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Mercatini di Natale, la Pat decide di non decidere e non si prende la responsabilità: "Autonomia ai territori. Noi (o meglio l'Apss) facciamo il protocollo di sicurezza''

Le incertezze sono enormi e probabilmente tutto resta sul tavolo, un vertice di presidente e assessore per riconoscere l'autonomia decisionale dei territori. L'unico contributo della Provincia è quello di impostare un protocollo sanitario che stabilisca le modalità di organizzazione degli eventi da firmare

Di Luca Andreazza - 23 ottobre 2020 - 05:01

TRENTO. La decisione è quella di non decidere. I Mercatini di Natale? "Riconosciamo che i territori hanno la loro autonomia decisionale per intervenire nelle modalità che ritengono". Questo in sintesi il pensiero del presidente Maurizio Fugatti, senza magari rendersi conto che mancherebbe grosso modo meno di un mese per il via alle kermesse e sessanta giorni a Natale. 

 

La curva del contagio aumenta, l'ultimo bollettino riporta di 3 morti e 153 infetti: il bilancio è di 17 vittime negli ultimi 13 giorni, sono 18 i decessi nel corso di questa seconda ondata dell'epidemia Covid-19. A settembre sono stati trovati 896 casi e in questo ottobre (fino a sabato 17) ci si attesta a 1.293 positivi. Una progressione evidente della diffusione del coronavirus: l'Europa annaspa, la Lombardia prevede il coprifuoco, il governo firma Dpcm per fronteggiare una situazione che si aggrava e la Pat tentenna: non riesce a dire "" oppure "No".

 

"Fate voi" e il capoluogo ha deciso già a inizio settimana come procedere, la Giunta Ianeselli si è preso carico delle proprie responsabilità. Una scelta evidentemente difficile ma che riflette la serietà in questo momento delicato. Amministrazione comunale che intanto ha incassato il placet di Confcommercio. E se viene lasciata autonomia ai territori, ancor meno si capisce l'uscita del tridente Failoni-Moranduzzo-Paoli a stracciarsi le vesti perché Trento ha portato avanti la propria decisione, ma c'è il dubbio che avrebbero avuto qualcosa da ridire anche in senso contrario perché l'indole è più di opposizione (di basso livello) che di governo (Qui articolo).

 

Le incertezze sono enormi e probabilmente tutto resta sul tavolo, un vertice di presidente e assessore per riconoscere l'autonomia decisionale dei territori. L'unico contributo della Provincia è quello di impostare un protocollo sanitario che stabilisca le modalità di organizzazione degli eventi da firmare: il compito è affidato, ovviamente, all'Azienda provinciale per i servizi sanitari. E nei prossimi giorni si incontrano le categorie economiche per spiegare probabilmente di parlare con i sindaci, visto che piazza Dante si è sfilata.

 

Un quadro oggettivamente complicato, come anche messo in luce dal prefetto Sandro Lombardi e dal questore Claudio Cracovia ("C'è anche la necessità di garantire la sicurezza pubblica nel caso di eventi organizzati nei Comuni e la situazione è da considerarsi in evoluzione"; "Un passaggio delicato, importante garantire il distanziamento tra le persone"), senza dimenticare Antonio Ferro (direttore del Dipartimento di prevenzione dell'Apss): "C'è una crescita lenta dei contagi ma non c'è una prospettiva immediata di fine della curva. Per mantenere attivi il mondo produttivo e la scuola, si può intervenire nei confronti di altri ambiti con regole più stringenti. Con questa circolazione virale ci sono attività oggettivamente a rischio quando fatte in presenza".

 

Niente Mercatini a Verona o Strasburgo, l'Alto Adige ha preso la questione di petto: la Giunta Kompatscher ha sospeso le manifestazioni, i tradizionali Krampus compresi, un territorio che decide e evita un ordine sparso che può creare più problemi che vantaggi (Qui articolo). Qui si va nella direzione opposta, si prova a dare un colpo al cerchio e un altro alla botte, si riduce un'istituzione a passacarte, ragionieri di quel che viene-viene. Il sospetto è che quella volta che Mara Dalzocchio aveva paragonato, magari inavvertitamente e incautamente, il presidente Fugatti e l'intera maggioranza a Fantozzi, forse non aveva tutti i torti. 

 

Una situazione che ricorda, tantissimo, i tentennamenti per la chiusura degli impianti da sci a marzo, lì ci aveva pensato il ministro Francesco Boccia a prendere il timone davanti alle incertezze. Questa volta la palla passa ai territori, forse l'aspetto più rassicurante in quanto possono valutare e riflettere sull'opportunità e la complessità organizzativa di un evento ai tempi di Covid-19 tra limitazioni, restrizioni e rischi (solo Levico sembra certa, Rovereto possibilista. Gli altri sono tanti "No" o "forse"). Resta il messaggio contraddittorio della Provincia e diventa difficile chiedere agli altri di essere responsabili, se per primi le responsabilità vengono scaricate, basta che poi non si ripeta il "Col senno di poi sono buoni tutti" (Qui articolo).

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