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''In un giorno sradicati tanti alberi quanti se ne abbattono in un anno in Italia''. Il forestale della Val di Fiemme: ''Ci vorranno 2 anni a rimuovere i tronchi''

La situazione del patrimonio boschivo del Triveneto è largamente compromessa e il Pfec spiega: ''Ci vorranno 100 anni per tornare ai livelli prima del 30 ottobre''. Ilario Cavada: ''Il Bosco che Suona è stato risparmiato mentre quello dei violini è largamente distrutto''. Il presidente del Gruppo Fai: ''Reintroduciamo la festa degli alberi''

Pubblicato il - 02 novembre 2018 - 19:48

CAVALESE. ''Ci vorranno due anni solo a recuperare gli alberi abbattuti e altri due per ripiantarne di nuovi e per evitare gravi dissesti idrogeologici. Quel che si è abbattuto sulla Val di Fiemme e la Val di Fassa è una cosa mai vista da queste parti. Un evento unico nel panorama nazionale e non solo, quindi anche le strategie di intervento dovranno essere strutturate da zero''. Così Ilario Cavada, tecnico forestale della Magnifica Comunità di Fiemme, uno che quei boschi li vive da anni e li conosce uno ad uno.

 

E' lui a spiegare che al momento, in realtà, la conta dei danni è assolutamente approssimativa anche se si stima che siano stati spazzati via dalla tempesta di pioggia e vento di lunedì notte una cosa come 150.000 - 200.000 metri cubi di alberi ''solo in Val di Fiemme - aggiunge - e credo altrettanti in Val di Fassa''. Un vero disastro ambientale che va esteso a tutto il Triveneto. Secondo il Pefc Italia (che si occupa della certificazione forestale) "il forte vento di scirocco, che ha colpito il 30 ottobre tutta l’Italia del Nord con raffiche stimate intorno ai 140 chilometri orari, ha provocato ingenti danni alle aree forestali italiane. In un giorno sono stati abbattuti tanti alberi quanti se ne abbattono in tutta Italia in un anno di attività selvicolturale, per una quantità di circa otto milioni di metri cubi di legno. Il solo Trentino ne ha persi 1,5 milioni, quantità di poco inferiori in Alto Adige; stessa situazione in Veneto (Altopiano di Asiago, Feltrino, Agordino, Comelico) e in Friuli Venezia Giulia (Carnia, Dolomiti Friulane, Cansiglio)".

 

La Val di Fiemme, in particolare, è stata resa famosa in tutto il mondo dai suoi fantastici abeti rossi. C'è il parco di Paneveggio con la foresta dei violini, quella in cui Stradivari in persona si recava per scegliere l'abete migliore per costruire i suoi strumenti; c'è il Bosco che Suona, un bosco che cresce nei dintorni di Predazzo dove, durante l'estate, alcuni musicisti di fama internazionale sono invitati a scegliere un abete dedicandogli l'esecuzione di un brano in un suggestivo spettacolo di risonanza fra uomo e natura (un posto cui sono legati nomi come quelli di Uto Ughi, de I Virtuosi Italiani, di Daniel Hope). ''Il primo in parte non c'è più - racconta ancora Cavada - il secondo, fortunatamente, pare rimasto in piedi. Ma da forestale non posso che dire che tornare in quei luoghi in questi giorni è stato desolante. Mi ha fatto veramente male. E' stato come entrare in una foresta dopo un bombardamento. Davvero terribile''. 

 

''La situazione è gravissima, sia dal punto di vista  economico, che ambientale e sociale: ci vorranno 100 anni per far sì che le cose tornino in equilibrio'', commenta Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia. ''Ambientalmente abbiamo intere aree montane che nei prossimi periodi non avranno più una copertura vegetazionale a proteggere i versanti dalle piogge e dalla corrivazione rapida delle acque superficiali; inoltre, se non si provvederà rapidamente all’esbosco del legname, la grande quantità di biomassa legnosa provocherà il pullulare del bostrico tipografo (nome scientifico Ips typographus), un piccolo coleottero di mezzo centimetro che colpisce in particolare gli abeti rossi e già considerato il flagello delle foreste europee. Inoltre parliamo di zone boschive che rappresentavano rifugio di animali e uccelli, oltre che aree di importantissima rilevanza paesaggistica. Proprio questa devastazione avrà conseguenze anche per il turismo, che vede nei boschi la principale attrazione estiva per migliaia di turisti ed escursionisti delle aree interne montane''.

 

E allora ecco la proposta. ''Un tempo c'era la Festa degli Alberi - spiega Roberto Daprà presidente del Gruppo Fai Valli di Fiemme e Fassa - forse sarebbe il caso di ripristinarla. Bisognerà rimboschire le nostre foreste e farlo il più velocemente possibile per evitare eventi franosi e pericolosi smottamenti e quindi penso sarebbe bello tornare a coinvolgere la comunità in questo senso''.

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