Emergenza Hantavirus, in Trentino si studia da vent’anni: “Abbiamo isolato anticorpi in roditori e in persone che lavorano nei nostri boschi. Ecco come 'funziona' il virus”
Se il caso che sta facendo discutere riguarda il virus Andes, che ha come vettore il topo argentino non presente in Europa e capace anche di trasmissione da uomo a uomo, in Trentino la famiglia degli Hantavirus si studia da diversi anni grazie al lavoro portato avanti da Annapaola Rizzoli, responsabile del gruppo di Ecologia applicata del Centro Ricerca e Innovazione della Fem

TRENTO. L'attenzione è altissima sul focolaio di Hantavirus scoppiato nei giorni scorsi a bordo della nave da crociera Mv Hondius in viaggio nell'Atlantico, che ha causato finora tre decessi, una coppia olandese e una donna tedesca, e almeno otto contagiati, cinque dei quali confermati dall'Oms.
Se il caso che sta facendo discutere riguarda il virus Andes, che ha come vettore il topo argentino non presente in Europa e capace anche di trasmissione da uomo a uomo, in Trentino gli Hantavirus non sono affatto una novità.
“Li studiamo da oltre vent'anni” viene spiegato dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach, che monitorano roditori selvatici e malattie trasmissibili dagli animali all’uomo negli ambienti forestali alpini.
Particolare attenzione viene data sul nostro territorio a due tipi di topi che fungono da serbatoio di virus pericolosi per la salute dell'uomo: stiamo parlando dell'arvicola rossastra e del topo selvatico dal collo giallo che sono presenti ampiamente in Trentino. “Per quanto riguarda gli Hantavirus sono stati isolati degli anticorpi sia in roditori che in lavoratori forestali anche in Trentino ma non ci sono stati ancora casi umani identificati” spiega Annapaola Rizzoli, responsabile del gruppo di Ecologia applicata del Centro Ricerca e Innovazione della Fem.
La Fondazione Mach da quanto tempo studia gli Hantavirus e con quali obiettivi principali?
Il gruppo di Ecologia applicata del Centro Ricerca e Innovazione si occupa di zoonosi forestali e quindi di tutte le malattie trasmissibili dagli animali all'uomo in ambiente forestale. Quindi anche di Hantavirus. Questo lavoro va avanti da ormai una ventina di anni e abbiamo fatto diverse pubblicazioni.
Quali specie di roditori vengono monitorate maggiormente in Trentino e nelle aree alpine?
Sì, stiamo portando avanti diversi studi. Principalmente nei confronti delle specie che fungono da serbatoio di virus pericolosi per la salute dell'uomo. I due più diffusi sono l'arvicola rossastra e il topo selvatico dal collo giallo che sono presenti ampiamente in Trentino come in altre zone d’Italia ed Europa.
Che malattie possono trasmettere?
Sono roditori che fungono da serbatoio di virus, batteri e protozoi. Oltre che di Hantavirus anche del virus TBE che causa l’ encefalite virale che poi viene trasmessa dalle zecche. Ci sono poi batteri come la Borrelia che poi causa la borreliosi di Lyme e altre patologie meno frequenti.
In Trentino abbiamo avuto casi di malattie legate ai topi?
Abbiamo l'encefalite virale che viene mantenuta dai topi nel bosco, poi la zecca, cibandosi sul topo, acquisisce il virus e lo trasmette alle persone. Per quanto riguarda gli Hantavirus sono stati isolati degli anticorpi sia in roditori che in lavoratori forestali ma non ci sono stati ancora casi umani identificati.
Cosa intende per isolati degli anticorpi?
Quando si fanno queste ricerche epidemiologiche si possono usare vari approcci. Uno di questi è quello di fare all'animale un piccolo prelievo di sangue e su questo uno screening grazie al quale si ottengono una serie di valori tra i quali anche la presenza di anticorpi per una serie di agenti patogeni. Questi studi servono per vedere anche come evolve la situazione.
Quali sono le principali differenze tra gli Hantavirus presenti in Europa e quelli noti in altre aree del mondo?
Nel caso della nave di cui si discute in questi giorni l'Hantavirus è della specie Andes sudamericano.
Gli Hantavirus sono divisi principalmente in due gruppi: quello del “Vecchio Mondo” (Europa e Asia), associato soprattutto a febbri emorragiche con interessamento renale e quello americano associato in particolare soprattutto a sindromi polmonari.
Cambiano i vari livelli di gravità a seconda della specie di virus coinvolto. Per quanto riguarda i virus europei, le forme più lievi sono quelle legate al virus Puumala il cui serbatoio è l’arvicola rossastra; c'è poi il virus Dobrava-Belgrado associato al topo dal collo giallo che causa febbri emorragiche più serie, è presente in Slovenia e in altre regioni balcaniche e recentemente è stato isolato anche tra i topi in Friuli. Il virus Andes, quello sospettato per i casi della nave, utilizza invece come serbatoio un topolino che si trova in alcuni stati del Sud America.
In cosa si differenzia il virus Andes che ha causato il focolaio nella nave rispetto agli altri?
Prima di tutto non circola in Europa. Gli Hantavirus si trasmettono soprattutto tramite inalazione di aerosol contaminati da urine, saliva o feci di roditori. Spaventa di più il virus Andes perché è l’unico Hantavirus per cui è documentata una trasmissione da uomo a uomo.
Tutti questi virus però non sopravvivono nell'ambiente ma hanno bisogno di un ospite animale dove poter sopravvivere e riprodursi.
Quanto conta il cambiamento climatico nella diffusione dei roditori serbatoio di virus?
Per i topolini che si trovano sul nostro territorio le cose stanno cambiando in modo molto rapido. Il cambiamento climatico sta avendo effetti sui tassi di riproduzione di questi animali sia sulla produzione di semi da parte delle piante.
Le faggete producono questi semi periodicamente. Si chiama la pasciona del faggio. Ci sono anni di grande produzione e altri di bassa produzione. Quando la presenza è elevata l'anno successivo registriamo un'alta riproduzione di roditori, e l'aumento della densità di questi animali aumenta anche il rischio di trasmissione delle malattie.
Oggi come vede la situazione a seguito del focolaio che è scoppiato su una nave?
L’aspetto positivo è che il virus è stato identificato rapidamente, permettendo di attivare subito le misure di contenimento. È fondamentale individuare le persone che sono entrate in contatto con i malati e monitorare l’eventuale comparsa di sintomi: nella maggior parte dei casi, questo è sufficiente per circoscrivere la situazione.












