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Tragedia nei boschi del Primiero, il corpo venne spostato e il 28enne lavorava in nero. Nei guai il titolare della ditta

La procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio per il titolare di una ditta del bellunese. L'accusa sostiene che il datore di lavoro sarebbe stato a bordo di un escavatore e per il posizionamento di una teleferica, mentre Vitali era in prossimità dell'ancoraggio, quando per un'errata valutazione delle forze, il cavo si spezzò per uccidere sul colpo il 28enne

Pubblicato il - 19 novembre 2019 - 11:59

SAGRON MIS. Prendono sempre più forma i contorni della vicenda che aveva portato alla morte di Vitali Mardari, 28enne moldavo e residente nel bellunese, trovato un anno fa, il 19 novembre 2019, senza vita nei boschi di Sagron Mis. La procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio del titolare della ditta.

 

Emergono, infatti, nuovi dettagli: Mardari si sarebbe trovato nei boschi con il titolare dell'azienda e con altri due operai impiegati in nero. Era impegnato nell'allestimento di una teleferica e si trovava in prossimità dell'ancoraggio, quando il cavo d'acciaio si spezzò per colpirlo in pieno. Da lì il 28enne venne sbalzato per una ventina di metri e morì sul colpo. A quel punto il titolare, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, avrebbe deciso di spostare il cadavere a metri di distanza in una scarpata.

 

I fatti risalgono a un anno fa, le indagini dei carabinieri erano scattate immediatamente in quanto qualcosa sembrava non tornare. Alcune tracce di sangue avevano fin da subito insospettito le forze dell'ordine (Qui articolo).

 

A lanciare l'allarme era stato proprio il titolare della ditta, che avrebbe affermato in un primo momento di non conoscere il giovane: stava risalendo la strada forestale, quando aveva notato il corpo a terra, sdraiato in un luogo piuttosto difficile da raggiungere e quindi aveva allertato il 112. E nei primi momenti si era pensato a una morte accidentale

 

In realtà, poi, all'arrivo dei sanitari e dei carabinieri si era compreso subito che la causa della morte del 28enne moldavo residente nel bellunese, che si trovava sul posto per tagliare rami e alberi, era da far risalire a un forte trauma dovuto da un violento scontro contro una pianta.

 

L'unica certezza iniziale era quella dell'incidente, ma non era chiaro come mai le tracce ematiche fossero in un punto diverso tra gli alberi e il corpo. Dopo un mese di indagini i carabinieri avevano rivelato che nell'auto di Mardari, parcheggiata a circa 600 metri dal corpo, c'era del sangue.

 

A questo si era aggiunta la testimonianza della sorella della vittima, che aveva subito detto ai carabinieri che il fratello si era messo d'accordo con l'imputato proprio il giorno prima per andare da Agordo al Primiero per alcuni lavori. Poi c'erano le ferite che non sarebbero compatibili con l'ambiente in cui era stato trovato il corpo.

 

Tanti indizi lasciavano supporre che il cadavere venne spostato, con la sua auto, per coprire l'incidente sul lavoro, oltretutto in nero. L'imprenditore ha sempre respinto le accuse, mentre l'accusa sostiene che il titolare della ditta sarebbe stato a bordo di un escavatore e tendeva il cavo in acciaio, mentre Vitali era in prossimità dell'ancoraggio. 

 

Nel corso della manovra il cavo si sarebbe spezzato per una errata valutazione delle forze applicate e averebbe colpito in pieno il 28enne, che poi sarebbe stato spostato. Ora il pubblico ministero, Giovanni Benelli, ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

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