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Le date sbagliate: l'incontro di Mattarella con il presidente austriaco per i 50 anni del Pacchetto e la negazione del diritto altoatesino a sentirsi a casa

La scelta della data del 23 novembre per l'incontro a Castel Tirolo tra il presidente della Repubblica Mattarella e il suo omologo austriaco Van der Bellen è ricaduta sull'anniversario dell'approvazione del Pacchetto da parte del Congresso straordinario dell'Svp. Ma così non si rischia di alimentare un'idea dell'autonomia non come modello di convivenza quanto come identificazione tra etnia-partito-istituzione?

Di Davide Leveghi - 18 novembre 2019 - 17:27

BOLZANO. Sono passati cinquant'anni dall'approvazione del Pacchetto con cui si diede il contributo decisivo alla questione altoatesina, e in occasione di questa ricorrenza sabato 23 novembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrerà a Castel Tirolo il suo omologo Alexander Van der Bellen. Grande attesa, dunque, per un incontro mai banale tra i presidenti di due Paesi storicamente contrapposti, e tuttora protagonisti di qualche schermaglia più elettorale che altro.

 

La visita del presidente Mattarella, però, non si esaurirà nel semplice incontro con Van der Bellen nello scenario dello storico maniero medievale in Val d'Adige. In cartello, infatti, sono previsti anche dei passaggi presso il nuovo memoriale di via Resia costruito in ricordo delle migliaia di deportati transitati per il Durchgangslager bolzanino e presso la lapide di via Vanga dedicata al maestro Franz Innerhofer, unica vittima della “domenica di sangue” dell'aprile 1921.

 

In quella giornata di 98 anni fa, i fascisti, accorsi a centinaia nella città di Bolzano, intervennero con lanci di granate e fucilate ad una manifestazione di sudtirolesi, organizzata in contemporanea con un plebiscito a Innsbruck sulla possibilità per l'Austria di annettersi alla Germania e per l'apertura della Fiera. L'attacco al corteo in costume creò il panico, e nel fuggi fuggi generale il maestro di Marlengo Franz Innerhofer, intento a mettere in salvo la propria scolaresca, venne colpito da un colpo d'arma da fuoco alla schiena.

 

L'esercito intervenne con colpevole ritardo, la connivenza nei confronti dei fascisti era ormai pratica diffusa in tutta la penisola. Nessuno di conseguenza pagò per l'uccisione di Innerhofer, che entrò immediatamente nel novero dei “martiri” dell'ingiustizia storica subita dai sudtirolesi, “strappati” dalla propria madrepatria.

 

L'importanza dei luoghi scelti per la visita del presidente della Repubblica, pertanto, non solo si lega alla matrice antifascista della Costituzione italiana ma anche al rispetto di una minoranza vessata per larghi tratti della sua storia tra i confini nazionali. Un omaggio che, nella scelta della data, denuncia però una certa tendenza distorta a considerare l'autonomia non come un modello di convivenza quanto come una vittoria della Volkspartei sullo Stato italiano.

 

Il 23 novembre 1969, infatti, in un sofferto Congresso straordinario al Kursaal di Merano, il partito sudtirolese approvava con un risultato risicato il cosiddetto “Pacchetto”, l'insieme di 137 provvedimenti con la cui attuazione si doveva risolvere la questione altoatesina. Un passaggio decisivo, giostrato abilmente dall'inesauribile Obmann Silvius Magnago (qui l'articolo), con si dava il via libera all'approvazione del seconda Statuto d'autonomia del 1972.

 

“Mi sembra il caso di evidenziare – commenta lo storico bolzanino Giorgio Delle Donne – che la data non corrisponde né all'approvazione del nuovo statuto da parte del Parlamento italiano, né all'approvazione del Pacchetto da parte del Parlamento austriaco, ma corrisponde all'anniversario dell'approvazione del Pacchetto da parte del Congresso straordinario di Merano. In questo modo si continua con la settantennale politica che porta a confondere l'istituzione provinciale con il partito etnico di raccolta, identificando etnia-partito-istituzione”.

 

Una cosa simile si è verificata lo scorso secolo in quelli che definiamo 'regimi totalitari' – conclude caustico Delle Donne – non stupiamoci poi se gli altoatesini (abitanti di lingua italiana dell'Alto Adige) continuano a considerarsi un corpo estraneo del panorama politico ed istituzionale locale”.

 

L'inclusione degli italofoni soffre proprio di questa visione dell'autonomia non tanto come modello di risoluzione dei conflitti etnici e di convivenza, ma come di uno scacco sudtirolese – e austriaco, in quanto potenza tutrice della minoranza tedescofona – allo Stato italiano. Una visione che forse lo stesso presidente della Repubblica avrebbe potuto smentire mediante la scelta di altra data, visti anche gli ultimi sgradevoli fatti giunti sotto i riflettori della stampa nazionale – su tutti la questione della sostituzione di 'Alto Adige' con 'provincia di Bolzano' (qui e qui gli articoli) o quella del doppio passaporto (qui e qui gli articoli).

 

Durante l'incontro, il cui inizio è previsto attorno alle 11.30 di sabato 23 novembre, i due capi di Stato discuteranno di svariati temi, tra cui appunto quello della concessione del doppio passaporto ai cittadini sudtirolesi, ritornello ciclico (e infinito) con cui si aizzano gli animi al di qua e al di là del Brennero.

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