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| 22 mar 2020 | 17:22

Coronavirus, al vaglio ulteriore stretta sugli spostamenti: non si potrà più uscire dal comune in cui ci si trova, salvo “comprovate esigenze”

I ministeri dell’interno e della salute starebbero lavorando a nuove misure ancor più restrittive per limitare i movimenti delle persone, nel nuovo provvedimento stop agli spostamenti fra comuni se non per “comprovate esigenze lavorative” o di “assoluta urgenza” come i motivi di salute

Coronavirus, al vaglio ulteriore stretta sugli spostamenti: non si potrà più uscire dal comune in cui ci si trova
di Redazione

TRENTO. Secondo un’indiscrezione riportata dal Corriere della Sera il ministero dell’Interno, di concerto con quello della salute, stanno lavorando a un nuovo provvedimento, ancor più stringente dei precedenti in materia di spostamenti.

 

Il fine ultimo è ovviamente quello di limitare le occasioni di contatto e la conseguente trasmissione del coronavirus. Stando a quanto riportato nel documento pubblicato dal Corriere, da oggi è fatto divieto a “tutte le persone fisiche” di “trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un Comune diverso da quello in cui si trovano” fatta eccezione per quelle che vengono definite “comprovate esigenze lavorative” o di “assoluta urgenza” come i motivi di salute.

 

Tra gli obiettivi del governo c’è quello di ridurre del tutto gli spostamenti fra Nord e Sud del paese. Le nuove disposizioni dovrebbero presto entrare in vigore e lo saranno fino alla pubblicazione del nuovo decreto del Presidente del Consiglio. Da oggi le stazioni ferroviarie e degli autobus saranno presidiate.

 

Le disposizioni arrivano dopo le parole pronunciate dal presidente del consiglio Giuseppe Conte che ieri in diretta ha confermato “la decisione è quella di chiudere sull'interno territorio nazionale ogni attività produttiva non essenziale” (QUI articolo).

 

Secondo le informazioni che sono state diffuse in queste ore, le nuove limitazioni non andranno a toccare le filiere essenziali come quelle del settore alimentare, farmaceutico e dei trasporti. Rimarranno quindi operative le industrie alimentari, la filiera agro-alimentare e zootecnica, l'industria tessile solo legata strettamente agli indumenti di lavoro.

 

Nell'elenco delle attività essenziali, e quindi che rimarranno attive, ci sono anche le attività legate all'idraulica, all'installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori e la fabbricazione di forniture mediche e dentistiche. Rimarrebbero attivi anche i tabaccai (QUI articolo).

 

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