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La Cisl medici manda ko Apss e Provincia, Paoli: ''Per il giudice il maxi ambulatorio di Trento Sud non è un'aggregazione funzionale territoriale''

Il sindacato incassa una sentenza pesantissima. Paoli: "Una ragione schiacciante. Arriva una vittoria storica che apre diverse questioni: i medici hanno ricevuto delle indennità suppletive per far parte dell'Aft e ulteriori risorse, il rischio concreto è quello del danno erariale e tutto quanto può conseguirne. Ora aperte le partite su ex guardie mediche e tirocinanti in pronto soccorso"

Di Luca Andreazza - 18 aprile 2019 - 21:19

TRENTO. "Il giudice del lavoro del tribunale di Trento, Giorgio Flaim, conferma che il maxi ambulatorio di viale Verona non è un'aggregazione funzionale territoriale", festeggia Nicola Paoli, segretario della Cisl medici, che aggiunge: "Ora palla al centro e inizia il secondo tempo. Adesso le prossime sfide sono quelle sulle guardie mediche e sull'ipotesi degli studenti tirocinanti in pronto soccorso".

 

Dopo aver archiviato la mobilitazione della Cisl medici dopo 40 anni di storia, il primo e unico sciopero è quello del 1978 (Qui articolo), il sindacato incassa una sentenza pesantissima. " Il 95% degli iscritti alla medicina generale aveva scioperato contro l'azienda. Anche le nostre spese legali - dice Paoli - devono essere pagate dall'Apss a testimonianza di una ragione schiacciante. Arriva una vittoria storica che apre diverse questioni: i medici hanno ricevuto delle indennità suppletive per far parte dell'Aft e ulteriori risorse, il rischio concreto è quello del danno erariale e tutto quanto può conseguirne. Ci siamo battuti per il rispetto del contratto: noi siamo i primi a rispettare gli accordi, anche le parti negativi, ma quelle positive non possono essere tolte così".

 

Il maxi ambulatorio di viale Verona non è una aggregazione funzionale territoriale come previsto dagli accordi nazionale e provinciale, quindi i medici di base di Trento, inseriti obbligatoriamente nell'edificio, non sono vincolati a far parte della struttura e non sono tenuti a prestare attività medica nella struttura.

 

"Non incolpiamo delle decisioni a suo tempo prese la giunta provinciale - evidenzia il segretario della Cisl - ma il direttore generale dell'azienda sanitario, che potrebbe aver forzato la mano al presidente Fugatti nell'annunciare l'apertura dell'Aft, struttura che poi non si è rivelata tale. Un'uscita improvvida in quanto è stato deliberato in modo difforme rispetto a quanto previsto negli accordi".

 

E la tensione resta alta, la partita aperta è quella del potenziamento del servizio di continuità assistenziale, le ex guardie mediche. La decisione della giunta è quella di aumentare il numero dei medici, che passano da 108 a 124 con il conseguente abbassamento del rapporto medico-popolazione da 1 a 5 mila residenti a 1 ogni 4.350. Non solo, si prevede la riapertura delle sedi soppresse quattro anni fa (Qui articolo). 

 

"Il sindacato - dice il segretario - in linea di massima è d'accordo, ma devono spiegarci il piano che intendono portare avanti e nel rispetto della legge. Se non si trova un'intesa i medici non sono tutelati dal punto di vista assicurativoSenza il nostro via libera non può essere deliberato il provvedimento. Ribadiamo per l'ennesima volta che prenderemo in considerazione il potenziamento del numero delle ex guardie mediche solo dopo un confronto con la parte pubblica in assessorato in Comitato provinciale per la medicina generale, senza il quale la scelta della giunta deve ritenersi illegittimo e solo propagandistico".

 

Un altro nodo è quello di inserire gli studenti di formazione medicina generale nel pronto soccorso. "Un provvedimento - conclude Paoli - che rischia di danneggiare gli studenti mentre potrebbero piovere denunce sull'azienda sanitaria in caso di errori. La Provincia deve convocarci in Comitato e presentare il progetto. Se non veniamo ascoltati, siamo pronti a ricorrere al Tar per le guardie mediche e per l'utilizzo delle giovani leve e ci verrà dato nuovamente ragione". Il braccio di ferro va avanti.  

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