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''Vaia aveva portato via il tetto e poi per una settimana era piovuto dentro. Ma grazie anche ai clienti, ci siamo rialzati''

Si mostra soddisfatta la gestora del Rifugio Venezia, il primo rifugio in terra italiana delle Doomiti, Barbara Feltrin, al termine della stagione estiva. La tempesta dello scorso ottobre aveva causato gravi danni costringendoli ad aprire con un mese di ritardo. "Il via che non eravamo ancora del tutto agibili, ma dai clienti c'è stata grande comprensione"

Di Davide Leveghi - 30 September 2019 - 13:39

VODO CADORE (BL). È giornata di smobilitazione, oggi, al Rifugio Venezia- Alba Maria De Luca. Dopo un tormentato anno di lavori di ripristino ai danni causati dal passaggio di Vaia, il rifugio, posto alle pendici sud orientali del Monte Pelmo, chiude la stagione estiva di quest'anno, cominciata con ritardo rispetto al solito.

 

Abbiamo aperto il 13 di luglio, mentre solitamente la stagione comincia a metà giugno – spiega Barbara Feltrin, gestora del rifugio – è stata dura perché già a metà maggio siamo dovuti salire per spalare la neve e preparare per i lavori, che sono continuati anche durante la stagione”.

 

I danni prodotti da Vaia sono stati ingenti, l'assicurazione li ha ripagati ma la fatica e la sofferenza per rimettere a posto il rifugio – 72 posti letto - sono state tante. “Vaia ha portato via il tetto, ha piovuto dentro per una settimana, tanto che abbiamo dovuto cambiare tutti i materassi, rifare parte dei solai, il sottotetto”.

 

 

La tempesta pare essersi infatti accanita contro lo storico rifugio dolomitico. “Nei boschi attorno non ci sono stati grandi danni – continua - ma noi per riaprire ci abbiamo messo 1 mese e mezzo. Abbiamo aperto che non eravamo ancora del tutto agibili, tuttora c'è ancora qualche problema di umidità”.

 

La solidarietà, però, non è mancata, e anche grazie alla collaborazione degli affezionati il “Venezia” ha potuto limitare le perdite causate da Vaia. “E' andata bene – sospira Feltrin – abbiamo avuto solidarietà e comprensione. Anche da coloro di cui abbiamo dovuto disdire le prenotazioni che c'erano già”.

 

 

Costruito dalla sezione veneziana del Cai, il “Venezia” fu il primo rifugio realizzato in terra italiana sulle Dolomiti. Quel nome, d'altronde, legava a doppio filo la città lagunare al monte in cui era ubicato, punto di riferimento storico per l'ingresso delle navi nei porti della Serenissima.

 

Usato dai partigiani nel corso della guerra di Resistenza al nazifascismo, fu incendiato dai tedeschi durante il rastrellamento del settembre 1944. Ricostruito e riaperto dieci anni dopo, fu dedicato alla memoria di Alba Maria De Luca, figlia del noto avvocato Mario Vittore di Borca di Cadore morta prematuramente mentre affrontava una via.

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