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Translagorai, la Sat rompe il silenzio: ''Basta strumentalizzazioni politiche, il progetto non mette in pericolo niente''

La Società risponde colpo su colpo alle criticità e spiega: "E' la prima volta che la Provincia ci coinvolge e ci siamo messi a disposizione: ci siamo presi la responsabilità perché non vogliamo stare alla finestra e poi criticare. Abbiamo fatto numerosi incontri sul territorio: quelli che polemizzano non hanno avuto voglia di venire"

Di Luca Andreazza - 11 ottobre 2018 - 19:09

TRENTO. La Sat rompe il silenzio e schiera i vertici della Società degli alpinisti tridenti per difendere e spiegare i motivi del progetto Translagorai. Oltre alla presidente il fronte è compatto e schierati in prima linea ci sono

Roberto Bertoldi (vice presidente), Carlo Ancona (segretario della giunta), Claudio Colpo e Giorgio Tamanini, così come Tarcisio Deflorian della commissione sentieri.

 

"Non c'è nessuna improvvisazione e non vogliamo piegarci alle strumentalizzazioni delle forze politiche - dice Anna Facchini, presidente della Sat - non intendiamo prestare il fianco alle polemiche". Il messaggio è chiaro: "Non sarà la Tranlagorai a mettere in pericolo e in discussione l’integrità e la wilderness dell’area (Qui articolo con gli aspetti critici)".

La Società di via Manci precisa subito che la maggior parte dei costi vengono assorbiti per il consolidamento e il rinforzo strutturale degli edifici, interventi che comunque si sarebbero dovuti fare per evitare il diroccamento.

 

"Il tragitto originario della TransLagorai - prosegue la numero uno della Sat - non viene modificato. Sono state individuate delle varianti, utili a far sì che ogni escursionista possa creare la 'sua' Translagorai o deviare in caso di maltempo: rimane inalterata la possibilità di percorrere la tratta rimanendo in quota e utilizzare i bivacchi disponibili oppure dormire in tenda o all'addiaccio come si preferisce. Esistono per fortuna delle barriere naturali importanti verso il Cermis e verso il fondovalle. A questo si aggiunge la necessità di mantenere inalterata come metodo di dissuasione la disagevole strada che raggiunge Malga Lagorai".

 

Gli escursionisti che si appoggiano ai posti tappa gestiti possono poi riprendere il cammino per altro sentiero sul tracciato della Translagorai. "Un modo diverso di sostare e compiere la traversata - spiega Facchini - ma la fatica e il contatto con la natura selvaggia restano invariati. Le strutture di media quota permettono inoltre di collegare le vasta rete di sentieri Sat".

 

I collegamenti tra i vari posti tappa, distanti tra le 5 e le 7 ore uno dall'altro, vengono collegati da altri due itinerari di Translagorai: il primo a nord di 90 chilometri e il secondo a sud di 95 chilometri, quindi più lunghi di 80 chilometri del tracciato principale e con un dislivello superiore di 600-800 metri.

 

La Sat evidenzia la novità principale di questa vicenda, anche un cambio di direzione. Società che si è presa il tempo necessario per approfondire nuovamente il progetto e ripercorrere le tappe della Translagorai, anche alla luce del recente rinnovo di presidenza. Un progetto che è poi rientrato tra i terreni di battaglia della campagna elettorale.

 

"La Provincia - evidenzia Facchini - ha chiesto per la prima volta ad una associazione ambientalista, in questo caso la Sat, di formulare una proposta, un incarico che abbiamo accettato per un percorso che ha interessato le diverse commissioni per quasi tre anni fino alla delibera del progetto. Non vogliamo stare alla finestra e poi sollevare le criticità: ci siamo presi un'ulteriore responsabilità e non abbiamo firmato una cambiale in bianco, saremo presenti al tavolo tecnico per monitorare i passi e entrare nel merito della fase realizzativa del progetto". 

 

Non ci sarebbe nessun pericolo per le caratteristiche dell'ambiente alpino del Lagorai. "La Sat - aggiunge la presidente - è sempre stata consapevole delle peculiarità wilderness dell'area. Abbiamo dedicato un intero congresso a questa zona nel 1989, mentre nel 1999 abbiamo pubblicato un fascicolo di dodici itinerari. Negli anni abbiamo poi attuato moltissime iniziative per tutelare il Lagorai e continuiamo a percorrere questo sentiero".

 

Il riferimento ai diversi "No" della Società, dall'apertura della strada del passo Cinque Croci all'attraversamento del metanodotto, dalle captazioni idroelettriche in quota nel Vanoi all'espansione dell'area sciabile fino all'apertura al transito fino alle quote più alte di strade forestali.

 

I "nient" sono proseguiti anche in materia costruzione nuovi bivacchi e rifugi nella parte alta della catena, ippovie che utilizzano sentieri e, più recentemente, il parere contrario al transito delle mountain bike in assenza di regole chiare.

