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Coronavirus, Fugatti e gli impianti sciistici tenuti aperti: ''Col senno di poi sono buoni tutti''. Ma a un governatore non si chiede di esser buono prima del senno di poi?

Per il presidente della Pat prima del weekend del 7-8 marzo nessun giornale o sindacalista aveva chiesto la chiusura. Tutti sottovalutavano il problema (forse perché ancora il 5 marzo, il giorno dopo che Conte chiudeva le scuole di tutto il Paese e c'erano i primi casi accertati sul territorio, chi ci governa scriveva ''l'Italia è un Paese sicuro visita il Trentino'') fidandosi dei nostri amministratori. I quali, però, anche dopo quel sabato non hanno chiuso gli impianti subito. Li hanno lasciati aperti domenica, lunedì e li avrebbero lasciati aperti anche martedì ma è arrivato il Governo

Di Luca Pianesi - 24 marzo 2020 - 05:01

TRENTO. ''Col senno di poi sono buoni tutti. Ma nessuno e dico nessuno, aveva chiesto la chiusura degli impianti prima di quel sabato 7 marzo''. Così il presidente della Provincia Maurizio Fugatti risponde agli attacchi di chi, come i sindacati, stanno criticando la decisione di lasciare gli impianti sciistici aperti nel weekend successivo alla chiusura delle scuole in tutta Italia (avvenuta nei fatti il 5 marzo con già i primi casi accertati sul territorio), quando appariva già evidente che grandi assembramenti di popolazione si sarebbero tradotti in un'esplosione di contagi successiva.

E infatti gli effetti di quell'assalto alle piste è ormai evidente nei numeri che hanno visto le Valli di Fiemme e Fassa, le Giudicarie, la Val di Sole diventare, come dimostrato dai tassi di prevalenza (QUI ARTICOLO), i luoghi più colpiti dal virus. Fugatti si giustifica dicendo che la preoccupazione di molti, nei giorni precedenti, era quella del rischio di disdette da parte dei turisti e cita anche incontri avuti proprio con i sindacati che il 24 febbraio ringraziavano Fugatti per il lavoro fatto ''senza - ha letto - creare inutili allarmismi''. E poi ha ricordato le dichiarazioni del segretario della Cgil trasporti Montani del 26 febbraio, che si diceva preoccupato delle possibili disdette, per i lavoratori del turismo. Insomma si è giustificato spiegando che in quei giorni non c'era la percezione del rischio e in fondo non gli si può dare torto. Come potevano i cittadini avere una percezione del rischio se chi li governa continuava a rassicurarli come faceva proprio quel 26 febbraio l'assessore al turismo Roberto Failoni? Perché preoccuparsi?

 

 

O come faceva ancora il 28 febbraio quando nello stesso giorno come il Dolomiti segnalavamo la pioggia di critiche che aveva subito il Capitano Salvini da parte di molti cittadini mentre si mostrava con vino e speck, proprio su quelle piste di Madonna di Campiglio e attaccava Conte, da turista dello sci, mentre parte del Paese già era in quarantena (QUI ARTICOLO). 

 

 

 

Fugatti ha attaccato, quindi, anche i giornali ribadendo che ''prima del 7 marzo nessuno chiedeva la chiusura degli impianti''. Insomma la spiegazione del presidente della Pat è che lui, da governatore del Trentino, da guida della Provincia autonoma di Trento, si è comportato esattamente come tutti gli altri, incapace, come tutti gli altri, di prevedere la situazione, di avere un quadro generale sia della gravità dell'epidemia che sarebbe arrivata, sia del flusso di turisti che si stava spostando verso i nostri territori.

 

E non solo si comportava come tutti gli altri (che forse, dimentica il presidente, sottovalutavano il problema anche perché chi li governa lo stava sottovalutando e quindi si fidavano dei messaggi che gli venivano dati sul territorio), ma faceva peggio degli altri perché proprio quel 5 marzo in cui la situazione appariva talmente grave in tutta Italia da costringere Conte a chiudere tutte le scuole del Paese, ancora sul suo profilo Facebook faceva post di questo tipo:

 

 

 

Poi, per carità, siamo d'accordo: giornali, sindacati e cittadini probabilmente non si sono resi conto della mole di persone che si stava spostando verso le località sciistiche per quel weekend. Ma ci auguriamo anche che il presidente della Pat abbia gli strumenti per capirlo meglio di giornalisti, sindacalisti e cittadini, se non altro perché può contare (oltre che su uffici preposti, dati di ingresso e uscita, di prenotazioni etc) su un assessore al turismo come Roberto Failoni, che è albergatore proprio in quella Pinzolo che in quei giorni poi è risultata essere strapiena di turisti (e oggi ha un tasso di contagio dell'1,1% contro, per esempio, lo 0,17% di Trento e lo 0,3% della provincia). Insomma forse l'assessore competente, avendo anche tanta gente nel suo albergo, avrebbe potuto fare una telefonata al suo presidente e avvisarlo che a percezione il giorno dopo ci sarebbero stati molti turisti sulle piste.

 

Ma non è tutto. Se fino a sabato nessuno si era reso conto della situazione, a tutti, giornalisti, sindacalisti, cittadini, quel 7 marzo di calca sulle piste è parso assurdo e son iniziate le critiche. Ma così non è stato per la giunta e per Fugatti che altrimenti avrebbero potuto chiudere gli impianti quel sabato sera. Non l'hanno fatto, e non l'hanno fatto nemmeno domenica nonostante arrivassero appelli anche dai territori in tal senso. Lunedì, poi, con addirittura tutti i comuni della Val di Sole che hanno chiesto con una lettera di chiudere subito tutto, anche per evitare la figuraccia internazionale che stava facendo il comparto trentino, è arrivata la decisione di Fugatti: impianti bloccati, ma da mercoledì mattina. Dunque un altro giorno di apertura era previsto dalla giunta trentina. Per fortuna a quel punto è arrivato il ministro Boccia e il dpcm di Conte che hanno anticipato la decisione di Fugatti e facendo chiudere gli impianti di tutta Italia immediatamente, a partire dalla mattina di martedì 10 marzo.

 

Insomma, il presidente Fugatti ha certamente ragione: con il senno di poi sono buoni tutti. A lui, però, si chiede di essere buono prima, senza il senno di poi, sennò che ci sta a fare in quella posizione? Altrimenti van davvero bene tutti.

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