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| 15 feb 2019 | 08:30

Si chiama Tomasi ed è trentina ma ''Deve tornarsene in Africa''. Aggredita perché è una ''Negretta che si dà delle arie''

L'episodio di razzismo è avvenuto ieri e sono intervenuti i carabinieri. La donna, Josephine Tomasi, è stata vittima di una aggressione razzista nel garage di casa 

Si chiama Tomasi ed è trentina ma Deve tornarsene in Africa''

COVELO. L'ha attesa al buio dentro al garage e quando Josephine è entrata davanti si è trovata la vicina di casa che l'ha aggredita prima con insulti razzisti e poi arrivando alle mani. L'episodio è avvenuto nella giornata di ieri e per aiutare Josephine Tomasi, 54 anni, cittadina italiana nata da papà trentino e mamma congolese, sono intervenuti i carabinieri.

 

Non è il primo episodio di razzismo di cui è vittima la donna. Già in passato la stessa vicina l'aveva aggredita insultandola ma ieri è arrivata alla mani colpendola con calci e pugni. Il motivo? "E' una negretta che si dà tante arie e deve  tornarsene in Africa”. La sola “colpa” è il colore della pelle: Josephine è trentina ed è molto impegnata da sempre anche nel mondo del volontariato.

 

Quello che le è successo ieri è stato riportato su Facebook anche dalla figlia. La donna, come già detto, è rientrata ieri a Covelo e appena arrivata in garage ha trovato la vicina di casa che l'attendeva per aggredirla senza alcun motivo se non per razzismo. Un agguato che si è concretizzato prima con insulti e poi con calci e pugni alla povera donna che si è trovata davanti un odio inspiegabile.

 

Ad un certo punto, secondo il racconto della figlia, Josephine ha preso il cellulare per chiamare aiuto ma la vicina di casa glielo ha strappato di mano. Spaventata la povera donna 54enne ha iniziato a scappare inseguita dalla vicina fino a quando è riuscita a mettersi al riparo in casa.

 

Un episodio terribile che ha fatto rimanere sotto shock la donna che oggi sporgerà denuncia.

 

“Ora chi andrebbe denunciato – scrive la figlia su Facebook . La vicina matta che si sente legittimata a usare la violenza o le istituzioni pubbliche che hanno fomentato la tensione ed il clima di isteria xenofoba e razzista? Non esiste modo per esprimere l'orrore”.


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