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Dalle minacce di non curare i turisti delle seconde case in primavera all'auspicio che arrivino in Trentino in inverno. L'ennesimo dietrofront della Pat che naviga a vista

In questi mesi di emergenza sono già state diverse le situazioni che presentano similitudini nel modo di agire della Giunta provinciale. Si guarda il momento senza un'idea di pianificazione futura di quanto fare oggi per ripartire di slancio domani

Di Luca Andreazza - 04 dicembre 2020 - 08:50

TRENTO. "E' un auspicio che possano venire nelle seconde case, creano quel poco di movimentazione economico nelle aree turistiche". Così il presidente Maurizio Fugatti. "Non ci vedo nulla di rischioso perché vengono da una zona gialla. Non ci piacerebbe che se un trentino si dovesse recare in un'altra regione dicessero: resta a casa tua". Più o meno quello che aveva detto il governatore ai turisti in primavera. E sono già pronti anche gli inviti. Una Provincia che si è stracciata le vesti per avere una data certa di avvio dell'inverno, quando al territorio è un continuo "Valuteremo", "Vedremo", "Del domani non sappiamo", "Guardiamo giorno per giorno".

 

Un cambio di passo e di direzione della Giunta Fugatti in materia seconde case. In primavera e nella fase più acuta della prima ondata, il presidente aveva, infatti, minacciato pubblicamente di non curare i turisti (Qui articolo). Dichiarazioni sbagliate e che per fortuna non avrebbero avuto riscontri: la salute è un bene primario nel nostro Paese, c'è una Costituzione che la garantisce in tutto lo Stato e dei medici che non intendevano sottostare a una barbarie del genere.

 

Dopo aver frainteso una circolare ministeriale per mesi, questa volta si è atteso il ministero per non fornire un quadro completo, fragili rassicurazioni davanti a un contagio quotidiano doppio se non triplo sul territorio rispetto ai report ufficiali. Dal 4 al 20 dicembre il nuovo Dpcm lascia libertà di spostamento.

 

Piste che la Provincia, dopo aver fornito dati parziali per praticamente tutta la seconda ondata di Covid-19 e aver comunicato solo ieri per la prima volta i numeri dei test antigenici (il passo successivo per la trasparenza sarebbe quello di fornire anche il contagio precedente a questi giorni e gli attuali positivi sul territorio), ha cercato di aprire a fronte di una situazione, purtroppo, complicata: ospedali ancora sotto pressione, personale sanitario stremato, reparti chiusi e organizzazione rimodulata, non si è riusciti a tenere aperto il servizio di oncologia a Cles. Anzi la Pat si era sbilanciata tra post e date per garantire l'avvio della stagione e per spiegare che "Qualche incidente sulle piste non è un problema - ha spiegato Fugatti nei giorni scorsi - il sistema regge per trovare un equilibrio tra salute e economia" (Qui articolo) per restare sorpresi sulle intenzioni del governo. Quando anche l'Alto Adige è andato in lockdown, anche per aprire gli impianti, ma con giorni di anticipo ha riconosciuto che non ci sono le condizioni per procedere.

 

Un agire a ricordare un po' l'incedere incerto di marzo, quando ci sono voluti 4 giorni per non decidere, nonostante le tante prese di posizione per chiedere la chiusura, e dover subire d'imperio la scelta del ministro Francesco Boccia. E' andata più o meno uguale quando in tutta Europa si va grossomodo in questa direzione. Marcia indietro anche dell'Austria, dopo che in primavera Ischgl era stata identificata come un focolaio del vecchio continente. Si ripete che ci sono i protocolli, come se bastassero per fermare il contagio.

 

La Provincia a trazione leghista sembra seguire sempre o quasi lo stesso copione in questa difficile emergenza. Una "metodologia" d'agire buona per ogni stagione, proclami tanti e azione un po' claudicante. Nella prima fase, per sostenere la ristorazione, la Giunta si era prestata in mensa a favore di flash e video (dell'ufficio stampa naturalmente) ''Frequentare i luoghi pubblici non è pericoloso. L’importante è osservare le regole precauzionali che ormai la maggior parte dei cittadini conosce, e che si rifanno ai protocolli dell’Organizzazione mondiale della sanità".

 

Un prodotto confezionato ad hoc per spiegare che non c'è paura. Era il 26 febbraio, il Trentino registrava i primi casi di coronavirus e piazza Dante nei giorni precedenti era intervenuta con un'ordinanza piuttosto confusa: le realtà coinvolte si erano, infatti, mosse un po' in ordine sparso e alla rinfusa (chiusi, aperti, mezzi chiusi e mezzi aperti) e la Pat era corsa ai ripari per intervenire con diversi correttivi al provvedimento (Qui articolo). 

