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Costretti a lavorare in nero a pochi euro per raccogliere uva e mele. Anomalie nel 39% delle aziende visitate dalla Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza del Trentino Alto Adige ha effettuato 100 controlli ad aziende impegnate nella raccolta di mele e nella vendemmia. Ben 39 di queste aziende al loro interno avevano in tutto 131 lavoratori irregolarmente impiegati e di questi 107 completamente in “nero” e 24 percepivano salari “fuori busta”

Di G. Fin - 12 novembre 2018 - 11:59

TRENTO. Impiego illecito di manodopera , braccianti assunti in nero dalle aziende agricole dopo il contatto con intermediari abusivi e lavoratori che ricevevano pochi euro euro all'ora lavorando un'intera giornata in condizioni non sempre semplici. E' una fotografia allarmante quella che arriva dagli interventi e dal lavoro portato avanti dalla Guardia di Finanza in Trentino Alto Adige nello scovare e perseguire il lavoro nero e irregolare nel settore agricolo.

 

Dal primo di settembre al 31 ottobre di quest'anno, in soli due mesi, sono stati fatti nelle province di Trento e Bolzano 100 controlli ad aziende impegnate nella raccolta di mele e nella vendemmia. Ben 39 di queste aziende al loro interno avevano in tutto 131 lavoratori irregolarmente impiegati e di questi 107 completamente in “nero” e 24 percepivano salari “fuori busta”.

 

Il personale assunto in nero è per la maggior parte proveniente da zona extra Ue. Venticinque lavoratori da Mali, Gambia, Senegal, India, Pakistan, Marocco, Moldavia, Albania e Nigeria. Una ventina, invece dall'Unione Europea, Italia e Romania.

 

Le aziende agricole visitate dalla Guardia di Finanza hanno presentato anomalie nel 39% dei casi mentre, a fronte di 630 lavoratori controllati, è stata riscontrata una percentuale d’irregolarità pari a circa il 21% della forza lavoro (un lavoratore non in regola ogni cinque impiegati).

 

Controlli importanti sono stati portati avanti anche per quanto riguarda gli intermediari, cioè quelle società che offrono manodopera alle aziende agricole e che già in passato sono stati al centro di indagini per il caporalato.

 

Proprio con riferimento a queste ultime figure, gli accertamenti condotti hanno consentito di scovare 5 intermediari abusivi (1 persona fisica e 4 società, 2 italiane e 2 rumene), vale a dire soggetti che si occupano professionalmente di reperire manodopera per le imprese che ne hanno necessità ma che non sono iscritti all’Albo tenuto presso il Ministero del Lavoro.

 

In particolare, la persona fisica scoperta, di nazionalità macedone e con precedenti specifici di abusiva intermediazione, ha “fornito” 4 braccianti a un’azienda agricola, che li ha impiegati “in nero”. L’intermediario si faceva corrispondere 12 euro per ogni ora di lavoro prestata da ciascun dipendente, una parte dei quali venivano trattenuti a titolo di “provvigione”.

 

Per una delle due società abusive rumene, invece, è stata acquisita la copia di un contratto d’intermediazione di manodopera, concluso con un agricoltore della bassa atesina, che indicava la tariffa da “riconoscere” per ogni lavoratore “intermediato”, pari a 0,30 euro all’ora.

 

Per tutti questi soggetti è scattata la denuncia per intermediazione illecita di manodopera, reato punito con l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da 1.500 a 7.500 euro. Durante le attività svolte nelle campagne dai Finanzieri, non sono mancati i casi di lavoratori che hanno tentato di sottrarsi ai controlli, dandosi alla fuga tra i vigneti o dileguandosi nei boschi adiacenti e fingendosi cercatori di funghi.

 

 

 

 

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