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Altoatesini, volete il doppio passaporto? La risposta è no. Rovinerebbe la convivenza tra i gruppi linguistici

Un sondaggio commissionato dall'Istituto Michael Gasmair e presentato oggi a Vienna dimostra come la maggioranza della popolazione altoatesina non considera il doppio passaporto una soluzione positiva. Senza sostanziali differenze tra i gruppi linguistici, la misura è considerata lesiva della qualità della convivenza costruita con tanta fatica

Di Davide Leveghi - 23 ottobre 2019 - 19:33

BOLZANO. La storia del doppio passaporto torna ciclicamente a scaldare gli animi delle destre altoatesine e nazionali (qui l'articolo). Ma al di là dei proclami elettorali, pochi si sono chiesti se effettivamente gli abitanti dell'Alto Adige gradissero questa soluzione. La risposta a questa domanda l'ha data l'Istituto di ricerca sociale e demoscopia Apollis di Bolzano per conto della società Michael Gasmair.

 

Il progetto di ricerca, condotto dal professor Max Haller, dal dottor Hermann Atz e dai professori Günther Pallaver e Francesco Palermo, presentato oggi in una conferenza stampa a Vienna, pare smentire l'ipotesi che la stragrande maggioranza della popolazione della provincia di Bolzano voglia ottenere oltre a quella italiana anche la cittadinanza austriaca.

 

A pagare lo scotto di una soluzione del genere, infatti, sostengono gli altoatesini, sarebbe la convivenza tra i gruppi, ottenuta a un prezzo troppo alto per rimetterla in discussione. La ricerca, condotta su un campione stratificato di 700 persone maggiorenni – 446 di lingua tedesca, 217 di lingua italiana, 33 di lingua ladina, 1 di un altro gruppo e 3 che si sono rifiutati di rispondere – non ha mostrato grande differenza tra i gruppi linguistici.

 

La prima domanda a cui è stato sottoposto il campione ha riguardato l'approvazione o meno della soluzione del doppio passaporto. Per la maggioranza degli intervistati, quasi i due terzi, l'idea non è buona. Solo un quarto invece sostiene che sia idea buona o molto buona.

 


 

A dimostrarsi contrari sono soprattutto gli italofoni, ma la forbice con il gruppo di lingua tedesca non è poi così larga come ci si potrebbe aspettare.

 


 

La convivenza, secondo gli intervistati, finirebbe infatti per risentirne laddove si decidesse di dar luce alla “politica del doppio passaporto”. Solo il 10% del campione complessivo considera che la qualità della convivenza tra gruppi in Alto Adige ne gioverebbe, mentre simile è la percentuale di chi non sostiene che la convivenza subirebbe un danno e di chi invece considera che la peggiorerebbe.

 


 

La ripartizione di queste risposte per gruppi linguistici dimostra un'altra volta l'infondatezza del senso comune che vuole i tedeschi compattamente anti-italiani. Solo per una minoranza ristretta dei tedescofoni, difatti, gli effetti del doppio passaporto sarebbero positivi. Maggiore è quella degli italiani. Dall'altra è pressoché identica la percentuale tra i due principali gruppi linguistici della provincia di coloro che si aspettano conseguenze negative.

 


 

La terza domanda proposta al campione chiedeva all'intervistato se, laddove fosse possibile, richiederebbe la cittadinanza austriaca. La maggioranza rifiuterebbe l'offerta.

 


 

La differenza tra i gruppi linguistici anche su questo quesito è minima (68% degli intervistati di lingua italiana contro il 58% di quelli di lingua tedesca).

 


 

Un ultimo quesito, infine, dimostra la contrarietà della maggioranza dei cittadini della provincia al doppio passaporto oltre alla consapevolezza delle possibili conseguenze. Alla domanda “Rinuncerebbe alla fine alla cittadinanza austriaca aggiuntiva se fosse prevedibile che questa possibilità possa mettere in pericolo la convivenza pacifica dei gruppi linguistici?” il 43% risponde “Sì, in ogni caso”, il 27% “Sì, in determinate circostanze” e solo il 9% lo richiederebbe comunque.

 

Gli intervistati di lingua tedesca rispondono meno frequentemente “Sì, in ogni caso” (36% contro 62% di lingua italiana”, ma se si includono coloro che lo richiederebbero in determinate circostanze, la differenza tra i gruppi sparisce. Tra coloro che non rinuncerebbero in ogni caso v'è l'11% dei sudtirolesi di lingua tedesca e il 7% degli altoatesini di lingua italiana.

 

Tale ricerca, in conclusione, mostra come la popolazione dell'Alto Adige sia decisamente più matura di quanto non dimostrano le cicliche polemiche sui temi caldi, dalla toponomastica allo stesso doppio passaporto. Non ultima la questione del documento in cui la dizione “Alto Adige” veniva cambiata con quella “Provincia di Bolzano”, ritirata tra l'altro con una delibera ad hoc dal governatore Arno Kompatscher.

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