 

Nelle scorse settimane un déjà vu. Il Trentino si è inizialmente impuntato sulla possibilità di estendere gli orari di apertura di bar e ristoranti (una mossa che avrebbe potuto mettere a rischio anche le risorse contenute nel decreto ristori) e il governatore ha invitato le persone a frequentare i locali, ci sono i protocolli. Tempo poche ore e la Provincia è ripiegata per adeguarsi alle disposizioni nazionali. Un'azione che tuttavia non ha bloccato la sospensiva arrivata dal Tar (Qui articolo).

 

In questo caso, a favore di telecamere nel corso di una conferenza stampa, il presidente Maurizio Fugatti ha letto "tra le pieghe del Dpcm" per trovare una "via trentina": nonostante i numerosi vertici Stato-Regioni, possibile che non si sia intervenuti per accordare eventuali scostamenti? E se trattativa c'è stata, evidente il 'niet' e quindi perché procedere per poi battere in ritirata? Forse c'è un equivoco di mostrarsi "duri e puri" sul territorio e un po' più malleabili e silenziosi nelle stanze romane.

 

Assonanze che però non finiscono qui. C'è qualcosa, infatti, che "lega" la chiusura degli impianti da sci a marzo dopo gli inviti a venire in pista della Provincia e anche l'ipotesi di organizzare i Mercatini di Natale. E otto mesi dopo ci risiamo più o meno: prima l'assessore Roberto Failoni scendeva in campo per criticare la scelta "unilaterale" di Franco Ianeselli, sindaco di Trento, di sospendere l'organizzazione dei Mercatini causa Covid-19. E poi, nonostante gli attacchi, la Provincia si è limitata a dire ai Comuni "decidete voi, l'Apss in caso vi mette a disposizione i protocolli sicurezza" (Qui articolo). Eventi che sono saltati praticamente ovunque, ancor prima dell'arrivo dei vari Dpcm. Ora siamo nuovamente agli impianti. 

 

C'è poi il capitolo scuola. A marzo erano state chiuse in ottemperanza alle prime misure nazionali, la decisione di allinearsi alle disposizioni statali "ma con rammarico". La Provincia si è arroccata per settimane, sebbene il Dpcm prevedeva il ricorso alla didattica a distanza alle superiori per il 75% e le classi in quarantena sono continuate a crescere, si è continuato a procedere con il 100% in presenza, senza valutare un eventuale intervento di stampo "sartoriale" quantomeno sulle città o nei centri più grandi. E adesso si vorrebbe ripartire il prima possibile, ma con il governo è difficile: si dice sia stato chiesto ma in un ultimo appuntamento solo il presidente della Toscana avrebbe chiesto di ripartire già a dicembre.

 

E il trasporto pubblico? Settimane a ripetere che è stato fatto il massimo ma alla fine si è deciso di potenziare il servizio: via libera all'utilizzo di altri mezzi e alla capacità di carico ridotta. Poi un altro dietrofront: c'è stato il ricorso alla Dad ma dal lunedì successivo. A maggior ragione, ora, un eventuale passaggio - dall'oggi al domani - a questo sistema avrebbe creato non poco imbarazzo nel momento in cui anche la stessa piazza Dante per prima non era riuscita a organizzarsi in modalità smart-working in tempi velocissimi quando l'intero esecutivo è finito in isolamento per le positività del presidente Fugatti e degli assessori Spinelli e Gottardi.

 

Nella prima ondata si è intervenuti a spot anche sulle Rsa con un protocollo che avrebbe alleggerito le misure prese a Roma. Una decisione che aveva incontrato le resistenze di Upipa e Spes (Qui articolo). Oggi sembra andare nella direzione di attenuare i controlli e le case di riposo sono nuovamente molto preoccupate per le criticità che il coronavirus comporta non appena entra in una struttura (Qui articolo). 

 

Un incedere della Giunta tentennante, insomma, che guarda il momento contingente. I messaggi sono contraddittori tra un "tutto va bene, siamo zona gialla ma domani chissà" e che "la parte scientifica ci dice che così si può fare, ma la situazione è grave". Ci sono attività e intere categorie in estrema difficoltà, basti pensare che teatri e cinema sono stati più chiusi che aperti quest'anno, limitazioni continue per bar, ristoranti e centri commerciali, ma sull'altare degli impianti tutto o quasi per la Pat è sacrificabile (Qui articolo).

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