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Il corpo di Marco Boni è stato ritrovato a 23 metri di profondità. Il giovane sarebbe scivolato dalla Ponale poco dopo il Belvedere

Il giovane era scomparso da Riva del Garda il 16 febbraio. Questa mattina il tragico epilogo 

Di Giuseppe Fin - 05 marzo 2018 - 19:39

RIVA DEL GARDA. Le speranze di ritrovare Marco Boni vivo sono andante ad infrangersi questa mattina tra le acque del lago di Garda. Il suo corpo, infatti, è stato individuato a circa un chilometro dal Belvedere a pochi metri dalla ''Casa della Trota''.

 

 

 

E' stato trovato a 25 metri di profondità in un canalone fra le rocce ed è stato individuato con l'utilizzo dei mezzi tecnici subacquei utilizzati dalle forze dell'ordine nelle ricerche.

 

La prima ipotesi è che Marco sarebbe stato vittima di “una caduta accidentale da un tratto del belvedere dove non si sono limitazioni”. Il giovane, secondo una primissima ricostruzione, dopo essersi diretto verso il sentiero panoramico della Ponale pur trovandosi la via sbarrata per alcuni lavori di messa in sicurezza, sarebbe riuscito a passare. Dopo pochi metri, però,  sarebbe scivolato finendo in fondo al lago.

 

Marco Boni 16 anni, era scomparso a Riva del Garda nel pomeriggio del 16 febbraio. Immediatamente erano state lanciate le ricerche che per oltre due settimane hanno visto impegnati gli uomini del soccorso alpino, i vigili del fuoco volontari di Riva del Garda e le forze di polizia e non solo.

 

L'analisi delle immagini delle telecamere di venerdì 16 febbraio avevano mostrato per l'ultima volta Marco in piazza Garibaldi attorno alle 14.47 e poco dopo il ragazzo viene ripreso nuovamente sulla strada del Ponale, l'ultimo luogo dove sono state rilevate anche le ultime tracce del suo cellulare. Questi erano gli unici elementi sicuri dai quali erano partite le indagini.

 

Con i mezzi del soccorso alpino le ricerche sono state fatte tra sentieri e crepacci, con i vigili del fuoco che hanno battuto palmo a palmo ogni possibile strada e bosco, unità cinofile e subacquee, polizia e carabinieri che hanno verificato ogni segnalazione.

 

Le attività di subacquea dei sommozzatori della Polizia di Stato, per volontà del Questore, hanno avuto inizio il 26 febbraio, quando un team di 5 operatori del nucleo de La Spezia, hanno affiancato gli operatori del Nucleo Sommozzatori dei Vigili del fuoco di Trento, le unità di ricerca del Commissariato di Riva del Garda, la locale squadra Nautica, la motovedetta della squadra nautica di Peschiera del Garda e le unità cinofile della Polizia di Stato specializzati nelle ricerche in acqua. 

 

Le operazioni, particolarmente difficoltose per le proibitive condizioni meteo e la scarsa visibilità dei fondali, hanno reso necessario l'ausilio di apparecchiature elettronico con la scansione dei fondali. 

 

Decine di uomini all'opera che non si sono mai fermati e che hanno portato avanti la speranza di molti di ritrovare Marco e riportarlo a casa. Purtroppo però questo non è successo. Questa mattina il tragico epilogo.

 

Sarà compito delle indagini sanitarie e delle verifiche delle forze dell'ordine capire ora cosa è veramente successo a Marco.

 

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