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Fugatti prima invita la gente ad andare al ristorante (IL VIDEO) poi ''raccomanda'' a tutti ''di stare a casa''. I sindacati: ''Ritiri l'ordinanza''

Mentre è evidente a tutti che la curva dell'epidemia è in costante crescita il presidente pare in balia degli eventi e dei dati giornalieri e in conferenza stampa dice una cosa mentre nell'ordinanza ne scrive un'altra. Intanto i sindacati attaccano: ''I ristoratori chiedono di ritirare l'ordinanza sulle aperture perché si accorgono che pur essendo aperti la clientela scarseggia, un po’ per paura del contagio, un po’ perché le famiglie hanno sempre meno disponibilità finanziarie''

Di Luca Pianesi - 31 ottobre 2020 - 15:31

TRENTO. Da un lato in conferenza stampa si invitano le persone ad andare al ristorante e al bar anche la sera dall'altro si inserisce nell'ordinanza alla voce ''raccomanda fortemente'' questo concetto: ''a tutta la popolazione di evitare ogni occasione, fatte salve quelle strettamente necessarie, di contatto con persone che non facciano parte del proprio nucleo familiare e di rimanere in casa il più possibile''.

 

 

 

Insomma, ancora una volta, si evidenzia uno scollamento tra le parole del presidente della Provincia dette pubblicamente ai cittadini e la realtà dei fatti.

 

 

 

 

La conferenza stampa in oggetto era quella di giovedì 29 ottobre (l'ordinanza di venerdì 30 quindi tra i ''due'' Fugatti non sono passati mesi) ed era la stessa dove a precisa domanda ''cosa accadrà agli esercenti che per una sua ordinanza possono restare aperti, rispetto al decreto ristoro?'' il presidente della Provincia spiegava che ''ad oggi il decreto ristoro non prevede effetti su chi rimane aperto. Per come è oggi il decreto legge non è previsto che vengano tolti i contributi a quelli che rimangono aperti''. Un'ovvietà perché il decreto nasceva senza prevedere possibilità di aperture differenziate a livello territoriale (se non in senso peggiorativo e infatti l'ordinanza di Trento è subito stata impugnata dal ministero) ecco quindi spiegato perché nel testo non è specificato che verranno non erogati i contributi a chi resta aperto.

 

E quindi Fugatti aggiungeva che nel percorso parlamentare di conversione del decreto in legge potrebbe, però, anche arrivare qualche modifica ''devo essere onesto, lo dobbiamo dire, ma dubito, sarebbe davvero una cattiveria''.

Più che una cattiveria sarebbe un atto di coerenza nazionale: se una misura nasce per tutti, ma se da quel tutti qualcuno si sfila il pericolo che poi venga escluso da quella misura è concreto e coerente. Sul tema intervengono oggi i sindacati: ''Sostenere le imprese in difficoltà è un dovere per le istituzioni, lo abbiamo sempre detto. Bene quindi ha fatto il Governo ad approvare un decreto legge stanziando 2,4 miliardi di euro per sostenere le imprese coinvolte nelle chiusure serali dei pubblici esercizi. Ma crediamo che in questo caso la Provincia stia mettendo a forte rischio queste aziende invece di aiutarle perché lo Stato non potrà coprire con i ristori previsti dall’ultimo decreto i ristoratori che in Trentino resteranno aperti. E potrebbe diventare più difficoltoso anche garantire la cassa integrazione ai dipendenti''.

 

Una situazione complicatissima quella creata dal presidente Fugatti per i suoi cittadini, ancora una volta usati (come accaduto per le chiusure domenicali di negozi e supermercati) per sostenere un braccio di ferro con lo Stato, senza criterio alcuno. E' evidente che l'epidemia sta crescendo costantemente e basarsi sui dati giornalieri non ha nessun senso. Invece in Trentino sembra che l'amministrazione viva alla giornata senza contare che con questa situazione i ristoratori si ritrovano con locali mezzi vuoti, quando va bene, quindi con cali di incassi ingentissimi, e ora, probabilmente, gli verrà negata anche la possibilità di ristoro da parte dello Stato.

 

''Per questo comprendiamo l’amarezza ma anche la grande dignità di molti imprenditori che, con un senso di responsabilità e con grande concretezza, stanno già chiedendo alla Provincia di ritirare l’ordinanza come fatto anche a Bolzano - spiegano i segretari sindacali Grosselli, Bezzi e Alotti -. Lo chiedono perché si accorgono che pur essendo aperti la clientela scarseggia, un po’ per paura del contagio, un po’ perché le famiglie hanno sempre meno disponibilità finanziarie. Considerato che, come ha confermato l’Azienda Sanitaria, nelle prossime due settimane i contagi da Convid-19 anche in Trentino cresceranno in maniera significativa, è assolutamente necessario adottare tutte le misure per ridurre il contagio fin da subito. E’ quindi indispensabile che ristoranti e bar possano fin da subito accedere ai ristori statali e agli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti''.

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