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Coronavirus, ''Da Fugatti una pericolosa inadeguatezza di governo''. Duro attacco dei sindacati: ''Vuole solo compiacere il capo della Lega, Matteo Salvini''

Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti sono molto critici nei confronti del presidente della Provincia. “In piena emergenza sanitaria è inaccettabile che si commissari il Trentino solo per compiacere il capo della Lega, Matteo Salvini. Questo equivale a svilire la nostra Autonomia"

Pubblicato il - 17 December 2020 - 16:22

TRENTO. Da  Fugatti “Una pericolosa inadeguatezza di governo”. E' durissimo l'attacco che è arrivato in queste ore da parte dei sindacati al presidente della Provincia di Trento in merito alle sue ultime azioni messe in campo per contrastare la pandemia.

 

Ieri in consiglio provinciale Fugatti aveva spiegato di essere d'accordo con quanto prospettato dal Governo sulle zone rosse e aveva spiegato che non si opponeva nemmeno a un eventuale anticipazione dei provvedimenti restrittivi. Davanti ai cittadini, invece, ha poi ribadito la sintonia con il Governo ma ha detto che non sta pensando a chiusure anticipate. Contemporaneamente, però, firmava un documento con Salvini e i governatori leghisti dove si dice contrario alla linea adottata da Roma. (QUI L'ARTICOLO)

“Di fronte agli ospedali a rischio sovraccarico, con i posti in terapia intensiva occupati oltre il limite di allerta. Di fronte al dolore di centinaia di famiglie colpite dalla perdita di un parente o di un amico, di fronte alla sofferenza dei malati e alla fatica quotidiana e agli sforzi dei sanitari. Di fronte ai sacrifici di decine di migliaia di trentini senza lavoro o cassaintegrati e alle incertezze per migliaia di imprese colpite dagli effetti della crisi sanitaria, il comportamento di ieri del presidente Fugatti non ha giustificazioni. Dimostra una gravissima irresponsabilità politica e una pericolosa inadeguatezza di governo. Fino a prova contraria i cittadini trentini hanno eletto lui e non Massimiliano Fedriga né Matteo Salvini alla guida della Provincia autonoma di Trento. Dunque che il nostro presidente deleghi il governatore del Friuli Venezia Giulia a trattare con Roma in nome e per conto di un partito politico nazionale sulle misure che devono tutelare la salute pubblica dei trentini e quindi il destino stesso della nostra Autonomia è inaccettabile”. Lo sconcerto viene messo nero su bianco da parte dei segretari provinciali di Cgil Cisl Uil di fronte alle prese di posizioni a dir poco contraddittorie assunte ieri pomeriggio dal presidente nell’arco di un paio di ore sul tema di una zona rossa in Trentino.

 

“In piena emergenza sanitaria è inaccettabile che si commissari il Trentino solo per compiacere il capo della Lega, Matteo Salvini. Questo equivale a svilire la nostra Autonomia e a non assumersi le proprie prerogative istituzionali e di autogoverno che sono state conquistate negli anni proprio dalle generazione che oggi il Covid colpisce più duramente” fanno notare Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti che si appellano al senso di responsabilità del presidente Fugatti.

“Non si può dire a parole che la situazione sanitaria è grave e poi non fare nulla – spiegano i sindacati - anzi rimangiarsi quanto appena dichiarato sulla necessità di rafforzare le prescrizioni anti contagio, al solo scopo di tenere in piedi un gioco di convenienza politica. Chiediamo al presidente di esercitare il proprio ruolo con responsabilità e rispetto per la comunità”. La tutela della salute pubblica dei cittadini trentini, sottolineano Cgil, Cisl e Uil, è un dovere istituzionale di Fugatti, non può essere delegato ad alcuno. “A differenza di quanto sostiene Fugatti ogni giorno che passa senza fare nulla la situazione sanitaria si complica e la sofferenza e la fatica si moltiplicano”.

 

Per questo “di fronte ad una situazione che rischia di aggravarsi in modo irreversibile è ora che il Presidente Fugatti eserciti appieno, senza condizionamenti e solo nell'interesse dei trentini, i poteri decisionali che la legge e lo statuto di Autonomia gli attribuiscono. Se non lo farà dovrà necessariamente risponderne alla propria coscienza, in primo luogo, ai nostri concittadini poi".

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