“Le telecamere parlano chiaro: a quella ragazza non abbiamo servito nulla, era già ubriaca quando è arrivata". Dopo i sigilli, l’Après Club si difende
I gestori del locale di Gargazzone non accettano lo stop di 30 giorni: "La minorenne è arrivata già alterata dall'alcol, noi abbiamo solo chiamato i soccorsi per aiutarla. Trasformare un atto di responsabilità in una condanna è un segnale pericoloso per tutta la vita notturna"

GARGAZZONE. “Ci troviamo davanti alle macerie del nostro lavoro e siamo senza parole. La ragazza è arrivata da noi già ubriaca e noi non le abbiamo servito nulla da bere”.
A parlare è il team dell'Après Club di Gargazzone, noto locale altoatesino, chiuso per 30 giorni su disposizione del Questore di Bolzano dopo che una ragazza minorenne, alterata dall'alcol, ha accusato un malore all'interno del locale. (QUI l'articolo nel quale abbiamo raccontato la vicenda)
“Un episodio in cui abbiamo agito con puro senso di responsabilità si è ora trasformato nella nostra condanna”, spiegano i portavoce del locale che ora forniscono la loro versione.
“La minorenne è arrivata da noi già sotto effetto dell’alcol – ribadiscono dall'Après - Abbiamo analizzato le registrazioni delle telecamere dell’intera serata e possiamo confermare con assoluta certezza: da parte nostra non le è stata servita neanche una goccia di alcol. Il nostro team non ha esitato un solo secondo, ha dimostrato senso civico e ha chiamato la Croce Bianca per aiutare la ragazza. Che proprio questo gesto di aiuto sia ora il motivo della nostra chiusura ci sembra una punizione per aver fatto la cosa giusta”, aggiungono.
Una chiusura che non viene accettata dunque e che delude profondamente chi lavora nel locale e chi lo gestisce. “Lo vediamo tutti: la vita notturna in Alto Adige sta scomparendo. Eppure continuiamo a investire il 100% del nostro tempo, della nostra energia e della nostra passione per esserci per i nostri clienti – dichiara il team - Non vogliamo che i giovani non abbiano più un luogo dove poter semplicemente essere giovani. Lottiamo ogni giorno per offrire questo spazio. Facciamo tutto il possibile per garantire un ambiente sicuro al 100%, ma se ci vengono legate le mani proprio quando aiutiamo e se veniamo puniti nonostante ci assumiamo le nostre responsabilità, allora nasce la domanda amara su come possa sopravvivere la vita notturna in Alto Adige in queste condizioni”.
“Non accetteremo tutto questo senza reagire e siamo attualmente in stretto contatto con le autorità, la politica e i nostri avvocati per opporci a questa decisione e chiarire la situazione, poiché non è accettabile che prestare aiuto diventi una minaccia per la nostra esistenza – aggiungono dall'Après Club - Grazie a tutti coloro che ci stanno accanto in questo momento difficile. Speriamo che capiate che non stiamo lottando solo per un locale, ma per un’intera cultura che rischia di spegnersi definitivamente”.












