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Altra tegola per Fugatti, il Governo impugna tre norme della Pat: ''Eccedono le competenze statutarie". Pd: ''Situazione insostenibile''

Le norme impugnate sono quelle contenute nella legge dell'ultimo assestamento di bilancio e riguardano la sanità, la concorrenza e i contratti pubblici. La decisione nel Consiglio dei ministri dei giorni scorsi, il Partito Democratico: “Ormai quasi a cadenza giornaliera, la Giunta provinciale riesce nella non facile impresa di entrare in conflitto con lo Stato sulle norme dell’autonomia"

Di G.Fin - 02 ottobre 2020 - 18:15

TRENTO. Norme che “eccedono le competenze statutarie” e che violano gli articoli 3, 97 e 117 della Costituzione. Questa la spiegazione che ha portato l'impugnazione da parte del Governo di tre norme della Provincia di Trento contenute nell'ultima legge di assestamento di bilancio.

 

La decisione è contenuta nel comunicato dell'ultimo Consiglio dei ministri su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia. Non è la prima volta che la Giunta Fugatti si trova a fare i conti con norme volute e poi valutate in contrasto con la Costituzione. L'ennesima bocciatura legislativa che va a sommarsi ai recenti casi di Itea e aperture domenicali stoppati da provvedimenti giudiziali.

 

L'impugnazione del Governo riguarda tre norme. La prima prende in esame l’articolo 18, comma 9, (della legge di assestamento di bilancio) in materia di incarichi di direttore di distretto sanitario. Con questo provvedimento l'intenzione della Pat era quella di aprire anche a soggetti provenienti da esperienze nel privato per il ruolo di direttore nella sanità pubblica. Una scelta, questa, che non è condivisa da parte del Governo.

 

La seconda norma impugnata dal Governo è in materia di concorrenza e riguarda le gare d'appalto e il numero di imprese da invitare. In questo caso ci sono due visioni diverse tra Roma e Trento.

 

Poi la terza norma è quella in materia di contratti pubblici. Il punto riguarda la volontà della Provincia di regolamentare il personale che lavora in Provincia a tempo determinato. Per Roma, invece, serve un concorso pubblico.

 

Questo il testo del comunicato del Consiglio dei ministri:

 

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ha esaminato quarantanove leggi delle Regioni e delle Province autonome, e ha quindi deliberato di impugnare:

 

- la legge della Provincia autonoma di Trento n. 6 del 6 agosto 2020, recante “Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2020 - 2022”, in quanto l’articolo 18, comma 9, in materia di incarichi di direttore di distretto sanitario, l’articolo 29, in matteria di contratti pubblici, e l’articolo 9, in tema di superamento del precariato, eccedono dalle competenze statutarie e violano l’articolo 117, secondo comma lettera l), della Costituzione, che riserva alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell’ordinamento civile, l’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di tutela della salute, l’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione in materia di tutela della concorrenza, nonché gli articoli 3, 97 e 117, terzo comma, della Costituzione, sotto il profilo dei principi in materia di coordinamento della finanza pubblica;

 

Sul tema ad intervenire è stato anche il Gruppo provinciale del Partito Democratico sottolineando che “Ormai quasi a cadenza giornaliera, la Giunta provinciale riesce nella non facile impresa di entrare in conflitto con lo Stato sulle norme dell’autonomia. Prima i provvedimenti sulla gestione dei grandi carnivori, poi il nodo delle aperture domenicali, poi ancora quello relativo agli orari dei dipendenti pubblici ed ai requisiti per l’accesso all’edilizia abitativa pubblica e adesso ben tre articoli della legge di assestamento del bilancio provinciale”.

 

Per il Pd, purtroppo, si è davanti al “processo di progressiva erosione dell’autonomia e delle sue potestà”.

 

“Al Trentino tutto – continua la nota - non servono gli inutili irrigidimenti delle contrapposizioni ideologiche, ma un ritrovato senso della responsabilità politica collettiva; una chiamata al coinvolgimento anche delle opposizioni; una visione capace di oltrepassare le barriere delle convenienze e del consenso elettorale e, infine, un nuovo modello di approccio con le Istituzioni, a partire dalla Magistratura che non può essere accusata con leggerezza di parzialità, senza poi dimostrarne alcun eventuale profilo, per arrivare al Governo nazionale con il quale è urgente recuperare un dialogo politico, ancor prima che amministrativo”.

 

Il rischio è quello di una “autonomia speciale” destinata a morire nel suo isolamento e nella convinzione di una sorta di autosufficienza, “mentre essa è anzitutto collaborazione e confronto continuo con tutte le istanze che concorrono alla costruzione del dibattito democratico e quindi del progresso economico e civile di un dato territorio”.

 

Il Gruppo consiliare del Partito Democratico auspica “un vero, concreto e rapido cambio di passo, posto che la situazione nella quale si ritrova il Trentino nel rapporto con Roma, appare ormai del tutto insostenibile”.

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