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Ferrari e Marini: ''Presidenza del Mart, un pasticcio''. Sgarbi all'attacco: ''Depensanti. Io, al contrario loro, non sono pagato. Panizza supersegretario''

Il critico d'arte: ''Sulla questione si è già espressa l'Autorità nazionale anticorruzione. La mia, una dimensione culturale e morale ignota ai due inutilmente e dannosamente pagati"

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 07 maggio 2019 - 06:01

TRENTO. Un "pasticcio". Così la consigliera provinciale del Pd Sara Ferrari (con il plauso su Facebook di Alex Marini, consigliere Cinque stelle) descrive i passaggi legati alla nomina del critico d'arte e parlamentare Vittorio Sgarbi alla presidenza del Mart (qui e qui articoli). "Un presidente senza deleghe è un consulente" dice la consigliera criticando la modifica di regolamento dell'ente per la quale è in programma un appuntamento in Quinta commissione consiliare. Marini: "Condivido la sua posizione". Sgarbi si difende citando il parere richiesto in merito alla nomina all'Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone e passa all'attacco: "La mia, una dimensione culturale e morale ignota ai due inutilmente e dannosamente pagati".

 

Il Mart è al centro del dibattito in questi giorni per le voci circolate sulla presunta nomina di un "supersegretario" che affiancherebbe proprio il presidente del Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Di domenica era la notizia che voleva che in corsa per questo ruolo potesse essere l'ex parlamentare ed ex assessore provinciale alla Cultura Franco Panizza. Un'ipotesi respinta, su Facebook e su L'Adige di lunedì, dall'assessore Mirko Bisesti: "Non se ne è mai parlato in giunta".

 

"Mentre si rincorrono gli scoop e le smentite rispetto ad un "supersegretario" trentino che dovrebbe/potrebbe supportare Sgarbi nella sua nuova avventura di presidente del Mart - recita una nota con cui prende posizione la consigliera Sara Ferrari (Pd) - non è purtroppo smentibile il pasticcio sul quale ci troveremo ad esprimere parere nella Quinta commissione consiliare. Visto infatti che, come ampiamente noto a tutti, Sgarbi è incompatibile con il ruolo di presidente del Mart, perché come parlamentare non può esercitare deleghe nel Cda di un museo come quello di Rovereto, la giunta si è affrettata a modificare il regolamento dell’ente per togliere ogni potere gestionale al suo presidente ed aggirare così la normativa".

 

"Come? - spiega la consigliera del Partito democratico - Modificando l'organizzazione e il funzionamento del museo, chiarendo che "la carica di Presidente non dovrà comportare l’esercizio di deleghe gestionali dirette" e suffragando una simile dichiarazione asserendo "che lo statuto contempla [già] da un lato la figura del direttore […], e dall'altro il consiglio di amministrazione". Con buona pace della semplificazione e del merito, ci ritroveremo dunque tutti in Commissione per valutare una modifica che è ridicola e sbagliata (perché stabilisce che il presidente del Mart non può gestire nulla del proprio museo); con una motivazione anch'essa ridicola e sbagliata (perché tutti gli enti hanno un Cda e un direttore, e non per questo il presidente risulta privo di deleghe)".

 

Sempre Ferrari: "Per chiarire che il presidente del Mart nel suo Cda con conterà proprio più nulla, il regolamento del museo verrà modificato sopprimendo le parole "in caso di parità prevale il voto del presidente" e sostituendole con "in caso di parità la proposta si ritiene respinta"… proprio un bel lavoro. Nel nuovo governo del cambiamento le istituzioni trentine vengono rimodellate, le regole riscritte perché si adattino ai profili delle celebrità che la giunta ha scelto. Non ci presteremo a questa pagliacciata".
 

Una presa di posizione sostenuta da Marini (M5S): "Oggi la consigliera provinciale Sara Ferrari si è espressa con forza contro la nomina di Vittorio Sgarbi alla presidenza del Mart di Rovereto. Si tratta di una posizione che io stesso ho assunto da tempo e che quindi non posso che condividere in pieno. Il fatto che la maggioranza provinciale abbia imposto politicamente Sgarbi come presidente del Mart e abbia modificato le regole del gioco pur di arrivarci è la prova provata di quanto vado dicendo dal giorno in cui il nome del noto politico è diventato di dominio pubblico come prescelto di Fugatti".

