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Coronavirus. ''Se la Pat fa l'ordinanza si troveranno contro ben 40 enti, il personale e tutti i sindacati'': le case di riposo respingono la proposta di Segnana

L'assessora, dopo i no di ieri dalle strutture, ha spiegato che: "Riteniamo opportuno che almeno un parente possa entrare al giorno per ogni ospite. Se questo parente non presenta sintomi e non viene da zone endemiche e non ha avuto contatti con persone infette, è importante che possa entrare e stare vicino al proprio famigliare". Ma Upipa, Spes e Uil sono compatte: ''E' necessario tenere le strutture chiuse. In questo momento anziani categoria più a rischio''

Di Giuseppe Fin - 06 marzo 2020 - 18:16

TRENTO. Continua lo scontro tra la Provincia e case di riposo sulle azioni da mettere in campo per salvaguardare le strutture trentine dal contagio da coronavirus. Se da un lato l'Unione Provinciale Istituzioni per l'Assistenza già ieri ha scelto uno stop delle visite per evitare rischi agli anziani  (Qui l'articolo) che sono la categoria più a rischio, dall'altro la Provincia ha introdotto nelle sue linee guida (che hanno causato non poca confusione in molti ambiti) un atteggiamento più morbido. 

 

“Le nostre linee guida – ha spiegato questa mattina l'assessora Stefania Segnana – seguono un'altra indicazione. Riteniamo opportuno che almeno un parente possa entrare al giorno per ogni ospite. Se questo parente non presenta sintomi e non viene da zone endemiche e non ha avuto contatti con persone infette, è importante che possa entrare e stare vicino al proprio famigliare”.

 

 

Lo stesso governatore Fugatti ha fatto capire come la materia delle case di riposo in questo specifica situazione sia materia provinciale e non statale.

 

Nel corso delle prime ore di questo pomeriggio si è quindi tenuta una riunione tra la Provincia, l'Upipa e altre rappresentanze che, però, non sembra aver portato passi in avanti.

 

“Noi abbiamo presentato le nostre motivazioni – ha spiegato il presidente Francesca Parolari di Upipa - per cui riteniamo non solo opportuno ma estremamente necessario tenere le strutture chiuse. Nella stragrande maggioranza dei casi i famigliari hanno capito la situazione che stiamo vivendo comprendendo quindi le nostre azioni”.

 

Difronte a un rischio di diffusione del contagio, ha spiegato l'Upipa, la scelta di tenere le strutture chiuse da visite esterne è quella più adeguata. “Tutto il personale – ha spiegato la presidente – si sta operando per affrontare questa situazione abbastanza critica”.

 

La linea, insomma, da parte dell'Unione provinciale per l'assistenza è quella di non adottare le linee guida della Provincia. “Se arrivasse un'ordinanza che ci obbliga ad aprire – ha concluso Parolari – non credo che i presidenti delle strutture si adegueranno e la Provincia si troverà davanti la contrarietà non di una ventina di famiglie ma di ben 40 enti, del personale e di tutti i sindacati”.

 

A supportare le decisioni di Upipa e anche quelle di Spes sono i sindacati. La Funzione Pubblica della Uil, attraverso una nota, ha voluto evidenziare come i residenti delle strutture, anziani con uno stato di salute compromesso e la presenza di malattie cronico degenerative, siano persone a rischio. “Se il Corona Virus-19 dovesse entrare all’interno delle Rsa sussisterebbe un altro rischio sanitario che andrebbe ad aggravare di molto la situazione interna".

 

“Limitare quindi l’accesso del persone dall’esterno – ha spiegato Marcella Tomasi Uil Fpl Enti locali - ci sembra una soluzione di buon senso per garantire il diritto alla salute delle persone. Misure così importanti adottate in questo momento particolarmente delicato hanno lo scopo di  bloccare l’entrata di un virus molto aggressivo all’interno delle strutture: se così non fosse sarebbe a rischio la sopravvivenza dei residenti e la presenza costante degli operatori”.

 

Ad esprimere perplessità sulla decisione della Giunta provinciale di emanare delle "linee guida" che interpretano in maniera "elastica" il decreto governativo nazionale è invece il consigliere del Pd Luca Zeni. “Contengono – spiega - alcune indicazioni contraddittorie rispetto alle indicazioni scientifiche e che sono in contrasto con la lettera del decreto”. Sappiamo, ha spiegato l'ex assessore alla Salute, “che i soggetti più a rischio sono anziani e persone con patologie pregresse, e per questo i luoghi da tutelare maggiormente sono case di riposo e ospedali. Rispetto alle Rsa, non possiamo che condividere e sostenere la posizione di Upipa, di recepimento del decreto governativo e quindi di chiusura alle visite in questa fase, a tutela degli ospiti anziani”.

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