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Rivolta al carcere, oltre 200 detenuti barricati per protestare dopo l'ennesimo suicidio

Una situazione estremamente difficile, tanto che un elicottero della polizia si è levato in volo per sorvolare il carcere e tenere monitorata la zona, mentre sul posto sono accorse le forze dell'ordine: polizia, carabinieri e guardia di finanza, oltre a vigili del fuoco di Gardolo, permanenti di Trento e ambulanze

Di Luca Andreazza e Donatello Baldo - 22 dicembre 2018 - 15:39

TRENTO. E' rientrata la rivolta al carcere di Trento. La mediazione di commissariato, questura e vertici della casa circondariale è riuscita a fermare la sommossa dei detenuti. E' ritornato tutto alla normalità dopo una mattina tesissima. 

 

Ore convulse e tensione altissima, tutto è scoppiato a causa dell'ennesimo suicidio all'interno del carcere, avvenuto nel corso della notte scorsa. Oltre 200 dei 334 detenuti si sono barricati nelle celle e nei corridoi per protestate. Praticamente tutti, tranne la sezione femminile. A fuoco anche sedie, tavoli e suppellettili

 

Una situazione estremamente difficile, tanto che un elicottero della polizia si è levato in volo per sorvolare il carcere e tenere monitorata la zona, mentre sul posto sono accorse le forze dell'ordine: polizia, carabinieri e guardia di finanza, oltre a vigili del fuoco di Gardolo, permanenti di Trento e ambulanze.

 

 

"Siamo riusciti a garantire il ripristino della normalità - spiega Sandro Lombardi, prefetto di Trento - dopo il colloquio portato avanti con alcuni rappresentanti dei detenuti. Il tempestivo intervento delle istituzioni ha permesso di gestire la situazione. Non ci sono feriti, mentre restano da quantificare i danni ai suppellettili dati alle fiamme".

 

Diversi i problemi lamentati dai detenuti, i principali sono il servizio sanitario e le richieste di permessi al giudice di sorveglianza. "Tutti problemi risolvibili - evidenzia Lombardi - non ci saranno ulteriori conseguenze". 

 

Anche la garante dei detenuti e il governatore della Provincia hanno raggiunto la casa circondariale, sul posto poi si sono portati Paolo Ghezzi e l'avvocato Andrea de Bertolini per esercitare il potere ispettivo e rendersi conto di quanto fosse in corso. E' arrivato tempestivamente l'avvocato Fabio Valcanover, da sempre sensibile sulle tematiche che riguardano il carcere.

"Un ringraziamento alle forze dell'ordine, soccorsi e pompieri - commenta Fugatti - ma ora si devono capire le motivazioni di quanto accaduto e ognuno assumendosi le proprie responsabilità. L'amministrazione è pronta fare la propria parte dopo i necessari approfondimenti e le opportune verifiche. Restano da capire anche la capacità di capienza della struttura, così come le ragioni di un tasso di suicidi superiore alla media nazionale".

 

Nel frattempo è molto complicata anche la situazione all'esterno dei cancelli. I famigliari non hanno potuto visitare i propri parenti e congiunti ristretti. Tenuti all'oscuro di tutto, una ventina di persone poi diventate circa cinquanta, hanno atteso nel piazzale. Preoccupati per l'assenza di notizie e la confusione all'interno dell'edificio.

 

Molti detenuti si sono affacciati alla finestra per cercare di comunicare con i parenti, mentre altri urlavano "Aiuto" e "Assassini". Ora tutto è rientrato, mentre i colloqui sono stati spostati a lunedì.

 

 

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