Caldo e sicurezza sul lavoro, i sindacati: "Servono ordinanze". Ance: "Imprese devono tutelare lavoratori". Coldiretti: "Importanti gestione orari e linee guida". Il punto
L'ondata di caldo riaccende il dibattito sulla sicurezza dei lavoratori più esposti. Cgil, Cisl e Uil: "Linee guida non sufficienti a mettere al sicuro la salute e a prevenire in modo efficace il rischio di colpi di calore". Il presidente di Ance Roberto Oss Emer: "Le imprese, a prescindere dalle linee guida, hanno il dovere e l'interesse di tutelare la salute dei loro lavoratori". Gianluca Barbacovi (Coldiretti): "Per il comparto agricolo la gestione del lavoro è possibile: per evitare di esporsi le attività vengono svolte principalmente al mattino presto e nel tardo pomeriggio. Naturalmente l'invito è sempre quello ad attenersi alle linee guida"

TRENTO. Temperature elevate e un'ondata di grande caldo partita in anticipo rispetto agli anni scorsi riportano al centro il tema della sicurezza sul lavoro: se da una parte Cgil, Cisl e Uil chiedono ordinanze che fermino le attività nelle ore più calde, dall'altra edilizia e agricoltura invitano a seguire con attenzione linee guida e protocolli per proteggere la salute dei lavoratori più esposti.
"Contrasto del rischio calore per i lavoratori: basta tentennamenti, servono ordinanze". Questa la dura presa di posizione congiunta dei sindacati che – dopo l'allerta gialla diramata dalla Protezione Civile per le temperature roventi e l'aggiornamento delle linee guida provinciali per la sicurezza sul lavoro in presenza di alte temperature (QUI ARTICOLO) – hanno scelto di scrivere direttamente al presidente Maurizio Fugatti e al suo vice Achille Spinelli, oltre che al presidente del Consiglio delle autonomie locali Michele Cereghini, per sollecitare l'adozione di ordinanze che fermino le attività lavorative negli orari più critici e nei settori più a rischio.
"Le linee guida adottate dalla Giunta – scrivono le sigle – rappresentano un punto di partenza utile e uno strumento essenziale per veicolare corrette informazioni sul tema, però non sono sufficienti a mettere al sicuro la salute delle lavoratrici e dei lavoratori e a prevenire in modo efficace il rischio di colpi di calore".
Ad essere ritenuto "indispensabile" è infatti che alle linee guida segua, da parte della Provincia e di tutte le Amministrazioni comunali, ognuno per quanto di competenza, l’emanazione di ordinanze che intimino il blocco dell’attività lavorativa nelle ore più calde della giornata, in genere comprese tra le 12,30 e le 16 per il personale impegnato in attività fisica intensa o in lavorazioni esposte al sole.
Poi ad essere indicati sono i settori più interessati dal rischio: agricoltura, edilizia, florovivaismo, cave, logistica di piazzale, consegne urbane (riders, ndr), manutenzione stradale e ferroviaria, igiene ambientale, comparto forestale, ambienti confinati privi di adeguata ventilazione o sistemi di raffrescamento”.
"Per le confederazioni senza l’assunzione di un provvedimento obbligatorio – proseguono Cgil, Cisl e Uil – le linee guida rischiano di limitarsi ad un appello al buon senso e alla sensibilità dei datori di lavoro, spostando addirittura parte della responsabilità della prevenzione su preposti e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza che, in quanto dipendenti, sono in evidente condizione di subordinazione”.
Ad oggi, spiegano le sigle, sono diciotto le regioni italiane che hanno emesso delle ordinanze e l’utilità della scelta è confermata anche da uno studio realizzato nell’ambito di Worklimate da ricercatori di Cnr e Inail. "In riferimento all’estate 2024 – si legge – questo segnala una netta e indiscutibile riduzione del tasso di infortuni sul lavoro nelle regioni che avevano adottato le ordinanze. Nel settore edile questa riduzione è stata del 21,9% rispetto alle regioni prive di ordinanza, nel settore agricolo di circa il 25%. L’auspicio è che Provincia e Comuni prendano atto della situazione e intervengano".
Sulla situazione, interpellati da il Dolomiti, sono intervenuti il nuovo presidente dell'associazione trentina dell'edilizia Roberto Oss Emer e, per quanto riguarda il comparto agricolo, il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi.
"Se ci sono delle linee guida è evidente che queste debbano essere seguite. È chiaro – specifica Oss Emer – che le imprese in generale, a prescindere dalle linee guida, hanno il dovere e al contempo l'interesse di tutelare la salute dei loro lavoratori che sono un patrimonio per l'azienda, e anche quelli che mandano avanti il settore. Subentra necessariamente anche un discorso di responsabilità, tenendo conto anche del fatto che quest'anno l'eccezionalità è che il grande caldo è arrivato circa un mese prima rispetto agli altri anni, alla luce delle condizioni climatiche che si registrano".
Sulla stessa lunghezza d'onda è anche Coldiretti, attraverso le parole di Gianluca Barbacovi, che specifica però come i lavoratori agricoli abbiano una maggiore predisposizione a "gestire" il lavoro nei campi concentrando le attività nelle ore meno calde della giornata.
"È evidente che questo grande caldo è arrivato in anticipo rispetto magari ad altre estati – osserva – ma per quanto riguarda i lavoratori del comparto agricolo si può dire che la gestione del lavoro sia tendenzialmente possibile: questo perché, proprio per evitare di esporsi troppo ai rischi del calore, le attività vengono svolte principalmente al mattino presto e nel tardo pomeriggio. Naturalmente, sembra scontato dirlo, l'invito è sempre quello ad attenersi alle linee guida per la tutela della propria salute".