Il consigliere pentastellato definisce la scelta della maggioranza come "caparbia e irragionevole" e parla di "un evidente aggiramento della norma nazionale" per plaudere poi "alla scelta di Sara Ferrari di prendere una posizione netta sulla questione, discostandosi così dalla linea accondiscendente scelta dal suo partito".

 

Chiamato in causa, Sgarbi si rimette al parere di Cantone richiesto il 20 febbraio scorso. La risposta del presidente dell'Autorità risale al 3 aprile: "Il consiglio dell'Autorità - recita la conclusione - nell'adunanza del 3 aprile 2019, ha deliberato l'insussistenza, nel caso in esame, di ipotesi di violazione del decreto legislativo numero 39/2013, a condizione che non vengano attribuite al presidente del consiglio di amministrazione del Mart specifiche deleghe gestionali".

 

Un punto su cui, raggiunto al telefono da ildolomiti.it, Vittorio Sgarbi insiste, sottolineando la gratuità del proprio incarico. "Non sono previste deleghe per il presidente da un punto di vista finanziario. Legga il parere di Cantone" afferma.

 

E continua, indignato, facendo riferimento alla presa di posizione dei due: "La questione delle incompatibilità è stata risolta ampiamente da Cantone. Scrivano a lui. Le deleghe operative sono in capo al direttore, il presidente dà l'indirizzo. Quindi questa è tutta un'invenzione. L'unica cosa vera è che io non prendo una lira. Ringrazino il cielo che hanno Sgarbi gratis. Che, invece che non avere deleghe, non ha stipendio: questo è il concetto vero. Ne trovino uno di Vittorio Sgarbi che non prende una lira e lavora gratis".

 

"Sul parere dell'Autorità - prosegue il presidente del Mart - c'è scritto tutto in maniera chiarissima. Tra l'altro non c'era scritto che io non dovevo prendere lo stipendio. Quindi io ho rinunciato allo stipendio ad abundantiam".

 

Quindi l'affondo, in pieno stile Sgarbi: "Tra i depensanti in carica nel consiglio provinciale del Trentino, lautamente pagati per la loro assoluta incompetenza, ci sono tale Sara Ferrari del Pd, partito disperso, e tale Alex Marini del movimento Cinque stelle, ridotte a due. Uniti nella loro caparbia ignoranza nel contrastare il perfetto parere di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, il quale ha indicato che "l’incarico di presidente del Mart non ha deleghe gestionali" (al di là della mia persona), in quanto non è "amministratore di ente pubblico", funzione delegata al direttore del Mart, che è "ente pubblico non economico senza fini di lucro, istituito allo scopo di custodire, conservare, valorizzare e promuovere lo studio e la conoscenza dell’arte moderna e contemporanea", come ai due depensanti non sarebbe consentito per la loro acclarata e locupletata incompetenza. In maniera precisa  Cantone ha stabilito che "circa l’incarico di presidente del Cda del Mart, il regolamento non prevede  attribuzioni gestionali". Mi pare chiarissimo: per qualunque presidente, non per me che, rispetto ai due depensanti, non percepisco stipendio, né indennità, in una dimensione culturale e morale ignota ai due inutilmente e dannosamente pagati (6.000 euro più rimborsi vari). La posizione di Cantone è chiarissima e tombale per i due inetti che, non sapendo leggere, chiamano "pagliacciata" la sentenza di Cantone. Spero che li denunci. Con i loro argomenti inesistenti essi si rivelano onanisticon la destra e con la sinistra. Io, prestando il mio impegno gratuitamente, rispetto a loro (con i loro 6.000 euro più rimborsi) sono stato non "imposto politicamente", ma scelto culturalmente, per chiara fama, come a loro non sarebbe mai toccato, nel buio in cui annaspano le loro menti ottenebrate".

 

A chi gli chieda delle voci che parlano di un "supersegretario" Sgarbi risponde, confermando indirettamente le voci circolate sull'ex assessore provinciale: "Non c'entra niente con questo, è un mio vecchio amico, bravo che ha detto che essendo un dipendente provinciale può essere comandato lì. Ma è una cosa che valuteremo con Fugatti, fa parte della bontà dell'immagine di Panizza, che è in buoni rapporti con tutti. Sul suo nome non c'è nessuna trepidazione personale. Ce ne può essere una politica perché è parte del Patt, ma è una situazione che dovrà risolvere il presidente con la giunta. Non è un problema mio. Sul piano umano e delle qualità io le riconosco e le riconosco a tutti. Poi che la cosa sia opportuna o meno ci penseranno loro, ma non è una proposta mia".

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