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| 16 dic 2020 | 20:26

Coronavirus, altro pasticcio di Fugatti. In un giorno tre versioni diverse sulle ''zone rosse''. Il Pd: ''Venga d'urgenza in Aula non capiamo più qual è la posizione ufficiale''

Questa mattina in consiglio provinciale aveva spiegato di essere d'accordo con quanto prospettato dal Governo sulle zone rosse e aveva spiegato che non si opponeva nemmeno a un eventuale anticipazione di questi provvedimenti. Davanti ai cittadini, invece, ha ribadito la sintonia con il Governo ma ha detto che non sta pensando a chiusure anticipate. Contemporaneamente firmava un documento con Salvini e i governatori leghisti dove si dice contrario alla linea adottata da Roma

TRENTO. Il presidente Fugatti ha abituato i suoi cittadini al fatto che è capace di contraddirsi più volte da un giorno all'altro. Stando solo agli ultimi casi, per esempio, abbiamo avuto le considerazioni sulla gestione dei positivi agli antigenici: una volta diceva che il tampone di controllo con molecolare avveniva dai 10 ai 14 giorni mentre recentemente ha spiegato che veniva fatto entro 10 giorni (QUI I VIDEO). Oppure c'erano le dichiarazioni che con gli impianti aperti ci fosse stato qualche femore rotto non sarebbe stato un problema e invece pochi giorni fa chiedeva attenzione ai trentini che vanno sulla neve che gli ospedali sono già saturi.

 

Oggi però è riuscito a contraddirsi tre volte, con tre versioni diverse, sul giudizio rispetto agli annunciati provvedimenti del Governo sulle prossime ''zone rosse''. Una da presidente della Pat in consiglio provinciale, uno da protagonista delle dirette Facebook davanti ai suoi concittadini, e una da governatore leghista che alla fine non può che stare con quel che dice Salvini (che oggi, per la cronaca, ha attaccato il Governo in Senato dicendo: ''Non rubate il Natale ai bambini''). 

 

''Chiediamo chiarezza per il Consiglio e soprattutto nei confronti dei cittadini Trentini'', ha detto la capogruppo del partito democratico, Sara Ferrari, questa sera in Aula al presidente Kaswalder chiedendogli di rintracciare il presidente Fugatti e vedere se può tornare in consiglio a spiegare e chiarire meglio la sua posizione e quindi della Provincia, nei confronti dell’ipotesi di maggiori restrizioni per via della difficile situazione che sta vivendo in Trentino.

 

''I consiglieri - ha detto Ferrari - si sono infatti detti disorientati dalla contraddittorietà della posizione espressa oggi dal presidente Fugatti. Registriamo infatti che esiste contemporaneamente un presidente della provincia Fugatti che questa mattina ha apertamente detto in aula di aver espresso parere favorevole nella conferenza Stato regioni alla costituzione di una zona rossa nazionale dal 24 dicembre al 6 gennaio, nonché di non aver espresso contrarietà all’ipotesi avanzata da alcune regioni di anticipare questa chiusura addirittura al prossimo fine settimana. Dichiarazioni poi confermate da lui stesso ai mezzi di stampa''. Ed effettivamente era quanto avevano riportato tutti gli organi di informazione.

 


 

Qualcuno, come l'Ansa aveva interpretato la cosa come un vero e proprio ok alla chiusura anticipata (ma anche il Trentino che titolava: Fugatti: ''Sì alla zona rossa. Meglio partire dalla prossima settimana''), qualcun'altro, come noi si era limitato a dire che rispetto al lockdown dal 24 da Fugatti: ''C'è il sì della Provincia di Trento. Non ci opponiamo anche all'anticipare questa misura di una settimana''.

 

''Nel pomeriggio - prosegue Ferrari - il presidente, di fronte a interpretazioni forzate della sua non contrarietà all’anticipazione, ha dovuto precisare che lui non ha dato parere favorevole ma che attende decisioni del governo, riconoscendo la preoccupante situazione del Trentino. Questa sera evidentemente un altro Fugatti nella veste leghista e non istituzionale di presidente della provincia, ha sottoscritto, insieme ai governatori di Veneto Umbria e Lombardia e al capo politico Salvini, il mandato al presidente del Friuli Venezia Giulia Fedriga, di trattare con il governo per evitare queste restrizioni, contestando la stessa ipotesi di una zona rossa nazionale che contrasta con le differenze regionali. A questo punto né i consiglieri né forse i trentini capiscono più quale sia la vera posizione istituzionale che la provincia di Trento intende assumere su questa delicata questione e se la disciplina di partito condizioni le decisioni''.

 


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