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Il padre fu prigioniero in Emilia durante la Grande Guerra, ora uno storico contatta la figlia a Caldonazzo: ''Le ho raccontato la storia del suo papà''

Montipò ha ricostruito le vicende di Eugenio Girardi in un libro sul campo di Scandiano. Poi è riuscito a trovare i suoi parenti: ''Abbiamo unito i ricordi''

Foto tratte dal blog di Marco Montipò
Pubblicato il - 05 March 2019 - 17:08

TRENTO. Quando la storia si intreccia con il presente, quando una ricerca di un appassionato ricostruisce un ricordo di famiglia e crea ponti tra due paesi e regioni. È successo davvero: la ricerca è quella dello storico Marco Montipò, di Scandiano (Reggio Emilia) che, studiando la storia del campo di prigionia del suo paese, si è imbattuto nella vicenda personale del trentino Eugenio Girardi. Dopo averla scritta in un libro, sabato l'ha raccontata alla figlia Agnese.

 

Il libro si intitola "Scandiano e la Grande Guerra" ed è stato pubblicato da Terra e Identità in occasione del centenario del conflitto mondiale. Si tratta di una raccolta delle storie di alcune persone imprigionate nel campo che c'era appunto a Scandiano.

 

"Era il campo di prigionia più grande della regione - spiega Montipò - e di rilievo nazionale, visto che nel suo massimo è arrivato a contare circa 1.400 prigionieri. Ma di chi c'è stato si è sempre saputo poco, perciò ho deciso di condurre delle ricerche più approfondite".

 

Degli studi che hanno portato Montipò a leggere i diari di Francesco Zanettin, un soldato originario di Tonadico autore di un vero e proprio Zibaldone in cui è contenuta la cronaca della sua prigionia. "Vi si legge anche un elenco dei trentini che erano a Scandiano" racconta l'esperto.

 

Dopo aver seguito le tracce di Zanettin ("Ho anche conosciuto il nipote, che mi ha mostrato le incisioni nel legno del nonno")  Montipò ha deciso di spostare la sua attenzione sulla vicenda di un soldato il cui nominativo era proprio contenuto nei diari di Zanettin, Eugenio Girardi.

 

"Ho trovato il suo nome citato e ho iniziato la mia ricerca in Trentino, anche alla curia, all'anagrafe - fa sapere lo storico - Poi ho trovato la sua figlia Agnese a Caldonazzo. Lei sapeva solo che "babbo era stato in prigionia", quindi le ho portato il mio libro e alcuni documenti e riviste che l'aiutassero a ricostruire la sua storia".

 

Sabato l'incontro a Caldonazzo: "Assieme alla figlia di Eugenio ho incontrato, il suo marito e la sua figlia con il fidanzato. Mi hanno portato a vedere il mulino dove Eugenio ha lavorato tutta la vita dopo essere tornato da Scandiano. Era molto conosciuto come mugnaio. La figlia Agnese mi ha anche fatto vedere una sua fotografia: non sapevo che faccia avesse ed è stato un bel momento".

Ma andiamo con ordine. "Girardi fu fatto prigioniero nel 1915 nella Seconda battaglia dell'Isonzo e liberato nel marzo 1917 - racconta lo storico - Ci fu un decreto ministeriale che fece sì che i trentini non ostili potessero godere di una libertà condizionata e fossero ospitati in paese. Ed è proprio questo il primo documento in cui mi sono imbattuto nella ricerca. Eugenio non combatté la guerra, ma la trascorse nel mio paese. A salvarlo fu la conoscenza della lingua italiana perché, come mi ha raccontato la figlia, di fronte al "nemico italiano" con i compagni alzò le mani e disse di essere italiano. Una decisione presa da una giovane recluta andata per forza in guerra, presa dopo aver visto tante persone morire".

 

A Scandiano fu "trattato bene", come riportano i documenti: "I trentini e gli istriani godevano di alcuni privilegi. Alcuni tra loro, tra cui forse Girardi - racconta sempre Montipò - tornando da prigionieri verso il monte la sera vedevano la figlia di un ufficiale che aveva due bimbe. Le costruivano dei piccoli giocattoli e scambiavano qualche battuta in italiano".

 

Dopo la fine della guerra Girardi tornò in Trentino, si sposò e tornò al suo lavoro. "Ebbe due figli, che sono riuscito a contattare" racconta lo storico. Che ora sta proseguendo la sua ricerca sui prigionieri di Scandiano durante la Grande Guerra sulle tracce di un altro nome contenuto nei diari di Zanettin. "Sto cercando i discendenti di un altro trentino, Lamber Fioravante, di Levico. Mi piacerebbe poter ricostruire anche la sua storia e magari incontrare i suoi parenti".

 

L'appello, ça va sans dire, è a chiunque conosca la storia di Fioravante o i suoi familiari di contattare Montipò (qui il suo blog con la storia di Girardi).

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