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La Corte dei Conti chiede 10 milioni di euro alla giunta Rossi per l'ex Artigianelli di Pergine

La vicenda riguarda la permuta di immobili tra la Provincia a guida centrosinistra e l'Istituto Pavoniani. A far accendere la miccia il passaggio dell'ex Artigianelli a Susà di Pergine all'amministrazione provinciale. L'ex assessore Gilmozzi: ''Forniremo le controdeduzioni. Abbiamo la massima fiducia nella magistratura''

Di Luca Andreazza - 02 dicembre 2019 - 19:58

TRENTO. Terremoto per l'ex Giunta Rossi che potrebbe trovarsi a pagare un conto intorno ai 10 milioni di euro. Questa sarebbe la richiesta della Corte dei conti e la vicenda riguarda la permuta di immobili tra la Provincia a guida centrosinistra e l'Istituto Pavoniani. A far accendere la miccia il passaggio dell'ex Artigianelli a Susà di Pergine all'amministrazione provinciale. Un'operazione che sembrava buona nel complesso ma per la quale la magistratura contabile vorrebbe vederci più chiaro.

 

"Forniremo le controdeduzioni, le stime delle varie operazioni sono state confermate anche dalle Agenzie territoriali preposte. Abbiamo la massima fiducia nella magistratura, il procuratore ci chiede ulteriori elementi di valutazione, un nostro dovere fornire le chiavi di lettura, le motivazioni e tutti i passaggi richiesti per fare piena luce", questo il commento dell'ex assessore Mauro Gilmozzi. Dichiarazioni che vengono poi riprese da tutti gli altri politici dell'esecutivo in carica dal 2013 al 2018.

 

Si parla di un immobile centrale in diverse interrogazioni in piazza Dante da una decina di anni, tanto che nel 2012 l'ex sindaco e consigliere provinciale Renzo Anderle in quota Upt aveva chiesto un'accelerazione per il risolvere il "caso Artigianelli": i padri pavoniani erano, infatti, intenzionati ad alienare l'immobile in quanto non accoglieva più attività dall'estate 2010, quando già aveva preso corpo l'idea dell'acquisto da parte della Provincia. 

 

Operazione che si concretizza il 22 dicembre 2014 (deliberazione n. 2360), quando la Giunta aveva autorizzato la stipula di contratto di permuta tra la Provincia e l'Istituto Pavoniano Artigianelli: piazza Dante acquistava la proprietà dell'immobile a Susà di Pergine con il piazzale a valle, quindi contestualmente disponeva il trasferimento ai padri di parte dell'edificio in piazza Fiera a Trento

 

Ci sono ovviamente le perizie per definire la permuta: il Servizio gestioni patrimoniali stimava l'immobile in Valsugana per un valore pari a 5.742.000 euro al netto delle servitù, mentre gli uffici in piazza Fiera, comprensivo della servitù passiva a favore delle restanti realità dell’Istituto Pavoniano Artigianelli vengono valutati a 4.251.000 euro. L'accordo viene dichiarato accettato per il valore della permuta, senza conguaglio, per l'importo complessivo a 4.251.000 euro oltre eventuali oneri fiscali. Insomma, la Provincia sembra aver risparmiato 1 milione e mezzo, ma ora i 4 milioni verrebbero richiesti alla ex giunta provinciale.

 

I riflettori si accenderebbero, in particolare, sullo stato di abbandono, come segnalato anche da una interrogazione del 2015 dell'allora consigliere di minoranza Claudio Cia di Agire ("A dieci mesi dalla citata delibera, lo stato di abbandono è totale. [...] Tale situazione, oltre ad essere originata dalla colpevole incuria di chi avrebbe dovuto garantire sino ad ora la sicurezza e la conservazione dell’area, pone seri dubbi circa l’utilità dell’operazione di permuta sopra richiamata. La Provincia ha acquisito un immobile la cui valutazione, a suo tempo effettuatadovrebbe evidentemente essere oggetto di una revisione"), senza dimenticare quelle di Filippo Degasperi del Movimento 5 stelle ("Oltre ad assumere contorni farseschi, l’operazione si classifica come 'sostegno' ad un ente che già riceve direttamente circa 2,5 milioni l’anno per il servizio di formazione professionale nel settore delle arti grafiche"), Claudio Civettini e Nerio Giovanazzi (Civica Trentina).

 

 

Lente di ingrandimento sull'edificio in piazza Fiera che ospitava alcuni uffici dell’amministrazione. Conclusa l'operazione il personale trasloca all'ex Inail in piazza Venezia. Lì la Provincia è in affitto, ma l'immobile è più grande e così prende corpo una razionalizzazione che porta diversi servizi sparsi in giro per il territorio a trovare spazio in quell'edificio per un risparmio stimato sul personale di circa il 20% complessivo per le casse pubbliche. Da qui, però, la magistratura contabile ipotizzerebbe un milione di euro per i cinque anni di legislatura, ecco che il conto salirebbe a 10 milioni.

 

Una vicenda complessa, in quanto il destino dell'ex Artigianelli di Susà è oggetto di un protocollo d'intesa, poi, tra la Provincia e l'amministrazione di Pergine. Nel mirino della magistratura contabile ci sarebbero anche i tempi lunghi per trovare una destinazione d'uso. La Corte dei conti bene fa a voler approfondire la questione per escludere un danno alla collettività anche se è chiaro che in questo caso le tempistiche possono dilungarsi tra bandi, appalti, decisioni strategiche per determinare il destino di un immobile tanto grande. Un percorso è stato avviato per decidere il futuro di un'area con un volume da circa 55 mila metri cubi e che vede le amministrazioni agire a diversi livelli. Si parla di scelte politiche. 

 

E come riporta il Giornale del Comune, questi sono interventi che possono cambiare il volto del paese per i prossimi decenni, senza dimenticare che nell'introduzione alla discussione per il Prg 2030 nel perginese: "I temi oggetto di analisi e valutazione saranno molteplici: revisione del piano dei centri storici, spazio edificato e rigenerazione urbana, agricoltura e valorizzazione degli spazi aperti, aree produttive e commerciali, programmazione strategica di aree e servizi pubblici e necessità di sostegno e sviluppo della vocazione turistica e ricreativa del nostro territorio sono i principali temi di cui la variante generale si dovrà occupare, senza dimenticare gli obiettivi del protocollo d’intesa tra Comune e Pat la cui attuazione auspichiamo possa consentire la risoluzione di situazioni complesse che rappresentano delle ferite ancora aperte per il nostro territorio (ad esempio il vecchio Villa Rosa, l’area ex Cederna nonché il compendio ex Artigianelli)".

 

E il Comune è pronto anche al piano B. "Le modifiche di destinazione urbanistica dei vari compendi dovranno chiaramente essere compatibili con le infrastrutturazioni esistenti, non dovranno essere impattanti da punto di vista volumetrico e consentire un risparmio di territorio. Allo stesso tempo, se i tempi di concretizzazione dell’intera operazione attraverso il protocollo fossero troppo lunghi o farraginosi, si stanno esplorando altre possibilità di realizzazione delle due opere che interessano l’Amministrazione, ovvero scuola e centro natatorio, con altre modalità" (Giornale di Pergine - agosto 2018). 

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