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Serata Bisesti-Segnana, le lettere dei cittadini: ''Malmenata anche una donna incinta. Gli assessori dovrebbero scusarsi''

Porte sbarrate dall'ingresso e impossibilità di accedere, come testimoniano alcuni cittadini. Già prima che la situazione sfuggisse di mano tra botte, manganellate e cariche delle forze dell'ordine contro studenti, universitari, anziani e professori, persone come tante che si erano recate in piazza Dante per ascoltare il convegno

Pubblicato il - 23 marzo 2019 - 19:53

TRENTO. Il day after al convegno organizzato dal duo Bisesti-Segnana in Provincia resta teso. Non solo la politica si scontra per un avvenimento grave nella sede dell'autonomia tra accuse reciproche (Qui articolo), sono tanti i cittadini che chiedono chiarimenti per quanto successo, per quello che sarebbe dovuto essere un incontro aperto al pubblico,pubblicizzato come tale e che nella realtà dei fatti si è rivelato fin da subito blindato.

 

 

Porte sbarrate dall'ingresso e impossibilità di accedere, come testimoniano alcuni cittadini. Già prima che la situazione sfuggisse di mano tra botte, manganellate e cariche delle forze dell'ordine contro studenti, universitari, anziani e professori, persone come tante che si erano recate in piazza Dante per ascoltare il convegno e magari porre qualche domanda, esprimere un'opinione.

 

Diverse anche le lettere di cittadini arrivate al nostro quotidiano e che pubblichiamo in forma integrale

 

"Sono un cittadino che era presente ieri all’interno del palazzo della Provincia dove sono avvenute le cariche. Scrivo per segnalare e precisare alcune cose: oltre all’ovvietà del modo pacifico con cui stava avvenendo la nostra espressione del diritto all’informazione e il nostro dissenso, l’ordine di disperderci è stato dato in un contesto in cui si metteva a rischio l’incolumità di tutti i presenti.

 

I manganelli sono stati tirati fuori e usati ma devo anche difendere l’operato di una parte delle forze dell’ordine che hanno fisicamente impedito ad altri colleghi dipestare”, capendo la pericolosità e dimostrando seppure in una situazione di alta tensione, la loro professionalità

 

 

Detto questo sarei molto curioso di sapere chi è stato il genio che ha ordinato al responsabile di pubblica sicurezza di sgomberare in quel modo una sede provinciale che dovrebbe essere anche del cittadino, per non parlare poi del dipendente provinciale dello stesso palazzo che si è rivolto a noi bestemmiando come uno scaricatore di porto dicendo che noi non avevamo il DIRITTO di stare lì.

 

Entrambi immagino non subiranno conseguenze per il loro operato.

Buon lavoro e buona giornata, grazie

Maurizio Avi".

 

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"La presente per riportare l'accaduto durante la serata del 22/03/2019 a Trento in occasione dell'incontro pubblico, aperto a tutta la cittadinanza, organizzato e promosso dalla Provincia Autonoma di Trento presso la sede in piazza Dante, denominato Donne e Uomini, bellezza della differenza”.

 

Finito di lavorare, nel tardo pomeriggio, mi recavo per incontrare la mia compagna (assieme alla sorella appena maggiorenne) che desiderava partecipare al suddetto incontro come auditrice in qualità di libera cittadina, volenterosa di informarsi e dibattere su tematiche tanto sentite e coinvolgenti anche rispetto alla sua professione.

 

Giunta sul posto un'ora circa prima di me, provava ad accedere alla sala dove si teneva l'assemblea pubblica, ma le veniva impedito costringendola a stanziare nei corridoi adiacenti (ove per altro non era udibile il dibattito), circondata dalle forze dell'ordine, giunte per tutelare la pubblica sicurezza viste le legittime, annunciate e più che prevedibili contestazioni promosse da differenti associazioni e organizzazioni.

 

Le unità di Polizia e Carabinieri poste all'entrata principale dell'edificio mi impedivano di congiungermi alla mia compagna suggerendo che era meglio per la mia incolumità che restassi fuori; di lì a pochi minuti la mia fidanzata mi comunicava telefonicamente che era stato ordinato lo sgombero e le forze dell'ordine stavano spintonando anche con energica violenza i malcapitati.

 

Non appartenendo ad alcuna associazione politica, ed essendo solamente colpevole di aver voluto partecipare ad un'assemblea aperta alla cittadinanza promossa e pubblicizzata dall'ente pubblico, si trovava ugualmente coinvolta nel parapiglia conseguente allo sgombero, evitando fortunatamente gli spintoni ed i colpi inflitti dalle forze dell'ordine in azione, prontamente allontanandosi.

 

Nell'attesa di ricongiungermi alla fidanzata, trovandomi all'esterno, assistevo all'uscita in lacrime di una donna, visibilmente sconvolta, che dichiarava di essere incinta e che si era trovata coinvolta nella calca dello sgombero preoccupandosi vivamente per il proprio stato di salute, allarmando per altro le stesse forze dell'ordine presenti all'esterno che subito le chiedevano se avesse bisogno di un'ambulanza. Questa, declinando la proposta di aiuto, successivamente si allontanava visibilmente contrariata per il trattamento ricevuto all'interno di una sede istituzionale.

 

Preciso che non intendo recare polemica alcuna in merito alle questioni dibattute, che fanno parte del legittimo confronto democratico. Tuttavia rimango perplesso rispetto alla prassi organizzativa dell'evento, alla scelta della sede, alla promozione dell'evento da parte dell'ente pubblico (nel quale si invitava apertamente la cittadinanza) e all'uso arbitrario della forza in una sede istituzionale.

 

Sottolineo come, vista la stretta attualità e la sensibilità di molti cittadini al tema, da parte di ogni schieramento politico, fosse ampiamente prevedibile la contestazione, per altro annunciata. Scrivo queste righe a testimonianza del fatto che, diversamente da quanto riportato da testate giornalistiche, l'accesso all'evento è stato impedito non solo alle associazioni, sigle e categorie politiche e sociali dichiaratamente attive nella contestazione all'incontro, ma anche ai liberi cittadini che, oltre a dover rinunciare al proprio diritto di accesso al luogo pubblico per antonomasia e ad un'assemblea promossa e pubblicizzata dallo stesso ente provinciale, si sono trovati coinvolti in una situazione violenta, degradante ed umiliante.

 

Chiedo pertanto che gli assessori coinvolti facciano ammenda rispetto alle scelte di gestione per simili occasioni e ancora, ambiziosamente, mi attendo delle scuse personali su quanto accaduto: ovvero gli episodi di violenza diffusa e gratuita e l'impossibilità di ascoltare i relatori da parte di liberi cittadini volenterosi di partecipare alla vita politica del proprio territorio. Tutto questo prescindendo dalle posizioni politiche di ogni singolo.

 

Consapevole del peso poco influente di queste mie parole, ma fiducioso di non essere tradito dalla istituzioni che, in quanto trentino, ritengo essere un valore aggiunto alla pratica democratica nazionale, rimango disponibile ad ogni ulteriore confronto, testimonianza e chiarimento.

Cordialmente, Luca Sartori"

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