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Segnana difende la scelta di far entrare i parenti nelle Rsa: ''Il 6 marzo non c'erano positivi nelle strutture''. Ma il 7 sì (IL VIDEO) e il problema era l'opposto

L'assessora ha provato a spiegare perché i primi di marzo il suo assessorato ha pensato quelle linee guida che hanno causato uno scontro tra istituzioni totale (e per fortuna che nessuno si è uniformato) e la linea ''difensiva'' ruota sul fatto che non c'erano positivi all'interno ma il problema è, al contrario che ce n'erano all'esterno (inoltre è improvvido dire che non ce ne fossero anche dentro). Il presidente della Consulta provinciale per la salute il 5 marzo diceva a ilDolomiti: “Servivano misure ad hoc già quindici giorni fa”

Di Luca Pianesi - 19 aprile 2020 - 20:01

TRENTO. ''Noi avevamo predisposto delle linee guida che permettevano ai parenti di entrare nelle case di riposo. Ricordo che al 6 marzo non c'era nessun paziente nelle case di riposo positivo al Covid. Upipa e Spes da subito si sono opposte e il 6 marzo le abbiamo incontrate. In maniera serena e aperti al confronto, anche se non c'era nessun paziente in quei giorni che risultava positivo nelle Rsa, abbiamo deciso di lasciare autonomia alle strutture lasciando, però, anche le nostre linee guida nel caso in cui un direttore sanitario decidesse di far entrare un parente ma non lo abbiamo imposto e quindi abbiamo lasciato loro la discrezionalità della scelta''. Questa la bislacca linea difensiva dell'assessora alla salute Segnana in conferenza stampa quest'oggi per giustificare il suo provvedimento dei primi di marzo.

 

Un provvedimento contro il quale da subito le Rsa si erano opposte spiegando chiaramente che ''se arriva il virus nelle nostre strutture siamo finiti''. Lo spiegavano a il Dolomiti il 5 marzo Upipa e Spes (QUI ARTICOLO) aggiungendo che loro non si sarebbero adeguate alle scriteriate linee guida proposte dall'assessora e che si sarebbero attenute a quanto previsto dal Dpcm del 3 marzo di Conte (QUI ARTICOLO). E riprendendo quell'articolo suonano profetiche le parole di Renzo Dori presidente della Consulta provinciale per la salute. “In certe strutture – spiegava il 5 marzo Dori – vi è un'alta concentrazione di complessità clinica e i provvedimenti adottati fino ad oggi hanno perlopiù lasciato in ombra questo settore. Servivano misure ad hoc già quindici giorni fa”. Insomma c'era già chi diceva che era tardi eppure per l'assessorato competente tutto andava bene.

 

Ma torniamo ad oggi: per Segnana la cosa importante, a quanto pare, ripetuta più volte in conferenza, sarebbe stato il fatto che nelle Rsa non c'erano casi Covid-19 in quei giorni. Ebbene, verrebbe da chiedere, come fa a dirlo? Erano stati fatti i tamponi agli ospiti? La risposta è, ovviamente, no perché i tamponi sono cominciati, seriamente, a fine marzo. Peggio: quando il Dolomiti ha intervistato il direttore per l'integrazione socio-sanitaria Nava, dopo che ci siamo accorti che i conti sui decessi nelle Rsa non tornavano, è emerso che c'erano almeno 70 morti in più (oltre quelli certificati Covid) rispetto alle medie degli altri mesi e anni. Nava stesso ha spiegato che ''l’ipotesi che il coronavirus sia responsabile dell’incremento della mortalità registrata nel mese di marzo 2020, rispetto alla media degli anni passati, è altamente accreditata'' solo che a queste 70 persone non sono stati fatti i tamponi e quindi è altamente probabile siano riferiti alla prima metà di marzo, quella durante la quale ancora non veniva vagliata con estrema attenzione (come invece accade ora) ogni situazione (QUI ARTICOLO). 

 

Inoltre se il 6 marzo non c'erano casi nelle Rsa, come ha detto l'assessora, ed è vero, non ne erano ancora stati segnalati, dobbiamo dire che il 7 c'erano: lo ha comunicato la stessa Segnana in conferenza stampa. Si trattava della struttura di Canal San Bovo.

 

 

 

 

Detto, quindi, che potremmo ipotizzare che la positività ci fosse anche il giorno prima e che quindi dire che il 6 marzo non c'erano casi resta quanto meno improvvido, in realtà tutto questo discorso conta poco perché il problema vero non erano i positivi dentro, ma quelli fuori. La paura era che il virus potesse entrare nelle case di riposo per poi causare una strage peggiore di quella che c'è stata, non essere portato fuori anche perché fuori già c'era. Il 6 marzo erano stati accertati 10 casi di trentini positivi (anche se i primi turisti con coronavirus trovati in Trentino risalivano al 23 febbraio) e c'erano un centinaio di residenti in quarantena (QUI ARTICOLO), le scuole di tutta Italia erano già state chiuse e pochi giorni dopo sarebbe cominciato il lockdown totale del Paese.

 

In Trentino, però, va detto erano i giorni in cui il presidente della Pat scriveva su Facebook ''l'Italia è un Paese sicuro visita il Trentino'' (il 5 marzo) e contemporaneamente l'assessore al turismo dava delle semplici raccomandazioni agli impiantisti ribadendo che c'era tanta neve sulle nostre piste e così proprio tra il 6, il 7 e l'8 marzo è arrivato quel tragico weekend di assalto agli impianti di sciatori da Lombardia, Veneto e Trentino in quelle zone che oggi sono le più colpite dal contagio della provincia (QUI ARTICOLO). Insomma non era solo l'assessora Segnana a sottovalutare la questione ma la giunta compatta che, in quei giorni, sembrava più intenta a mostrare i muscoli rispetto ai provvedimenti (poi rivelatisi molto più calati sulla realtà dei fatti) del governo nazionale come analizzavamo proprio il 6 marzo (QUI ARTICOLO). 

 

Insomma, mentre si attendono i dati (si ripete che c'è stata sempre massima trasparenza ma ad oggi sulle case di riposo non riusciamo a dare dei numeri chiari) che dovrebbero arrivare domani, dall'assessora, forse, ci si sarebbe potuti aspettare più che una difesa di posizioni al contrario semplicemente uno ''scusate'' e un ''grande grazie'' a chi non ha fatto come lei aveva proposto. Una cosa, quest'ultima, che si può anche presentare come fosse una cosa da niente ai cittadini (''massì noi abbiamo detto delle cose ma loro potevano anche non farle'') ma che semplice non è.

 

Mettersi contro la tua Provincia, mettersi contro il tuo assessore di riferimento richiede coraggio e schiena dritta. E lo dimostra quanto è accaduto proprio in questi giorni, al presidente dell'Apsp di Riva del Garda: si è permesso di criticare errori plateali commessi dalla Giunta con una lettera al giornale, si è trovato una lettera di replica dell'assessora che di fatto si è lavata le mani dalle responsabilità e, ancora peggio, un attacco diretto e personale in conferenza stampa in diretta streaming davanti a tutti i cittadini da parte della stessa Segnana senza possibilità di replica. 

 

Qui il discorso di Segnana di oggi 19 aprile

 

 

 

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