Mozione contro Mussolini in Consiglio regionale, la maggioranza si spacca. Fratelli d'Italia scivola anche questa volta sul dittatore fascista: "Non la voteremo"
La mozione è stata presentata dal consigliere altoatesino Sven Knoll della Süd-Tiroler Freiheit e arriva dopo il fallimento sulla revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini a Trento e il caso Clara Marchetto. Svp si è espressA a favore della mozione e nelle scorse ore lo stesso hanno fatto anche Lega e Forza Italia. Fratelli d'Italia scivola invece ancora una volta sul tema del fascismo e si isola ulteriormente

TRENTO. La mozione contro Mussolini spacca la maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale.
Al centro della seduta di oggi, infatti, ci sarà una mozione presentata dal consigliere altoatesino Sven Knoll della Süd-Tiroler Freiheit che “Condanna del fascismo e revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e ad altre figure simbolo dell’ideologia fascista nei comuni della regione”.
Un documento che arriva dopo il fallimento sulla revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini a Trento dove il nome del duce è rimasto al proprio posto perché non si è raggiunta la soglia per far decadere il titolo. Ben 12 consiglieri (il centrodestra e Generazione Trento di Claudio Geat) non si sono espressi e così è mancata una maggioranza qualificata di 4/5 del Consiglio. Ma anche dopo il caso del voto contrario di Fratelli d'Italia alla riabilitazione, poi avvenuta, in Consiglio regionale di Clara Marchetto con l'intitolazione della sala di rappresentanza.
La nuova mozione al centro oggi del dibattito, in sostanza, chiede alla Regione di verificare, insieme ai Comuni, dove siano ancora presenti cittadinanze onorarie a Mussolini o ad altri fascisti e intitolazioni legate al fascismo per poi intervenire invitando le amministrazioni alle eventuali revoche o modificare i nomi di strade o luoghi collegati alla propaganda fascista.
Dal punto di vista politico il presidente della Regione Trentino Alto Adige, Arno Kompatscher si è già espresso in modo chiaro favorevole alla mozione. Una linea che ricalca quella scelta dall'Svp contro Mussolini.
Il Gruppo regionale Fratelli d’Italia Trentino Alto Adige, invece, non voterà la mozione, ritenendola parziale e divisiva, e ribadisce "la necessità di una condanna chiara di tutti i totalitarismi, accompagnata da un percorso di memoria storica completo e orientato alla riconciliazione. Pertanto il Gruppo consiliare parteciperà con un non voto, a testimonianza che il documento presentato è incompleto e non dovrebbe nemmeno essere posto in votazione".
Il Gruppo evidenzia inoltre "l’assenza nel testo di un riferimento adeguato ad altri totalitarismi e alle vicende che hanno segnato il territorio, confermando una posizione critica verso impostazioni ideologiche e non equilibrate". Una posizione che in sostanza va a spaccare la maggioranza, portando Fratelli d'Italia ad un maggiore isolamento facendo scivolare il partito ancora una volta su questioni legate al fascismo.
“Di base nessun problema sul testo, anche se di condannare il nazismo e terroristi separatisti non riescono proprio, neanche ci provano”, spiega riferendosi alla mozione di Knoll il consigliere di Fratelli d'Italia Marco Galateo. “Rimangono comunque forti criticità sul definire Alto Adige come 'termine fascista' o la possibilità prevista dalla mozione di cambiare i nomi delle strade (ad esempio via Amba Alagi o via Vittorio Veneto) che non hanno niente a che fare con il fascismo”. “Devo far notare – continua Galateo - anche che per legge la cittadinanza onoraria decade con la morte del cittadino. Quindi credo che i problemi dei cittadini siano altri e noi siamo pagati per risolvere quelli e non per creare ogni volta polemiche sterili, utili solo a far prendere qualche like sui social di chi di fatto odia semplicemente l’Italia e gli italiani. E noi, l’Italia e gli italiani li difenderemo sempre, ma dai problemi veri e non quelli creati da certa politica”.
Diversa la posizione della capogruppo regionale della Lega, Stefania Segnana, a seguito di un confronto con l'Svp e con il proponente della mozione, ha spiegato che l'indirizzo dato al partito di Salvini è quello di un voto favorevole alla mozione.
Chiara la posizione di Forza Italia con Claudio Cia che voterà a favore della mozione. “Si tratta di un tema che può suscitare obiezioni e sensibilità diverse, soprattutto perché riguarda una figura storica scomparsa da molti anni. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto a una disputa ideologica o all’illusione di poter cancellare il passato con un atto formale. La storia non si cancella, non si riscrive e non si addolcisce: resta lì, con il suo carico di responsabilità, di errori e di conseguenze” spiega in una nota il consigliere forzista. “Il punto politico e istituzionale, oggi, è un altro” continua Cia. “Ci si deve chiedere se abbia ancora senso che un Comune mantenga tra i propri riconoscimenti simbolici un’onorificenza nata in un contesto storico, politico e culturale profondamente distante dai principi democratici e costituzionali che oggi ispirano le nostre istituzioni”. Non si tratta quindi di intervenire sul passato, ma di assumersi una responsabilità nel presente.
