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Coronavirus, Degasperi: ''Troppa improvvisazione. Nelle scuole personale Ata e tecnici costretti ad andare senza studenti?''

Il candidato sindaco per Trento di Onda Civica analizza i provvedimenti voluti dalla giunta per fronteggiare l'emergenza. ''L'intenzione non è polemica ma può servire per farsi trovare preparati se dovesse capitare di nuovo in futuro''. La Uil scuola: ''Perché non abbiamo chiuso le scuole come fatto da Veneto e Lombardia ma abbiamo solo sospeso le attività didattiche?''. E anche l'ordinanza sui luoghi chiusi non convince: di fatto scarica ogni responsabilità sui cittadini

Di Luca Pianesi - 26 febbraio 2020 - 05:01

TRENTO. Mentre Walter Riccardi, componente del comitato esecutivo dell'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) quest'oggi ha sottolineato che ''la frammentazione regionale'' nel gestire il problema del coronavirus non ha reso più efficiente il sistema, anzi, e che ''è importante che il Paese si muova unito per fronteggiare i due focolai epidemici e le decisioni prese vanno in questa direzione''. ''Quello che è successo - ha aggiunto durante la conferenza stampa di ieri nella sede nazionale della Protezione civile - è che qualcosa si è perso. Dopo i primi casi di Roma, gestiti in maniera antologica, la frammentazione regionale, non ne faccio colpa a nessuno, ha cominciato a determinare che ogni regione faceva i tamponi in modo diverso e così si è persa l’evidenza scientifica''.

 

Ed ha proseguito spiegando che altri Paesi hanno una linea unica di comando, per quel che riguarda il sistema sanitario, ''e non a caso oggi hanno meno casi di noi di coronavirus. L’Oms dice che i tamponi vanno fatti solo ai soggetti sintomatici: chi ha tosse, febbre e altri sintomi, e inoltre se sono stati in determinate zone a rischio''. Mentre in Italia ognuno starebbe agendo per conto suo. La Francia di questi tamponi ne ha fatti 300, noi 4000. ''Va seguito - ha concluso - un protocollo rigoroso ed un’unica linea d’intervento''. Insomma la critica di Riccardi è velata ma abbastanza diretta e si riferisce al fatto che proprio i territori del Nord, quelli che sembravano essersi attivati con misure più intransigenti e severe, sono quelli più colpiti dal coronavirus: Veneto e Lombardia con i due focolai nazionali.  

 

E che manchi un coordinamento generale o, quantomeno, delle procedure chiare da seguire in casi di questo tipo lo si è visto anche in Trentino per il consigliere provinciale candidato sindaco di Trento con Onda Civica, Filippo Degasperi. ''Mi sembra che si stia agendo con dei provvedimenti di facciata ma spesso contraddittori tra loro - spiega -. Per esempio Lombardia e Veneto hanno deciso per la chiusura delle scuole, totale, senza tanti dubbi o ambiguità. Qui da noi no. Scuole chiuse per gli studenti e gli insegnanti ma il personale tecnico deve comunque andare? Un tecnico di laboratorio cosa deve fare? E l'assessore all'istruzione che non dice nulla al riguardo nonostante le sollecitazioni dei sindacati. Della scuola questa giunta non conosce un granché e in ogni occasione lo dimostrano''.

 

Per quanto riguarda il riferimento ai sindacati, è stata la Uil a sollevare la questione con una nota realizzata già ieri sera visto che il provvedimento preso dal presidente della Provincia Fugatti era tutt'altro che chiaro. Addirittura la Uil ha spiegato che ''ci giungono notizie che il Presidente Fugatti, al tavolo con i Segretari Generali delle OO.SS., abbia sostenuto e ribadito che, comunque, il personale tutto, docente e non docente, dovrà presentarsi in servizio mercoledì 26 febbraio. È evidente che tale posizione da parte del presidente non trova giustificazioni né giuridiche né dal punto di vista profilattico ma parrebbe suggerita piuttosto da una posizione preconcetta, di facile presa sull’opinione pubblica''.

 

E infatti anche se tutti hanno parlato di chiusura delle scuole in realtà non è così ''e la nota del dirigente Ceccato ha fatto chiarezza rispetto a quanto detto e fatto da Fugatti- spiega il segretario regionale della Uil Pietro Di Fiore -. Qui si parla di sospensione delle attività didattiche. Ciò vuol dire che gli studenti stanno a casa ed è stato specificato che anche gli insegnanti non devono andare a scuola per quanto riguarda le lezioni frontali. Ma sono confermati i consigli di classe, i collegi docenti, gli incontri che erano stati previsti precedentemente. Inoltre il personale Ata e i tecnici, gli amministrativi e coloro che non hanno a che vedere con la didattica devono andare a scuola. E anzi come sindacato consigliamo di andarci per evitare possibili conseguenze sul piano contrattuale''. 

 

E poi c'è l'altra ordinanza che ha creato molta confusione e che di fatto ha rimesso la responsabilità di tutto in capo a cittadini, enti e organizzazioni: quella frase ''adozione da parte di tutti i soggetti pubblici e privati di misure idonee a limitare la permanenza in luoghi chiusi pubblici o aperti al pubblico di un numero di persone superiore a un individuo ogni due metri quadrati''. Un'ordinanza che cinema, teatri, musei, ristoranti, locali, tutt'ora interpretano ognuno a modo suo. ''Questa è proprio una decisione ad effetto e basta - spiega Filippo Degasperi - perché non si capisce, per esempio, perché le funivie vanno e i turisti, magari che vengono dalle zone del contagio, le possono usare, in condizioni spesso al limite, sudati e col fiatone, attaccati l'uno all'altro in spazi angusti mentre altri luoghi vengono chiusi. Non c'è criterio, non c'è logica. Io non sono un medico e non voglio attaccare nessuno. Però credo che questa situazione drammatica potrebbe rappresentare un importante precedente per farci trovare pronti la prossima volta, con procedure chiare, piani di azione strutturati, interventi condivisi''.

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