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Coronavirus, la Pat interpreta le direttive nazionali ed è caos. Le case di riposo: "Noi applichiamo quelle statali. Le linee di Fugatti prive di validità anche scientifica"

Mercoledì il presidente si è lamentato, legittimamente, sulle tempistiche del governo nel comunicare una decisione non facile, Fugatti a sua volta non sembra essersi distinto per tempestività in quanto i piani sono cambiati in serata. Le case di riposo: "Inviamo le linee all'Istituto superiore di sanità per un parere". A Bolzano il decreto è stato recepito in toto con un'ordinanza

Di Luca Andreazza - 06 March 2020 - 05:01

TRENTO. C'è un po' di caos per le linee guida della Provincia che si inseriscono sul Decreto del presidente del consiglio dei ministri adottato mercoledì 4 marzo. La società nelle sue ramificazioni si è prodigata per assimilare il decreto del governo, come la Federcalcio trentina che aveva deciso di sospendere tutte le competizioni prima e la marcia indietro per recepire il documento da piazza Dante dopo una giornata decisamente convulsa poi. Ma sono tante le realtà in difficoltà per un provvedimento che è arrivato tardi. La presidente di Upipa promette battaglia: "Non hanno validità normativa di ordinanza e validità scientifica: prendiamo atto ma le disattendiamo e le inviamo all'Istituto superiore di sanità per un parere".

 

Linee guida (in fondo in forma integrale) che sembrano più un esercizio di forza verso il governo e rischia di sparigliare un po' le carte, quando le evidenze mediche e scientifiche indicano che l'omologazione rappresenti la strada più giusta in termini di efficacia in queste situazioni e proprio mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invita a evitare iniziative particolari, avere senso di responsabilità e seguire le direttive. Magari arriveranno le medesime scelte da Roma, ma forse non serve comunque affrettarsi e accelerare in un momento così delicato in cui serve unità nazionale.

 

Una Provincia che solitamente recepisce senza battere ciglio le norme nazionali, senza considerare fino in fondo l'autonomia, salvo poi in emergenza sanitaria licenziare alcune linee guida che in alcuni passaggi ammorbidiscono le decisioni di Roma, mentre a Bolzano il Decreto è diventato un'ordinanza senza apportare correttivi. Non sembra proprio un percorso ottimale per difendere e valorizzare la specialità.

 

E se mercoledì il presidente si è lamentato, legittimamente, sulle tempistiche del governo nel comunicare una decisione non facile come quella di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado e le università d'Italia (Qui articolo), Fugatti a sua volta non sembra essersi distinto per tempestività in quanto i piani sono cambiati in serata e la nota ufficiale di piazza Dante è arrivata alle 19.46 a creare in molti casi sconcerto e disagi operativi.

Una Provincia che sembra assumersi le responsabilità dell'emergenza ma che nei fatti le scarica poi sui cittadini, sulle associazioni e sulle diverse realtà territoriali. Il calcio provinciale scende in campo: "Ma non si può giocare se si ha febbre, tosse o congiuntivite" (Qui articolo). Via libera agli spettacoli ma bisogna seguire determinati standard quelli recepiti dal Decreto, si può accedere alle case di riposo ma solo un parente al giorno (E sempre se non si ha "tosse, febbre, congiuntivite, problemi di respiro, frequentazione con caso confermato o probabile di Covid-19"), mentre il governo è stato più restrittivo in questo senso. Insomma, c'è sempre un "ma" che devono poi controllare gli altri. 

Il presidente della Provincia di Trento ha firmato, infatti, giovedì 5 marzo un documento indirizzato ai sindaci con il quale vengono individuate le linee guida interpretative riferite al Decreto di Roma in riferimento alle prescrizioni per contrastare il diffondersi del contagio da coronavirus.

 

"Siamo obbligati - commenta Fugatti - a recepire il decreto che il governo ha emanato per l'urgenza e con queste linee guida ci siamo posti l'obiettivo di consentire da un lato l'osservanza delle prescrizioni sanitarie e dall'altro, per quanto possibile, l'esercizio delle normali attività economiche e sociali che stanno accusando un contraccolpo pesantissimo da questa vicenda".

 

A Bolzano invece tutto è stato recepito attraverso una ordinanza. In aggiunta alle misure governative il presidente Arno Kompatscher raccomanda ai gestori degli impianti nei comprensori sciistici "di adottare ogni provvedimento idoneo a limitare la concentrazione di persone”, e agli enti territoriali di celebrare le sedute degli organi collegiali in videoconferenza “in tutti i casi in cui tale misura risulti opportuna in relazione al possibile rischio di contagio". Tutto qui.

A non cedere sono le case di riposo. L'intervento di chiusura ai visitatori è stato adottato in quasi tutte realtà presenti in Trentino, così come in Alto Adige. "Se il virus entra nelle nostre strutture siamo finiti. Pronti a opporci se dalla Pat arrivano disposizioni più morbide, aveva spiegato a Il Dolomiti la presidente di Upipa, Francesca Parolari (Qui articolo).

 

E Upipa, in accordo con il gruppo Spes a rappresentare i gestori di Rsa del Trentino non arretra di un millimetro. "Prendiamo atto - spiega Parolari - ma riteniamo che queste indicazioni della Provincia non abbiano il valore giuridico di un’ordinanza, non abbiano validazione scientifica e siano in contrasto con le misure di sicurezza per garantire la riduzione del rischio di contagio all’interno delle strutture che ospitano anziani fragili e maggiormente esposti".

 

Non solo. "Provvediamo a inoltrare tempestivamente le linee guida emanate dalla Provincia all’Istituto Superiore di Sanità - aggiunge la presidente - per avere una indicazione sulla loro applicabilità e per una validazione scientifica sulla eventuale assunzione di rischio in relazione alla attuale diffusione del contagio". Nessun parente può entrare nelle case di riposo. "Non applicheremo queste linee guida e continueremo a limitare l’accesso al solo personale sanitario e assistenziale delle strutture medesime, poiché il personale è pienamente in grado di garantire l’assistenza richiesta", conclude Parolari.

 

In sostanza si registra una "serrata" anche al Centro servizi culturali Santa Chiara in ottemperanza al Decreto del governo: tutto sospeso fino a venerdì 3 aprile e ci si impegna a verificare la possibilità di riprogrammare in un prossimo futuro quanti più eventi possibile (diversamente è prevista una tempestiva comunicazione relativa alle modalità di rimborso degli eventi annullati).

 

Il Centro Santa Chiara aveva provato a seguire nell'occasione precedente a contingentare l'affluenza agli spettacoli per mantenere le distanze minime e definire gli spazi. Troppo difficile però controllare e gestire le misure di sicurezza: meglio affidarsi e unificarsi all'Agis-Associazione generale italiana dello spettacolo e sospendere l'attività per recepire praticamente quanto deciso nel Decreto.

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