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Coronavirus, impianti chiusi e Fugatti passa dal ''troppo facile dire che non apriamo per evitare rotture di femori e gambe'' a "aspettate tempi migliori: ospedali in difficoltà''

Nel giro di 15 giorni circa il presidente Fugatti cambia idea rispetto agli infortuni sugli sci, la trattativa con Roma non ha portato gli esiti sperati e allora gli incidenti in pista o fuori pista diventano un problema

Di Luca Andreazza - 12 dicembre 2020 - 20:12

TRENTO. "La situazione negli ospedali è molto impegnativa, la gran parte delle risorse umane e delle tecnologie sono riservate ai pazienti Covid". Così Pier Paolo Benetollo, direttore dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. "Ora riusciamo a garantire i casi urgenti e le emergenze. Il trend deve scendere ancora per qualche giorno per prevedere delle rimodulazioni delle attività".

 

Il report odierno riporta di 36 ricoveri in più rispetto a ieri per 447 persone in ospedale di cui 44 in terapia intensiva. Sono state registrate 39 dimissioni e 204 guarigioni da Covid. Le ospedalizzazioni appaiono in calo negli ultimi due giorni (Qui articolo).

 

La situazione in termini di posti letto nelle strutture ospedaliere e nelle terapie intensive rientrano, insieme al tasso di positività dei tamponi molecolari, nelle allerte segnalate dall'Istituto superiore di sanità. I tassi di occupazione si attestano al 71% per le ospedalizzazioni e al 53% in rianimazione

 

"I numeri sono il bilanciamento di ingressi, dimissioni e decessi. I morti sono ancora molti, sono stabili negli ultimi giorni, un po' in calo rispetto al picco ma sono davvero ancora tanti. I ricoveri sono ancora alti, seppur un po' più bassi. Sono in aumento le dimissioni a casa oppure in altre strutture sanitarie: queste situazioni aumentano anche perché più passa il tempo, più risentiamo che 10 e 15 giorni fa entravano più pazienti". Ci sono casi in oncologia, un focolaio. "Sono scattate le procedure definite e il reparto è stato diviso in due tra la zona pulita e quella sporca" (Qui articolo).

 

Cambio di rotta del presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, per quanto riguarda gli sciatori. Nel periodo della trattativa per l'apertura degli impianti accogliere qualche paziente in più in ospedale non era un problema. "Il turismo pesa tanto sul Pil provinciale. Abbiamo sempre detto che apriamo gli impianti se la situazione sanitaria lo permette - aveva commentato il presidente Maurizio Fugatti - questo significa anche che il livello di ospedalizzazione non è considerato a rischio. Sarebbe troppo facile dire che non apriamo per evitare rotture di femori e gambe, ma dopo dobbiamo spiegarlo a quelle valli che sul turismo vivono, così come la provincia. Dobbiamo tenere un equilibrio tra sicurezza sanitaria e la garanzia della continuità economica. La cosa va ponderata". 

 

 

Era il 28 novembre e c'erano 446 pazienti di cui 42 in terapia intensiva. Non molto lontani insomma rispetto a oggi. Adesso che gli impianti sono chiusi si raccomanda prudenza sulla neve.

 

"Un week end nel quale solitamente le piste sono aperte. C'è anche la beffa di tanta neve caduta. Sappiamo - conclude Fugatti - che ci sono degli sportivi ai quali piace il fuori pista e sciare sulle piste non battute. Non vogliamo limitare le volontà sportive di nessuno. Chiediamo di fare molta attenzione: sono sport e attività rischiose, questo è un dato di fatto. Siamo in una situazione in cui gli ospedali sono messi fortemente in difficoltà. Occupiamoci d'altro per non dover gestire ulteriori casi sanitari per una sciata, per un'attività sportiva di hobby: mi sento di dire in questa fase di attendere periodi migliori". 

 

 

Un cambio di direzione che si aggiunge anche a quella sulle seconde case. Dalle minacce di non curare i turisti delle seconde case in primavera si è passati all'auspicio che arrivino in Trentino in inverno (Qui articolo).

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