 

"La Sat quindi ha sempre mantenuto una coerenza nella difesa delle peculiarità dell'area e con il progetto Translagorai non ha cambiato rotta - aggiunge Facchini - non abbiamo mai spinto e assecondato iniziative per valorizzare il percorso basandoci esclusivamente sulla pubblicità destinate ad una maggiore frequentazione e il via libera a nuove infrastrutture".

 

La Società non ci sta e rispedisce ai mittenti tutte le criticità. "Abbiamo incontrato diverse volte gli attori dei territori - ribatte la presidente - le sezioni e gli amanti della montagna per spiegare il progetto e raccogliere eventuali suggerimenti, consigli e dubbi, ma la partecipazione, ora tanto invocata, purtroppo non è mai stata alta. Solo dopo l'interesse si è risvegliato, forse anche per le imminenti elezioni. Non possiamo accettare questo metodo della veemenza nella fase del 'dopo', quando nella parte più difficile e faticosa del 'durante' non si è mai frequentato i tavoli".

 

La Sat evidenzia che la promozione dei lunghi itinerari ha senso solo se passa attraverso i punti tappa gestiti e sul Lagorai esistono numerose malghe prossime anche ai 1.900 metri di quota e non sono necessarie nuove costruzioni o bivacchi.

 

"Le malghe - prosegue la Sat - possono essere ristrutturate, ovviamente con le dovute precauzioni, per diventare dei posti tappa gestiti, che potrebbero fungere da presidio del territorio. I bivacchi, all'apparenza di facile costruzione e ragionevole soluzione, presentano invece diverse complicanze a livello ambientale e gestionale. Queste strutture sono progressivamente diventate sempre più difficili da mantenere per difficoltà legate a pulizia interna ed esterna, vandalismo e incuria degli utilizzatori, rifiuti solidi e liquidi sparsi nei dintorni, spesso carenza di approvvigionamento idrico e frequente sovraffollamento. A questo si aggiunge un utilizzo che, in certe occasioni, preclude la fruizione del bivacco agli escursionisti in transito, senza dimenticare i costi di manutenzione senza poter contare su nessuna entrata".

 

Tra i punti di forza delle linee guida della Sat la volontà di presidiare il territorio. "Se le strutture, posizionate a media quota, sono gestite correttamente - dice Facchini - non danneggiano l'ambiente, ma rappresentano un vantaggio in termini di qualità dell'area interessata, oltre a creare un certo reddito, seppur modesto, che contribuisce a far vivere la gente in montagna. Sono i casi di Malga Cere, rifugio Malga Conseria, Malga Sasso o del Rifugio Caldenave per restare in zona Lagorai/Cima d'Asta: queste scelte non ha stravolto il territorio e soprattutto non hanno favorito colate di cemento o speculazioni".

 

Sono sette le strutture individuate nel progetto quali "posto tappa", due a lato della strada provinciale del Passo del Manghen (Valsolero di sopra e Malga Cadinello alta) e due sono raggiunte da strade aperte al libero transito (Baita Cauriol e Malga Valmaggiore) e già effettuano servizio di ristorazione. E ancora Malga Conseria, già rifugio alpino che viene dotato di pannelli fotovoltaici e Malga Miesnotta di sopra che è destinata a rimanere bivacco.

 

Malga Lagorai, ora ricovero per il pastore, potrebbe invece diventare un piccolo rifugio oppure un agritur in base alle normative. "Le malghe - aggiunge - sono tutte strutture di proprietà pubblica e questo rappresenta una maggiore sicurezza sulla corretta ristrutturazione e adattamento. Il numero massimo i venti posti letto  e la quarantina di posti tavola per ciascuna struttura, vincoli fissati dalla Sat, sono parametri che impediscono squilibri".

 

Capitolo telecomunicazioni. "Riteniamo corretto - spiega la Sat - che i posti tappa debbano poter contare su una copertura telefonica e/o di fibra ottica, anche al fine di un’ordinata gestione delle prenotazioni, ma debbono essere ben valutati i costi, soprattutto ambientali. Ricordiamo che a fronte di eventuali pesanti infrastrutture destinate alle telecomunicazioni, esiste la possibilità di usare tecnologie  molto meno invasive, quali i sistemi satellitari. Per quanto riguarda, invece, la copertura lungo il percorso non deve essere realizzata alcuna infrastruttura". 

 

Insomma, nessun pericolo per l'integrità wilderness del Lagorai: "Non sono le 20 persone in più che ogni giorno potenzialmente cammineranno sui sentieri e sosteranno nei posti tappa a creare problemi - conclude Facchini - ma l’aumento del traffico motorizzato sulla strada del passo del Manghen, le eventuali espansioni delle aree sciabili del Cermis, l’aumento del flusso dei biker (in particolare le e-bike) lungo i sentieri anche stretti del Lagorai, già ora possono travalicare il Passo Palù, la Forcella Valsorda, il Passo Sadole".

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