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''Cadorna e Graziani sacrificarono la vita di migliaia di Italiani. I loro nomi togliamoli da vie e piazze''

Un appello, firmato da Bruno, Arci, Anpi e comitati per la pace chiede anche una lapide a ricordo delle donne che scesero in piazza rischiando il carcere o il campo di internamento per cercare di salvare i loro figli, fratelli o mariti dall’arruolamento

Pubblicato il - 28 maggio 2018 - 17:07

TRENTO. Cento anni dalla conclusione del primo conflitto mondiale: "Crediamo che questa ricorrenza vada commemorata e non celebrata, perché di per sé nessuna guerra va celebrata, e nel caso del primo conflitto tutti i paesi coinvolti, non escluse l’Italia e l'Austria-Ungheria, furono responsabili di una guerra d’aggressione".

 

Una guerra, ricordano gli estensori di questo appello, "nella quale si sacrificarono milioni di vite umane con lo scopo di conquistare nuovi territori e nuovi mercati, ponendo fatalmente le basi per una seconda carneficina mondiale", quella che seguì di lì a poco della Seconda guerra mondiale.

 

"Crediamo che occorra costruire una memoria pubblica di quanto avvenne cent’anni fa ancorata ai fatti storici e non alle mitologie nazionaliste. Crediamo sia giusto farlo anche attraverso la toponomastica e gli arredi urbani, forme visibili e tangibili della memoria di una comunità, quando non sono anche cariche di finalità pedagogiche".

 

Lo scrivono il Centro sociale Bruno, il circolo Arci Ugo Winkler di Brentonico, e Anpi Alto Garda e Ledro-sezione Luciano Baroni. Ma sottoscrivono il testo anche le associazioni partigiane di  Rovereto e tutta l'Anpi del Trentino, a cui si aggiungono i circoli Arci di Avio e Ala e il Cafè de la Paix, il progetto Un territorio due fronti, il Coordinamento Studenti Medi, Social Catena e il Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto.

 

E questa è la proposta: "Ad oggi la nostra toponomastica presenta ancora vie e piazze dedicate al generale Andrea Graziani, che interpretò il proprio ruolo di comando con particolare ferocia, e al generale Luigi Cadorna, che diede ordini che consentivano di fucilare soldati responsabili di insubordinazione, proteste o tentativi di diserzione e che di fronte al disastro di Caporetto anziché assumersi le proprie responsabilità preferì accusare della disfatta i soldati che combattevano e morivano in prima linea".

 

"Non intendiamo certo rimuovere da vie e piazze il ricordo di quanti per obbedienza, senso del dovere, o per convinzioni ideali o ideologiche combatterono volontariamente dall'una come dall'altra parte del fronte. Non intendiamo neppure accendere una discussione sulle capacità strategico-tattiche dei singoli ufficiali", affermano i sottoscrittori di questo documento.

 

Intendono però "coordinare e sostenere l’azione delle associazioni e dei singoli che nella nostra provincia si impegnano per espellere dalla nostra toponomastica i nomi di Graziani e di Cadorna. Limitandosi a questi due soli personaggi, l'operazione assume il valore di un gesto simbolico che non vuol mettere in discussione l'intero universo odonomastico legato alla Grande guerra e al suo mito, ma, in assenza di una legge apposita, offrire un riconoscimento e una riabilitazione alle vittime delle fucilazioni sommarie".

 

"Vorremmo inoltre - continua l'appello - che questa nostra attiva riflessione sulla memoria pubblica della nostra terra, così crudelmente straziata dalla guerra di cento anni fa, culminasse con la realizzazione di una lapide da porre sulla facciata del municipio di Trento".

 

"Oggi essa presenta già due lapidi, una dedicata a quanti morirono perché il Trentino venisse annesso all’Italia, l’altra a coloro che caddero indossando la divisa dell’Imperial-regio esercito austroungarico. Riteniamo ci sia spazio per una terza che ricordi le proteste contro la guerra a cui, in più occasioni tra il 1914 ed il 1918, diedero vita centinaia di donne trentine".

 

"Queste nostre donne scesero in piazza rischiando il carcere o il campo di internamento per cercare di salvare i loro figli, fratelli o mariti dall’arruolamento, perché stanche della fame e dei lutti prodotti dalla guerra. La loro lotta non fu in difesa di uno Stato o di un monarca, ma delle loro famiglie e delle loro comunità".

 

"Ci proponiamo pertanto di raccogliere i fondi per la realizzazione di questa lapide - concludono - che vorremmo apporre il 4 novembre 2018, invitando ad unirsi a noi tutte le associazioni indirizzo e-mail: insubordinazione2018@gmail.com) ed i singoli che condividono questo appello senza porre alcuna discriminante che non siano quelle poste dalla nostra costituzione".

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