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Progetto Translagorai, una minaccia all’ultimo paradiso wilderness del Trentino

Tre le numerosi obiezioni al progetto ne citiamo solo un paio: per facilitare la traversata basterebbe un solo bivacco (uno), grosso modo nella zona di Forcella Valsorda. Per quanto riguarda Malga Lagorai, uno dei 6 interventi previsti che la trasformerebbe in rifugio da 20 posti letto più ristorante da 40 posti interni più quelli esterni, a fronte di una spesa di 750.000 euro non risulta nessun piano di sostenibilità economica
Dal blog di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 09 settembre 2018 - 19:15

Dalla Sanità alla Scuola, la PAT guidata del “centrosinistra autonomista” ha spesso finanziato progetti e politiche a favore del privato a scapito di tutti, togliendo risorse e mezzi. Anche le politiche per l’Ambiente ed il Turismo non sono state da meno, favorendo progetti e gruppi privati che hanno in comune una visione di corta prospettiva per quanto riguarda l’economia alpina: quella di sfruttare e distruggere lentamente ma inesorabilmente un ecosistema delicato come quello montano. Investimenti scellerati a favore di un’idea perdente e vecchia del turismo che vede i nostri tesori ambientali (Dolomiti e Lagorai su tutti), come mucche da mungere al più presto, senza preoccuparsi della loro sopravvivenza. Territori di conquista al turismo di massa, dell’utente “mordi e fuggi”, della loro trasformazione in Disneyland d’alta quota o alla meno peggio in scenari da cartolina per far bella mostra delle proprie operazioni commerciali, di marketing di seconda mano a favore di un utilizzo da supermercato delle bellezze naturali.

 

Gli esempi negativi sono molti: l’attacco alla Marmolada è costante, con la ridicola definizione dei confini con il Veneto solamente per una possibilità di sfruttamento, da parte dele società degli impianti di risalita, degli ultimi lembi di ghiacciaio rimasti per garantirsi collegamenti tra le stazioni sciistiche; l’aumento delle portate orarie di masse di sciatori sulle piste fino ad arrivare a 1800 persona all’ora (vedi a Pinzolo la seggiovia Fossadei-Malga Cioca a 6 posti “necessaria” per migliorare il collegamento con Madonna di Campiglio, per la stagione sci 2018/2019); bacini di accumulo per l’innevamento artificiale che spuntano come funghi per alimentare un’attività ormai impopolare per i costi e agonizzante, come lo sci alpino; impianti e collegamenti tra bacini sciistici anche in aree protette come il Parco Adamello-Brenta o le Dolomiti, dove il parere negativo ma non vincolante degli enti preposti alla salvaguardia dell’Ambiente conta come il due di picche; investimenti in campagne di promozione del Trentino all’estero per portare autentiche orde di turisti “riempi alberghi” altrimenti miseramente sottoutilizzati: l’importante è far arrivare denaro all’economia trentina delle valli a scapito dell’ambiente alpino che di sicuro non può sopportare la “riminizzazione” in atto.

 

I cattivi esempi sono innumerevoli, ma l’ultimo fronte dell’attacco all’ambiente con investimenti pubblici a sostegno delle imprese private con la falsa copertina della “valorizzazione ambientale”, riguarda il territorio ancora selvaggio (pur se corroso in alcune sua aree periferiche) della catena montuosa del Lagorai (QUI IL PROGETTO). Bello proprio perché scarsamente antropizzato e lontano dal modello di turismo consumistico ormai preponderante. Ma anche qui le zampe degli affaristi stanno arrivando.

 

 

 

Il progetto della Provincia

Il trekking della traversata, detto Translagorai, si sviluppa per circa 85 Km a ridosso delle creste in quota, attorno ai 1800-2600 metri, sfruttando in buona parte i sentieri che ricalcano le vecchie mulattiere della Grande Guerra. E’ frequentato da molti anni, da camminatori di ogni età che in un ambiente selvaggio e quasi per nulla niente antropizzato, lo percorrono in 3-4 giorni sfruttando pochi bivacchi, qualche raro rifugio oppure in tendina, portandosi zaini con tutto il necessario (cibo e bevande).

