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FVG
14 giugno | 16:45

Tre poliziotti feriti e una celle devastata, ancora sangue e violenza in carcere: "Chi indossa la divisa dello Stato merita rispetto e tutele, non ci si può difendere a mani nude"

A Udine tre poliziotti penitenziari feriti in pochi giorni e il sindacato attacca: "Basta lasciare soli gli uomini e le donne dello Stato"

di Redazione

UDINE. "Ancora sangue e violenza nel carcere di Udine".

 

A denunciato è il Sappe, il principale sindacato per il personale della polizia penitenziaria, che parla apertamente di "un mese di giugno ad altissima tensione per il personale del carcere friulano, costretto ad operare in condizioni sempre più difficili e pericolose".

 

Gli ultimi due casi in ordine temporale sono particolarmente preoccupanti: "Un detenuto tunisino di circa quarant'anni, trasferito dalla Casa di Reclusione di Padova per motivi di sicurezza e ristretto in esecuzione di una sentenza definitiva per l'omicidio della moglie, lo scorso lunedì si è reso protagonista di una gravissima aggressione nei confronti di due appartenenti al Corpo. Dopo aver devastato completamente la propria cella, distruggendo mobilio, impianti e infissi e provocando danni per diverse migliaia di euro, ha aggredito gli agenti intervenuti per contenerlo: uno è stato morso ad una gamba, l'altro è stato colpito con uno sputo al volto. Entrambi hanno dovuto fare ricorso alle cure del pronto soccorso, riportando lesioni giudicate guaribili in diversi giorni. Ma la spirale di violenza non si è fermata".

 

"Nella mattinata odierna - scrive il sindacato riferendosi a oggi, domenica 14 giugno -, lo stesso detenuto, mentre rientrava dall'ora d'aria, senza alcuna apparente motivazione e con un gesto improvviso, ha colpito al volto un ispettore della polizia penitenziaria utilizzando un oggetto tagliente, presumibilmente una lametta da barba o un frammento metallico. L'ispettore ha riportato una profonda ferita alla guancia ed è stato trasportato al pronto soccorso, dove si è reso necessario applicare diversi punti di sutura. Il bilancio finale è drammatico: tre poliziotti penitenziari feriti, due dei quali ancora in convalescenza, e una cella completamente devastata. Solo la professionalità, il coraggio e la tempestività del personale intervenuto in supporto hanno evitato conseguenze ancora più gravi".

 

A denunciare con forza l'accaduto sono Massimo Russo, delegato nazionale del Sappe, e Giovanni Altomare, segretario regionale del Sappe Friuli Venezia Giulia, che esprimono piena solidarietà ai colleghi coinvolti e richiamano l'attenzione sulle condizioni sempre più critiche in cui il personale è chiamato ad operare.

 

"I poliziotti penitenziari di Udine hanno dimostrato ancora una volta straordinario senso del dovere e grande professionalità", hanno dichiarato Russo e Altomare. "Ma non è più tollerabile che il personale continui ad essere bersaglio di aggressioni, minacce e violenze mentre svolge il proprio servizio. Chi indossa la divisa dello Stato merita rispetto, tutela e strumenti adeguati per poter garantire sicurezza senza dover mettere a repentaglio la propria incolumità".

 

"Esprimo il mio sdegno e la mia totale vicinanza ai poliziotti aggrediti nel carcere di Udine", ha fatto loro eco Donato Capece, segretario generale del Sappe. "Da tempo denunciamo che il sistema penitenziario è al limite della sostenibilità. Non bastano i periodici richiami all'emergenza né i decreti svuota-carceri, che da soli non risolvono il problema. Serve una riforma strutturale dell'esecuzione penale, servono strumenti concreti ed efficaci per consentire al personale di fronteggiare detenuti violenti, servono dotazioni adeguate, protocolli operativi chiari e una risposta sanzionatoria certa nei confronti di chi continua a delinquere anche dietro le sbarre. Non si può pretendere che i servitori dello Stato affrontino a mani nude soggetti che non hanno alcuna remora ad aggredire chi rappresenta le istituzioni. La presenza di detenuti particolarmente violenti compromette la sicurezza degli istituti e mette quotidianamente a repentaglio l'incolumità del personale. Le istituzioni non possono continuare a voltarsi dall'altra parte: i poliziotti penitenziari non devono essere lasciati soli".

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