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False coop: così sfruttano gli immigrati a meno di 3 euro l'ora. Zanotelli: ''Anche in Trentino situazione da tenere sotto controllo''

Gli ispettori dell'Inps negli ultimi giorni hanno individuato 15 lavoratori sfruttati da una falsa coop per un'azienda agricola del basso Trentino. Il direttore regionale dell'Inps: ''Da noi queste false cooperative operano in maniera molto raffinata con pseudo contratti e mettendo a capo della coop un extracomunitario''

Di Giuseppe Fin - 10 settembre 2018 - 06:01

TRENTO. Finte cooperative costituite allo scopo di offrire manodopera a basso costo con turni di lavoro massacranti, retribuzioni misere e la completa privazione dei diritti dei lavoratori. Un fenomeno che sempre più ha legami con le associazioni criminali che dopo essersi radicato al sud negli ultimi anni ha trovato terreno fertile anche al nord. Le vicende riportate dalle cronache in diverse regioni come l'Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto dimostrano che nessun territorio può ritenersi immune. Nemmeno il Trentino dove negli ultimi giorni gli ispettori dell'Inps hanno intercettato 15 lavoratori provenienti dall’area del Nord – Africa sfruttanti e totalmente non dichiarati dalle aziende agricole.

 

Anche in questo caso siamo difronte a finte cooperative che sfruttano la disperazione di chi, arrivato in Italia alla ricerca di una nuova vita, si ritrova in strada con una famiglia da mantenere, pronto ad accettare qualsiasi trattamento, obbligato ad accettare il massacro dei propri diritti.

 

E' bene chiarire immediatamente che il fenomeno in Trentino delle finte cooperative non può ad oggi considerarsi al pari di quello in altre zone d'Italia. Stiamo però parlando di un territorio ricco, dove la richiesta di manodopera soprattutto in agricoltura è in aumento e le finte cooperative hanno già più volte dimostrato di non voler perdersi questa occasione.

 

Lo ha dimostrato, lo scorso anno, il caso dei 25 lavoratori extracomunitari di origine indiana, pakistana e nigeriana stipati all'interno di un furgone e fermati nella campagne di Riva del Garda o quello ancora più recente dei 41 lavoratori costretti a fare volantinaggio con il Gps. Gli ispettori dell'Inps nei giorni scorsi hanno scovato alcuni lavoratori, nigeriani e marocchini, che nel basso trentino, vicino a Borghetto, venivano costretti a turni massacrati per pochi euro e per tutti erano dei fantasmi. Il lavoro certosino dell'istituto da un lato e quello delle forze dell'ordine dall'altro, sono riusciti a far venire a galla quello che stava accadendo mettendo in evidenza un fenomeno, quelle delle finte cooperative, che in Trentino sembra riuscire a fare un vero e proprio salto di qualità. “Sono cooperative furbe, lavorano su più regioni e a capo spesso vengono anche messi degli extracomunitari creando degli effetti malavitosi” spiega Marco Zanotelli alla guida della direzione regionale dell'Inps.

 

Come operano queste 'finte cooperative'? E' un fenomeno diffuso in Trentino?

Siamo davanti ad alcune prime avvisaglie di una situazione che bisogna tenere sotto controllo. Il nostro impegno è quello di stroncare sul nascere questa manodopera organizzata illegale perché va a danneggiare anche le aziende sane.

Le finte cooperative che abbiamo rintracciato e che operano sul nostro territorio sono un prodotto per certi versi molto più raffinato del sistema che si è radicato al sud. Da noi queste cooperative arrivano spesso da fuori provincia e si presentano alle aziende agricole che cercano manodopera con veri e propri pseudo contratti. All'agricoltore offrono un accordo veloce e con poca burocrazia, un contratto generale nel quale si assumono l'impegno con i propri lavoratori di eseguire la raccolta. Il tutto con condizioni vantaggiose per l'azienda agricola. Il campanello dall'allarme arriva dal costo della manodopera.

 

Nell'ultimo caso dei 15 lavoratori non dichiarati qual'era lo stipendio che ricevevano?

Nel caso specifico i dati sono al momento riservati. Ma stiamo parlando in generale di un importo medio inferiore ai 3 euro all'ora. Il tutto senza alcuna regola, senza sicurezza e nell'illegalità più grave con persone costrette a lavorare su turni di oltre 10 ore in condizioni disumane.

 

In altre zone d'Italia è stato appurato il legame tra queste finte cooperative con la mafia e n'andrangheta. Questo anche da noi?

La situazione sul nostro territorio è un po' diversa e al momento non abbiamo evidenza che ci siano legami in questo senso. Sanno che il nostro territorio è molto controllato e questo ha portato queste cooperative ad essere molto più raffinate e veloci nelle operazioni.

 

Dal punto di vista operativo l'Inps come porta avanti i controlli?

Dobbiamo spiegare prima di tutto che esistono due tipi di attività: quella di prevenzione e quella sul campo. L'attività di prevenzione consiste nell'informare le aziende tenendo i contatti anche con le associazioni di categoria e creando quindi rete. C'è poi tutto l'importantissimo lavoro legato al sistema informativo che abbiamo che va dalla storia delle aziende a quella dei lavoratori. Un'attività di intelligence fondamentale prima di arrivare poi nelle aziende. Questo grazie alle banche dati che abbiamo e il patrimonio di informazioni che arrivano da tutto il territorio. Ci sono sistemi operativi evoluti che operano in autonomia segnalandoci le criticità.

 

Come avviene la fase operativa?

Ad oggi le azioni che mettiamo in campo sono sempre molto mirate. Questo grazie al lavoro di intelligence che facciamo prima. Sul territorio abbiamo 12 ispettori che entrano in azione quando ci sono una serie di elementi critici. In questo caso si parla con i lavoratori attraverso dei colloqui e ovviamente con il titolare dell'azienda.

 

E' un sistema, secondo lei, che riuscirà anche in futuro a difendere il Trentino individuando in tempo le criticità?

E' fondamentale la rete tra noi, le aziende, le associazioni di categoria e le forze dell'ordine. Questo offre la possibilità di reagire in tempo e bloccare l'illegalità. L'attenzione deve essere mantenuta sempre alta solo in questo mono si potranno evitare infiltrazioni sul territorio di lavoro grigio e nero

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