 

Qualche mese fa, la Provincia Autonoma di Trento ha lanciato un progetto per “riqualificare” il percorso della Translagorai con l’intenzione di creare ulteriori punti di appoggio. Il progetto si è concretizzato con un accordo con vari Comuni che prevede principalmente la ristrutturazione edilizia di 1 rifugio e di 6 malghe, di cui 3 con servizio ristorante. L’investimento complessivo è di 3,6 milioni di euro, di cui 3 destinati a lavori edilizi.

 

Su 3,6 milioni di euro di investimenti, ben 3 riguardano gli interventi edilizi. Addirittura 400.000 euro sono previsti per aumentare la copertura della telefonia mobile, mentre solo 160.000 euro sono destinati alla manutenzione dei sentieri.

 

Corollari

Nuova pista con innevamento artificiale e nuovo rifugio (Busabella) presso la forcella di Bombasel, sul Cermis, già deturpato da una nuova e inutile via ferrata (Cermis Skyline). Il “rifugio”, comodamente raggiungibile dagli impianti di risalita, si caratterizzerà per il suo “sky lounge” e per il suo menù aperto anche alle specialità di mare.

 

Ultimo scempio in ordine cronologico che sottende alla dissennata visione turistica del territorio montano/trentino.

 

 

Le obiezioni

 

Il territorio del Lagorai è particolarmente apprezzato perché è una delle ultime zone wilderness del Trentino: il progetto è in contraddizione quando afferma di voler preservare l’ambiente e la sua naturalità e nello stesso momento intende sviluppare ulteriormente le infrastrutture turistiche.

 

Tre le numerosi obiezioni al progetto ne citiamo solo un paio: per facilitare la traversata basterebbe un solo bivacco (uno!), grosso modo nella zona di Forcella Valsorda. Tra l’altro, se non si vuole costruire nulla in quota, poco più a valle in Val delle Stue esiste l’abbandonata Malga Stellune m 1980: perché non si è pensato di ristrutturare un bivacco nell’edificio?

Per quanto riguarda Malga Lagorai, uno dei 6 interventi previsti che la trasformerebbe in rifugio da 20 posti letto più ristorante da 40 posti interni più quelli esterni, a fronte di una spesa di 750.000 euro non risulta nessun piano di sostenibilità economica.

Gli  interventi previsti dal progetto sono quasi irrilevanti per chi intende percorrere la traversata. Sono inoltre in contraddizione con le finalità di conservazione della natura dei piani di gestione di Rete Natura 2000, sotto cui il Lagorai ricade.

 

Il Lagorai è zona protetta ZPS (Zona di Protezione Speciale) e parte integrante della Rete Natura 2000.

Sul sito Aree Protette della Provincia di Trento è definito: “Ambiente ad elevata naturalità. Include foreste, praterie montane, ambienti rocciosi d'alta quota e varie tipologie di zone umide. Sono presenti notevoli rarità floristiche ed endemismi cui si somma la presenza di aspetti vegetazionali di eccezionale pregio (ad es. la comunità delle sorgenti glaciali su detrito dolomitico raggiunge qui l'estremo limite sud-orientale del suo areale alpino). Sono stati censiti in quest'area ben 35 habitat di interesse comunitario (su 57 reperiti nell'intera provincia). Nel Vanoi e in Val Campelle sono presenti foreste di abete bianco, di notevole interesse, essendo la specie in regresso sull'arco alpino. Il sito è di rilevante interesse per la presenza e la riproduzione di specie animali in via di estinzione, importanti relitti glaciali, esclusive e/o tipiche delle Alpi”. In qualità di zona di protezione speciale, qualsiasi intervento nel territorio del Lagorai deve essere soggetto a valutazione di impatto ambientale. Di cui però non risultano notizie nei documenti ufficiali pubblicati.

