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| 26 feb 2020 | 23:34

Coronavirus, la Giunta prima fa le ordinanze (e blocca il Trentino) e ora spiega: ''Frequentare i luoghi pubblici non è pericoloso. Non c'è paura''

Fugatti e i suoi assessori ieri si sono fatti fotografare in una mensa e ha sottolineato che ''nelle strade, nei luoghi di lavoro, nei locali, negli uffici pubblici o dove si fa sport non si respira un’aria di paura''. E' la politica ai tempi dei social. Fino a ieri c'era da chiudere tutto per seguire l'onda emotiva della paura sociale ma ora che si comincia a capire che certe misure ''draconiane'' stanno già avendo gravi danni economici la narrazione cambia 

TRENTO. E pensare che le ordinanze le hanno fatte loro. Alcune un po' confuse, d'accordo, e anche buone a dereseponsabilizzare chi le ha promulgate, lasciando ai cittadini oneri, onori e interpretazioni come nel caso della sospensione delle attività didattiche che non vuol dire chiusura delle scuole (provvedimento chiaro e lineare deciso in Veneto e Lombardia) ma solo stop alle lezioni frontali. Quindi, come ci spiegava la Uil scuola (QUI ARTICOLO), il personale Ata, i tecnici e gli amministrativi è meglio che vadano lo stesso a scuola (onde evitare possibili ripercussioni contrattuali), anche senza gli studenti. E pure gli stessi insegnanti devono proseguire con le attività ordinarie che esulano dalle lezioni: quindi addirittura via libera ad assembramenti come le udienze (oggi ci saranno, per esempio, quelle del Marconi di Rovereto salvo colpi di scena) o i consigli di classe o i collegi docenti.

 

Ma, come dicevamo, le hanno fatte loro. Anche quella che recita ''adozione da parte di tutti i soggetti pubblici e privati di misure idonee a limitare la permanenza in luoghi chiusi pubblici o aperti al pubblico di un numero di persone superiore a un individuo ogni due metri quadrati''. Un'ordinanza che cinema, teatri, musei, ristoranti, locali, tutt'ora interpretano ognuno a modo suo. C'è chi ha chiuso (per esempio il cinema della comunità dell'Alto Garda e Ledro), chi è rimasto aperto (molti cinema cittadini), chi ha annunciato che abbasserà il numero di spettatori presenti in sala, chi ha annunciato che resterà aperto senza alcun cambio di programma. Il tutto senza avere contagiati sul territorio (quelli trovati erano tutti in località turistiche, venivano dalle zone del focolaio lombardo e sono stati rimandati a casa) ma con un risultato che è già palese: il Trentino è fermo e i turisti se ne vanno. 

 

La politica ai tempi dei social deve seguire paure e sentimenti della gente, cerca il consenso quotidiano e quindi agisce di conseguenza. Ieri era il panico e quindi provvedimenti ''draconiani'' (come li ha definiti il The Guardian) oggi si comincia a capire che i danni economici di quanto deciso rischiano di fare davvero male, malissimo, alla società nei mesi a venire e le categorie incominciano a lamentare disagi molto forti. Ristoranti vuoti, turisti che scompaiono dalle piste, aziende mezze bloccate, studenti a casa e quindi genitori che prendono ferie per poterli accudire. Il tutto senza che ci sia mai stato il contagio di un residente (gli unici due casi finora registrati riguardano turisti sulle piste da sci provenienti dalle zone del focolaio lombardo). E allora, viste le tante perplessità (e i primi veri problemi) che stanno emergendo ecco che la Giunta provinciale oggi ha scelto di farsi fotografare a mangiare in una mensa provinciale

 

''Una scelta non casuale - spiega la Pat - naturalmente. Il messaggio, in questi giorni di apprensione causata dalla diffusione del virus Covid-19, altrimenti detto Coronavirus, è chiaro, e lo sintetizza il governatore del Trentino: “Frequentare luoghi pubblici come mense o ristoranti non è pericoloso. L’importante è osservare le regole precauzionali che ormai la maggior parte dei cittadini conosce, e che si rifanno ai protocolli dell’Organizzazione mondiale della sanità. I trentini fino ad oggi si sono comportati bene: nelle strade, nei luoghi di lavoro, nei locali, negli uffici pubblici o dove si fa sport non si respira un’aria di paura. Continuiamo così, coniugando la doverosa prevenzione alla vita lavorativa e sociale”''. Insomma non c'è nemmeno più la paura, da quel che dice Fugatti. E pensare che le ordinanze le hanno fatte loro, a proposito di situazioni schizofreniche (QUI ARTICOLO).

 

 

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