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Bolzano
19 giugno | 20:59

Giro di vite sui locali, la notte altoatesina rischia di spegnersi: "Così facciamo scappare i giovani. E non si può dare tutta la colpa ai gestori e mettere i sigilli"

Dopo i provvedimenti contro discoteche e bar a Gargazzone, Bressanone, Merano e Bolzano, i gestori protestano per le chiusure. E la politica si spacca: "La sicurezza si fa con la vita, non spegnendo la musica. E' giusto rispettare le regole, ma diciamo no a chiusure puramente punitive 

BOLZANO. Il primo ad essere stato colpito era stato L'Après, a Gargazzone.  Una discoteca chiusa per 30 giorni per motivi di sicurezza, e l'accusa pesantissima che pendeva sui gestori: in quel locale si vende alcool ai minori, quindi serrande abbassate per un mese.

 

Il team della discoteca però aveva alzato la voce, chiarendo l'accaduto e sottolineando che quello era stato “un episodio in cui abbiamo agito con puro senso di responsabilità e si è ora trasformato nella nostra condanna. Una minorenne è entrata nel locale già ubriaca e il nostro personale non ha esitato un solo secondo ad intervenire: ha dimostrato senso civico e ha chiamato la Croce Bianca per aiutare la ragazza. Che proprio questo gesto di aiuto sia ora il motivo della nostra chiusura ci sembra una punizione per aver fatto la cosa giusta” raccontavano nel mese di aprile (proprio l'articolo nel quale abbiamo raccontato l'accaduto”.

 

“Non accetteremo tutto questo senza reagire. Speriamo che capiate che non stiamo lottando solo per un locale, ma per un’intera cultura che rischia di spegnersi definitivamente”, diceva il Team del locale a aprile, come avevamo riportato in questo articolo.

 

Un urlo che non è rimasto isolato, anzi, che si è diffuso. Si è diffuso nei piccoli locali del centro di Bolzano, e poi via a cascata, la discoteca Max di Bressanone, ed un locale di musica dal vivo a Merano.

 

Rifletteremo su se proseguire o meno la nostra attività – dichiarano i gestori del Max, dopo aver subito uno stop di 15 giorni ed aver annullato diversi eventi importanti e costosi. “Noi così perdiamo denaro. Vogliamo continuare, ma ci stiamo chiedendo se ne valga veramente la pena”.

 

Perché ogni chiusura vuole perdere del denaro, e tanto. Gli artisti vengono prenotati e pagati e se la serata non si tiene per motivi altri, quel denaro non te lo ridà nessuno. E se le chiusure avvengono, come tanti casi, per “motivi precauzionali”, i gestori si

trovano a dover prendere decisioni, a dover decidere se valga la pena tenere aperto.

 

E adesso la situazione preoccupa anche la politica: perché la sicurezza viene prima di tutto, questo è certo, ma non bisogna esagerare o la vita notturna e sociale andrà a morire. E la diretta conseguenza è la fuga a gambe levate dei giovani.

 

“E' necessaria una riflessione di fondo sul rapporto tra rispetto delle regole, offerta per il tempo libero e sicurezza – dichiara infatti il consigliere provinciale Alex Ploner, del che ora chiede un cambio di prospettiva ed un percorso condiviso.

Ploner, che vanta una lunga esperienza nel settore dell’organizzazione di eventi, avverte: “Quando si decide di spegnere la musica, cade il silenzio. Ogni luogo di aggregazione che perdiamo significa meno spazi d’incontro per i giovani, meno diversità culturale e meno opportunità per artiste e artisti locali. In tutta questo dibattito non si parla soltanto della vita notturna nelle discoteche o nei locali, ma della scena degli eventi nel suo complesso. Ciò che oggi viene perso, domani difficilmente potrà essere ricostruito”.

 

“Naturalmente le disposizioni di legge devono essere rispettate - prosegue Ploner, - dalla tutela dei minori ai limiti di rumore. Tuttavia, l’applicazione delle norme non deve trasformarsi in una logica puramente punitiva che colpisce intere attività senza osservare il necessario equilibrio fra le parti coinvolte, con conseguenze per i gestori, i lavoratori, gli operatori culturali e migliaia di clienti responsabili”, sostiene il Team K.

 

A commentare l'accaduto è anche Manuel Nardo, consigliere comunale bolzanino di Forza Italia e gestore della discoteca Mirò di Bolzano.

 

“L'articolo 100 del TULPS purtroppo è una legge che dovrebbe essere rivista e superata, perché addossa ai gestori dei locali delle responsabilità anche fuori dalla propria pertinenza. Io sono pienamente d'accordo sul fatto che i locali debbano essere sicuri – dichiara Nardo -. serve, ad esempio, un servizio di security efficiente che non faccia entrare chiunque. Già con la selezione all'ingresso fatta bene si elimina il 90% dei problemi. Però dall'altra parte ci vuole una responsabilità chiara degli esercenti per quello che succede all'interno dei propri confini. Se nelle immediate vicinanze succede qualcosa, bisogna andare a fondo, capire cos'è accaduto e chi siano i responsabili, e non dare una chiusura temporanea a un locale. Se un malintenzionato che magari è stato anche allontanato dal locale, combina guai fuori, non può essere colpa del gestore”.

 

“A Bolzano lo diciamo da tempo che senza vita anche notturna una città muore e siamo sempre stati disposti a sederci a dei tavoli di lavoro con tutti gli attori, dal sindaco alle forze dell'ordine, per capire insieme come affrontare questi problemi. Facciamolo”, conclude Nardo.

 

“Dove manca la vita si sviluppano insicurezza, vandalismo e microcriminalità. La sicurezza si crea dove le persone sono presenti e utilizzano gli spazi pubblici. Garantire la sicurezza nelle piazze e nelle strade è compito delle forze dell’ordine. Da parte sua, il settore degli eventi negli ultimi anni ha fatto i propri compiti a casa e si è assunto le proprie responsabilità. Gli addetti alla sicurezza fanno ormai parte della dotazione di base di qualsiasi manifestazione e locale notturno”, è convinto Alex Ploner.

 

“Stiamo perdendo i nostri giovani e questo è drammatico. Oltre agli elevati costi dell’abitare e ai bassi salari, anche la noia crescente spinge molti giovani a lasciare il territorio. Abbiamo bisogno di più possibilità di svago e di uscita, non di meno. L’Alto Adige ha bisogno di città vive, sicure e aperte, non di luoghi che si spengono la sera. Perché la sicurezza non nasce dal vuoto, ma dalla vita, dagli incontri e dalla cultura”, avverte in conclusione il consigliere provinciale del Team K, Paul Köllensperger.

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