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Belluno, condannati 3 sottufficiali degli alpini: piantarono un chiodo nella spalla di un soldato

Sanzionati episodi di nonnismo in caserma, oltre a insulti e violenze rivolte a un sottoposto, i superiori però, benché condannati a otto mesi e 10 giorni se la cavano con la pensa sospesa e la non menzione disposta dal giudice

Pubblicato il - 14 September 2019 - 12:23

BELLUNO. Il motto del Settimo reggimento alpini è “Ad excelsa tendo” che tradotto suona come “Sempre più in alto”, probabilmente valido sia quando si sale in montagna ma anche quando si parla di levatura morale, questa volta però alcuni sottufficiali del reggimento, al contrario, sono caduti decisamente in basso.

 

Il tribunale di Belluno infatti ha condannato tre militari, un sergente e due caporal maggiori, a 8 mesi e 10 giorni, per il reato di violenza contro un inferiore previsto dal Codice penale militare in tempo di pace. Per quanto riguarda l’altro capo d’accusa minacce e ingiurie a un inferiore sono stati assolti.

 

I tre se la sono comunque cavata con la sospensione della pena sancita dalla giudice Angela Feletto che ha disposto anche la non menzione, impedendo in questo modo che terzi possano venire a conoscenza dei precedenti penali dei condannati.

 

Gli accusati dovranno inoltre risarcire le spese processuali e pagare un risarcimento danni di 2000 euro in favore della vittima, un 25enne di origini campane.

 

I tre militari di stanza alla caserma Salsa D'Angelo di Belluno erano accusati di aver compiuto vari atti di “nonnismo”, nonché violenze e soprusi ai danni del sottoposto, episodi avvenuti tra Belluno e Tolmezzo in un periodo che va dal 5 maggio 2016 e il giugno dello stesso anno.

 

Fra le altre cose i militari sono stati accusati di aver sottratto alla vittima una televisione di sua proprietà e nella stessa occasione di averlo percosso. In più vengono citati diversi episodi dove il 25enne venne ripetutamente insultato e umiliato.

 

In un’altra occasione vennero lanciati addosso al sottoposto sacchi dell’immondizia, dopodiché venne infilzato con un chiodo nella spalla dal sergente mentre gli altri due graduati lo tenevano bloccato impedendogli di reagire.

 

Discordanti, almeno in parte, alcune versioni fornite dagli otto testimoni, se alcune hanno confermato che il 25enne di origini campane fosse sistematicamente preso di mira altri hanno detto di non aver notato nulla di strano né in caserma, né durante gli addestramenti.

 

La difesa degli imputati aveva chiesto a gran voce l’assoluzione dei tre, “perché il fatto non sussiste” speranza che è stata disattesa con la sentenza di ieri, arrivata dopo più di due ore di camera di consiglio. Il difensore di parte civile Mario Palmirani si è detto molto soddisfatto perché “Finalmente giustizia è stata fatta”.

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