 

 

Conclusioni

 

La Translagorai appare dunque un mero pretesto per potenziare le strutture turistiche a media quota, che ben poco hanno a che vedere con l’intento dichiarato di favorire la traversata a piedi del Lagorai, tantoché obbligano a diverse deviazioni illogiche per chi voglia fare la traversata lungo il percorso originale.

 

Il tutto sembra insomma un’abile operazione speculativa, coperta con la foglia di fico della Translagorai, che in questo caso serve a “mimetizzare” gli  interessi economici che ruotano da sempre attorno al territorio quasi integro del Lagorai. Specie nella zona della stazione impiantistica del Cermis che cerca nuovi spazi e nuove opportunità di ampliare i propri interessi economici.

 

Gli scopi del progetto appaiono diversi da quelli dichiarati: le somme considerevoli di denaro pubblico andrebbero in favore di pochi a scapito di tutti. Ovvero di un territorio pregiato che è patrimonio naturalistico collettivo che dovrebbe essere tutelato e conservato, non ulteriormente sfruttato.

 

Diagnosi e cura alternativa

 

“Le aree sciistiche Dolomitiche sono ridotte a luna park, con strutture gonfiabili, tappeti elastici, percorsi a ostacoli, piscina, zona mare con sabbia, ombrelloni, lettini e palme gonfiabili: non sembra di essere nel cuore delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, ma inseriti in una fiaba di dubbio gusto, imposta da persone che nulla comprendono dei valori della montagna: rimane evidente solo il paesaggio, uno scenario che fa solo da sfondo e dove prevale l’idea che l’unico obiettivo di questa imprenditoria sia legato al fare cassa.

Si sta attirando turismo selvaggio, all’ospite si impedisce approfondimento, conoscenza, contatto con quanto le montagne, tutte, da secoli esprimono nei valori, nel significato più autentico della bellezza. Chi ha il pessimo gusto di promuovere in questo modo le Dolomiti non dispone di visione di lungo periodo: gli ospiti che si fermano nel mondo dei Balocchi troveranno simili e più efficaci offerte sulla riviera adriatica o a Hong Kong. E li finiranno, portando l’economia turistica e il significato stesso di Dolomiti UNESCO alla sconfitta.” (cit. Mountain Wilderness).

 

 

E vogliamo parlare dell’espolosione dei Baby-park a ridosso delle stazioni di arrivo degli impianti di risalita?

Scivoli, teleferiche, gonfiabili, percorsi ad ostacoli, piccole pareti di roccia, ponticelli sospesi, sabbiere, casette. Di tutto e di più. Dalla Val di Sole al Primiero, dalla val di Fassa alla Paganella, dalle Giudicarie al Lagorai, ogni area turistica propone ormai le proprie aree per i più piccoli.

 

Ecco le dichiarazioni di chi promuove questo uso aberrante della montagna:

«Senza dubbio uno degli obiettivi era quello di destagionalizzare l'attività degli impianti, per poterli tenere aperti anche in estate non solo per portare in quota gli escursionisti, ma allargando la platea dei fruitori. Quando abbiamo iniziato a pensare a questo progetto, una delle nostre linee guida rispondeva ad un semplice motto. Portare al mare anche il turista a cui non interessa la spiaggia. Nel nostro caso, portare in montagna anche chi non punta ad escursioni, trekking, traversate. Così siamo riusciti a portare a termine un lavoro che ci ha permesso non solo di aprirci alle famiglie con bambini piccoli, ma anche di essere i primi a proporre un servizio di bike sharing oltre i 2.000 metri, per agevolare una mobilità sostenibile tra i nostri vari parchi». (da L’Adige.it – Intervista al  direttore del consorzio Skicarosello in Alta Badia e «inventore» del progetto Movimënt, partito nel 2011 e tra i precursori di questa tendenza ormai diffusa).

