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Ancora scontro Provincia-Cisl medici. La giunta potenzia le guardie mediche, Paoli ribatte: ''Serve il nostro ok, pronti a ricorrere al Tar''

Archiviata la mobilitazione della Cisl medici dopo 40 anni di storia, il primo e unico sciopero è quello del 1978 e le accuse sempre in materia guardie mediche, il clima resta teso e si potrebbe assistere a un nuovo braccio di ferro tra amministrazione provinciale e sindacato

Di Luca Andreazza - 29 marzo 2019 - 19:17

TRENTO. E' ancora scontro tra la Cisl medici e il nuovo governo provinciale. Il nodo è il potenziamento del servizio di continuità assistenziale, le ex guardie mediche. Una fuga in avanti di piazza Dante spiazza il sindacato di maggioranza. La decisione della giunta è quella di aumentare il numero dei medici, che passano da 108 a 124 con il conseguente abbassamento del rapporto medico-popolazione da 1 a 5 mila residenti a 1 ogni 4.350. Non solo, si prevede la riapertura delle sedi soppresse quattro anni fa. 

 

L'intenzione si inserisce nel rafforzamento delle prestazioni assistenziali, soprattutto nei territori più decentrati e lontani dai servizi di pronto soccorso, in linea con gli orientamenti programmatici dell'esecutivo e con le indicazioni nazionali riguardanti la necessità di potenziare l’assistenza sanitaria territoriale.

 

"Un atto amministrativo - commenta Nicola Paoli, segretario della Cisl medici - ma senza il via libera del sindacato di maggioranza dei medici non può diventare un provvedimento attuativo. Ribadiamo per l'ennesima volta che prenderemo in considerazione il potenziamento del numero delle ex guardie mediche solo dopo un confronto con la parte pubblica in assessorato in Comitato provinciale per la medicina generale, senza il quale la scelta della giunta deve ritenersi illegittimo e solo propagandistico, forse per le imminenti elezioni europee".

 

Nel frattempo la Provincia prevede che il costo aggiuntivo a carico del Servizio sanitario provinciale è di 1 milione di euro circa. Oltre alla crescita del numero dei medici convenzionati la decisione permetterebbe la possibilità di riaprire le sedi di continuità assistenziale di Ledro e Pieve Tesino, soppresse nel 2015, in attuazione delle priorità strategiche della nuova giunta provinciale in tema di sanità e di valorizzazione delle esigenze delle popolazioni presenti nelle località periferiche della provincia.

 

Nelle sedi riattivate le attività verranno riorganizzate modulando l'accesso ambulatoriale in relazione agli specifici bisogni della popolazione di riferimento, ma anche in funzione del reperimento dei medici, con la conseguente possibilità di adottare soluzioni diversificate tra una sede e l’altra, oltre che variare l’intensità della risposta assistenziale in funzione del grado di risposta della popolazione al ripristino del servizio. Tra pochi giorni l'Azienda sanitaria provvederà alla pubblicazione degli incarichi carenti di continuità assistenziale.

 

"Il sindacato - dice il segretario - in linea di massima è d'accordo, ma devono spiegarci il piano che intendono portare avanti e nel rispetto della legge. Se non si trova un'intesa i medici non sono tutelati dal punto di vista assicurativo". 

 

Archiviata la mobilitazione della Cisl medici dopo 40 anni di storia, il primo e unico sciopero è quello del 1978 (Qui articolo) e le accuse sempre in materia guardie mediche (Qui articolo), il clima resta teso e si potrebbe assistere a un nuovo braccio di ferro tra le parti.

 

"La legge italiana è chiara - conclude Paoli - il rapporto è di 1 a 5 mila, si può aumentare l'organico del 30%, ma serve l'ok del sindacato di maggioranza. Se non venisse convocato il Comitato prima della riapertura delle sedi, saremmo e saremo obbligati a impugnare un atto amministrativo di rango inferiore rispetto al contratto nazionale e rivolgerci al Tar".

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