giorno c'è la Zumba sul prato, un altro i ragazzi del beach volley, poi i corsi di nuoto per bambini – ha dichiarato il gestore della struttura, Luca Lechthaler - Quando questa associazione mi ha chiesto un'ora il lunedì da dedicare a un corso di nuoto femminile ho acconsentito. Cosa avrei dovuto fare?". Un racconto nel quale c'è più stanchezza che altro: da giorni riceve recensioni negative, insulti, accuse. "Tutto per un'ora alla settimana, dopo l'orario di chiusura. Davvero non riesco a capire".

 

Il sindaco Roland Lazzeri, dal canto suo, non si scompone: il gestore ha carta bianca, può fare ciò che ritiene giusto, esattamente come per qualunque altra associazione del territorio. Ma la logica, si sa, in queste storie conta poco.

 

È bastato l'annuncio perché la Lega gridasse alla "segregazione", al "salto indietro nel tempo", alla resa di fronte a "un modello che richiama la separazione tra uomini e donne". Ieri sera, davanti al lido, gli attivisti del Carroccio si sono presentati con gli striscioni, accompagnati da qualche abitante e, poco distanti, da due persone con un cartello di Forza Nuova.

 

E poi sono arrivate le donne. Qualcuna con il velo, altre no, tutte con le infradito e la borsa in mano, come quando si va al mare.

 

"Non abbiamo mai detto che fosse riservata solo alle donne di fede musulmana - chiarisce Fatima Ziani, del gruppo Armonia ricordando che in ogni caso, si parla di un'ora di libertà che, per alcune, è fondamentale - Per molte non è ancora facile mescolarsi. Gli sguardi di un paese di provincia e le parole alle spalle fanno male. Il nostro obiettivo è dare fiducia a queste donne e farle sentire a proprio agio".

 

E una delle donne presenti e partecipanti racconta forse la cosa più semplice, e più disarmante, di tutta questa storia: non è successo niente.

 

Erano una trentina, la Lega quando sono arrivate aveva già finito quello che doveva fare, i giornalisti hanno chiesto una foto di gruppo, e poi tutte dentro, un tuffo, due chiacchiere.

 

"Il fatto di pensare di andare lì un'ora senza il casino, senza figli, senza mariti o compagni, con la piscina tutta per noi, non è male per niente", racconta.

 

Quello che colpisce lei, più di ogni polemica, è aver visto tante donne musulmane e non musulmane unirsi all'iniziativa proprio in questi giorni: un modo, dice, per rispondere con i fatti a chi ha gridato allo scandalo per un "non notizia", come la definisce lei senza troppi giri di parole.

 

Perché di questo si tratta, in fondo: un'ora di normalità trasformata in un caso nazionale. Mentre fuori dai cancelli si discute di patriarcato, emancipazione, diritti delle donne calpestati o conquistati, dentro la piscina qualcuno nuota, ride, si toglie di dosso lo sguardo giudicante che si porta addosso tutti gli altri giorni della settimana.

 

Non tutti, tra l'altro, guardano a questa storia con gli stessi occhi della Lega. "Vogliamo mostrare solidarietà a questa associazione che ha cercato di creare un'iniziativa per includere le donne", spiega Silvia Pomella, vicesegretaria dei Giovani Democratici, che all'ora dedicata ha partecipato di persona insieme a un gruppo di amiche.

 

A raccogliere il filo del discorso, questa mattina, è arrivata anche la Commissione Provinciale Pari Opportunità per le donne, con Ulrike Oberhammer e Nadia Mazzardis. Il comunicato non usa mezzi termini: "Il corpo delle donne non può continuare a essere terreno di scontro ideologico". La Commissione ricorda che "non molti decenni fa le donne venivano sanzionate perché indossavano il bikini", e che i cambiamenti culturali "non si impongono con divieti o campagne di contrapposizione". Per un'ora di piscina condivisa, scrivono, si rischia di produrre l'effetto opposto a quello sperato: "esporle al giudizio sociale e, in molti casi, scoraggiarle o addirittura impedire loro di usufruirne". Il comunicato si chiude con una frase che vale la pena riportare per intero: "La libertà delle donne non si difende decidendo come debbano vestirsi. Si difende mettendole nelle condizioni di scegliere".

 

La replica della Lega non si è fatta attendere. In una nota firmata da Carmen D'Angelo, responsabile Lega Bassa Atesina, il carroccio rivolge alla Commissione Pari Opportunità una serie di domande pubbliche: se tutte le componenti condividano la posizione della presidente, se il principio delle pari opportunità debba valere "con lo stesso equilibrio" anche per gli uomini, se la Commissione sia pronta a intervenire anche di fronte a dichiarazioni ritenute offensive verso il genere maschile. "Le pari opportunità devono tutelare tutti, senza doppi standard", conclude la nota.

 

Resta il fatto che, mentre a distanza ci si scambia accuse, comunicati e domande retoriche, ieri sera in quella piscina non c'era nessuno scontro.

 

C'era, semmai, un gruppo di donne a cui per un'ora a settimana viene lasciata una vasca, e la libertà di scegliere come starci dentro.
 

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