 

Baby park in quota= diseducazione per le prossime generazioni e cancellazione la "cultura" della montagna. Invece che “scoprire un mondo” viene loro proposto un modello urbano obsoleto e “precotto”. Da adulti continueranno a “giocare” e a farsi portare al resort per una sauna a 3000 m. con l'elicottero, perché fare fatica e sudare sarà considerata una vergogna da evitare.

 

L’ingordigia di questi operatori economici sul territorio travestiti da “salvatori” dell'economia locale porterà danni irreparabili all'ambiente alpino e a loro stessi in un tempo nemmeno così lungo, oltre che a viziare malamente i futuri turisti.

 

 

 


 

A quali esempi alternativi guardare allora?

Ecco cosa sta succedendo nel Tirolo austriaco, cosi geograficamente vicino a noi: la cosa più eclatante riguarda l’infrastrutturazione turistica, il cui andamento è inversamente correlato alla crescita del Pil derivante dal turismo

 

I dati ufficiali attestano che gli investimenti totali in infrastrutture (funivie, impianti di innevamento artificiale, piste da sci) decrescono passando dai 350 milioni di euro del 2010-2011 ai 299 del 2016-2017. In particolare, per l’innevamento artificiale l’investimento è sceso da 82 a 68 milioni di euro e per le piste da sci la spesa è rimasta praticamente identica: 71 milioni di euro nel 2010-2011 e 70 nel 2016-2017.

A fronte di una riduzione degli investimenti materiali, il Tirolo ha incrementato la qualità di quelli immateriali e dato grande impulso alla mobilità da e verso i Paesi confinanti, stipulando accordi con le Ferrovie Federali Austriache, con la Deutsche Bahn tedesca e con la Swiss Federal Railways.

I progetti Bewusst Tirol e Agrarmarketing Tirol sono stati finalizzati a rafforzare la consapevolezza del territorio tra la popolazione locale, migliorando la ricettività diffusa e il margine economico sulla vendita di prodotti lattiero-caseari locali. 

Sono tutti indicatori di una direzione ben precisa verso la ricerca della sostenibilità ambientale che, in questo caso, va a braccetto con un benessere materiale e immateriale diffuso.

 

E’ chiaro che un caso singolo non può essere letto come un fenomeno universale, ma è altrettanto evidente che esistono le condizioni e soprattutto la domanda per sviluppare un’offerta attenta alle esigenze e alla sensibilità di un pubblico sempre più interessato a natura e identità dei luoghi, dei loro abitanti e dei loro prodotti.

 

Si deve incrementare la tradizionale economia alpina invidiata da moltissimi. Farla anche con intenzioni didattiche e "museali". Si ridurrebbe il danno ambientale dovuto all'abbandono di malghe, percorsi, pascoli, boschi. Si ridurrebbero spese dei danni ambientali in caso di frane, esondazioni, bombe d'acqua che provocano inondazioni per le troppe cementificazioni di torrenti. Insomma già intervenire pro/ambiente si crea lavoro.

Di esempi al mondo di economie alternative in montagna ce ne sono a bizzeffe e senza devastare l'ambiente. Questo modello degli impianti è "perdente", sempre più costoso (di soldi pubblici come in Trentino) e destinato a fallire per incompatibilità ambientale nel futuro a causa anche del cambiamento climatico.

Proponiamo di favorire le attività che NON richiedono impianti di risalita (trekking, hiking, ferrate, arrampicate, fondo, scialpinismo, passeggiate, pattinaggio sui laghi, bicialpinismo (non downhill con gli impianti…) soprattutto nelle aree turistiche di quote più basse e ormai semi abbandonate.

Lou Arranca

 

Per approfondimenti si rinvia alla critica ragionata al progetto, redatta dalla comunità del forum “Girovagandoinmontagna” , attivo da 11 anni e con 1000, scaricabile al seguente link:

https://goo.gl/CshLfj

Foto di Alessandro Ghezzer (AGH) e Ivo Cestari

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