“Ogni comunità ha il diritto di interrogarsi sui simboli che conserva, sul significato che attribuisce ai propri atti onorifici e sul messaggio che intende trasmettere ai cittadini. Sostenere questa mozione – spiega ancora Claudio Cia - non significa rinnegare un fatto storico, ma riconoscere che vi sono riconoscimenti pubblici che, col passare del tempo, possono risultare estranei al sentire civico e istituzionale di una comunità democratica. Per questo la scelta deve essere rimessa ai singoli Comuni, nella piena autonomia delle loro valutazioni. In questo senso, più che un gesto rivolto al passato, si tratta di un atto di chiarezza verso il presente e verso l’identità istituzionale che le nostre comunità intendono rappresentare”.
IL DOCUMENTO
Nel documento che vede come primo firmatario l'esponente dei Süd-Tiroler Freiheit Sven Knoll, parte dalla presa del potere da parte di Benito Mussolini nel 1922 che segnò l’ascesa dell’ideologia fascista.
“Particolarmente gravi furono le conseguenze del fascismo per il Sudtirolo e per l’attuale Trentino. Dopo l’annessione di questo territorio all’Italia, fu attuata una politica mirata di italianizzazione. La lingua tedesca fu estromessa dalla scuola, dall’amministrazione e dalla vita pubblica; le associazioni furono sciolte, i rappresentanti democraticamente eletti destituiti e sostituiti da funzionari nominati dal regime. Con il divieto del nome Tirol e l’introduzione del termine fascista “Alto Adige” si volle inoltre cancellare ogni riferimento alla storia tirolese di questo territorio. Questa ideologia disumana arrivò persino a rinominare i sudtirolesi come “altoatesini”, privandoli così di ogni radice e identità culturale”.
Anche la popolazione ladina della nostra regione, viene spiegato “fu pesantemente oppressa: la sua identità secolare e le sue peculiarità linguistico-culturali furono negate e la lingua ladina fu degradata a presunto dialetto italiano”.
Anche nel Trentino lo sviluppo verso una maggiore autonomia e libertà politica fu ostacolato dal regime fascista e le aspirazioni democratiche furono represse con la forza. “Gli oppositori politici furono perseguitati – spiega nella mozione Knoll - e molte famiglie espropriate. Fino a che punto l’eredità del fascismo arrivi fino al presente è dimostrato anche dall’attuale discussione sulla combattente antifascista Clara Marchetto”.
L’infiltrazione fascista, viene spiegato sempre nella mozione “arrivò persino al punto che il 'Duce' Benito Mussolini fu nominato cittadino onorario di molti comuni, quale chiara manifestazione di adesione al fascismo. È quindi tanto più sconcertante che tali cittadinanze onorarie siano state mantenute fino ad oggi in molti comuni e che recentemente, nel consiglio comunale di Trento, non si sia trovata una maggioranza sufficiente per revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Le cittadinanze onorarie rappresentano il riconoscimento di particolari meriti nei confronti di una comunità. Un tale riconoscimento a Benito Mussolini, fondatore di un regime dittatoriale e disumano, contraddice tutti i principi di democrazia, dignità umana e Stato di diritto. La revoca di tali cittadinanze non costituisce soltanto un atto simbolico, ma rappresenta un passo necessario per l’elaborazione storica e per una chiara presa di posizione contro ogni forma di estremismo e dittatura”.
QUI IL TESTO COMPLETO
Con l'approvazione, il Consiglio regionale si esprimerebbe “in modo inequivocabile contro ogni forma di glorificazione, banalizzazione o relativizzazione del fascismo”. Si “ribadisce che il regime fascista sotto Benito Mussolini fu una dittatura totalitaria che abolì i diritti fondamentali, perseguitò gli oppositori politici, commise gravi crimini contro la propria popolazione e altri popoli e si rese particolarmente colpevole nella nostra regione attraverso una brutale politica di assimilazione e italianizzazione”.
Con il via libera del documento la Giunta regionale viene inoltre incaricata di verificare, in collaborazione con i comuni della regione, in quali comuni Benito Mussolini e altri fascisti godano ancora della cittadinanza onoraria, nonché in quali comuni strade o luoghi siano intitolati a figure simboliche o elementi riconducibili alla propaganda fascista e alla glorificazione del fascismo.
In questi comuni si chiede infine di intervenire “affinché procedano alla revoca delle cittadinanze onorarie e alla modifica delle denominazioni stradali di matrice fascista, al fine di dare un chiaro segnale a favore della democrazia, dello Stato di diritto e della responsabilità storica”.












