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| 30 aprile | 11:34

“Pani ogni pomeriggio la va a trovare e si accoccola con lei. In ospedale è presenza indispensabile”, storia di Elisa, dell'amato cagnolino e di una rara malattia genetica

Storie diverse, unite da uno stesso bisogno: non separarsi, nel momento delle cure, da chi ci ama davvero. È da questa consapevolezza che nasce l'impegno dell'Ulss 2: rendere possibile sempre di più la presenza dei propri animali domestici durante la degenza

di Redazione

TREVISO. Non solo un animale, ma una presenza che aiuta a trovare forza e serenità nei momenti più duri. E, proprio per questo, un fattore che può rilevarsi molto importante nel percorso di cura, dice l'Ulss 2, portando le autorità sanitarie del Trevigiano a puntare su una rete ospedaliera “sempre più pet friendly” e su nuove progettualità legate alla presenza degli animali da compagnia in diversi ambiti.

 

A riferirlo è la stessa azienda sanitaria, riportando le testimonianze di due pazienti e presentando gli interventi in programma.

 

“La vedo più tranquilla, più in pace. La possibilità di avere accanto il suo amato cagnolino mentre è in ospedale le dà serenità. Pani rappresenta, per lei, una presenza indispensabile, fa parte della famiglia”. Sono queste le parole con le quali Daniela, mamma di Elisa Ceschin, racconta il valore della presenza dell'adorabile chihuahua che fa compagnia alla figlia anche durante il ricovero in Medicina, a Conegliano.

 

Elisa – scrive l'Ulss – originaria di Conegliano e nota assieme alla famiglia per le attività di sensibilizzazione cui nel tempo si sono dedicati, convive dall'età di 6 anni con l'atassia di Friedreich, una rara malattia genetica neurodegenerativa che compromette progressivamente la coordinazione muscolare. Accanto a lei, da dieci anni, c'è la dolcissima Pani, scelta 'per amore a prima vista' e diventata un punto di riferimento costante. Anche nella stanza dell'ospedale di Conegliano, dove Elisa è ricoverata, Pani non cambia abitudini: ogni giorno, alle 16, la va a trovare e resta accoccolata accanto a lei, contribuendo a darle serenità e forza nei momenti più difficili”.

 

Il caso di Elisa, continuano le autorità sanitarie, arriva a pochi giorni da quello di Barbara Guerra, ricoverata in Chirurgia 1 al Ca' Foncello di Treviso per un intervento oncologico, che ha potuto ricevere in reparto la visita del proprio labrador, Joy. Succede a decine di assistiti dei reparti di Psichiatria e Pediatria, ma anche nei centri diurni e nelle comunità di alloggio della Marca trevigiana.

 

“Due storie diverse, ma unite da un elemento comune – spiegano dall'azienda sanitaria –: il valore profondo del legame tra persona e animale nel percorso di cura. I loro non sono episodi isolati, ma esempi concreti di un percorso che l'Azienda Ulss 2 Marca trevigiana ha avviato da anni e che la nuova direzione intende rendere più strutturato, organico e accessibile con anche l'avvio di nuove progettualità”.

 

Il piano sarà rivolto a tutti i pazienti che desiderano essere accompagnati dai propri animali durante il percorso di cura. Con un'importante novità: la possibilità di chiedere la presenza del proprio animale d'affezione anche durante le sedute di chemioterapia, oltre che nel corso della degenza: “A questo proposito, l'Ulss 2 lancerà un appello ai privati affinché supportino economicamente quest'iniziativa, che richiede un locale e infermiere dedicati durante la 'pet infusion'”.

 

L'umanizzazione delle cure – dice il direttore generale dell'Ulss Giancarlo Bizzari – non è uno slogan, ma una direzione concreta su cui stiamo lavorando ogni giorno. Le famiglie sono radicalmente cambiate: sono sempre meno numerose, gli anziani sono più soli e gli animali da affezione sono parte, a tutti gli effetti, di un nucleo familiare sempre più ristretto. Dobbiamo tenerne conto, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, quando le persone affrontano la malattia. Considerare questi nuovi membri della famiglia significa prendersi cura davvero della persona nella sua interezza. Il progetto che stiamo mettendo a punto darà sistematicità e omogeneità, oltre a un coordinamento unico, alle varie iniziative di Pet therapy e Pet visiting che già vedono nei vari reparti la presenza degli animali d’affezione. L’obiettivo è di estendere la possibilità di questa presenza anche alle sedute di chemioterapia, per i pazienti che lo desiderano: si tratta di un progetto sperimentale per finanziare il quale lanceremo un bando per la raccolta fondi: ci auguriamo che associazioni e privati rispondano positivamente all’appello, volto a permetterci un ulteriore importante passo sulla strada dell’umanizzazione delle cure”.

 

“Il nostro obiettivo – chiarisce la direttrice sanitaria, Maria Caterina De Marco – è avvicinare la componente sanitaria a quella emozionale per il bene dei nostri pazienti. Per questo abbiamo messo in campo due progettualità ambiziose legate alla Pet Therapy e alla Pet Visiting. In ambito oncologico, siamo consapevoli di quanto la presenza di un amico a quattro zampe possa aiutare a superare lo stress e il senso di fragilità tipici del percorso chemioterapico. Per assecondare questa esigenza stiamo individuando locali e percorsi igienico-organizzativi dedicati, con personale formato specificamente per questo compito. Per rendere sostenibile questa progettualità, oltre l'orario di servizio ordinario, lanciamo un appello alle associazioni e ai privati: cerchiamo partner disposti a sostenerci per coprire le spese per il personale. È fondamentale, inoltre, mappare le necessità del territorio, specialmente per le molte famiglie mononucleari per le quali l'animale rappresenta il punto di riferimento affettivo più vicino. Da qui nasce l’esigenza di mettere a terra la seconda progettualità che riguarda proprio i ricoveri prolungati, offrendo una risposta concreta a chi non sa a chi affidare il proprio animale durante il ricovero. Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione per la verifica degli ambienti e al supporto del terzo settore, puntiamo a creare una rete di accoglienza per gli animali che resterebbero soli. La volontà e la sensibilità ci sono: crediamo fermamente che il connubio tra cure sanitarie e supporto emozionale sia la chiave per il reale benessere della persona”.

 

Il responsabile del Servizio di igiene Urbana veterinaria del Dipartimento di prevenzione, Massimo Maiorano, spiega poi come nel dicembre 2025 sia stata adottata la Procedura aziendale sugli interventi assistiti con gli animali, che consente di operare in moto strutturato e sicuro: “Le attività si articolano in ambito terapeutico, educativo e ludico-ricreativo e sono già presenti in ospedali, RSA, scuole e strutture del territorio grazie anche alla collaborazione con realtà accreditate. Accanto ai progetti organizzati, riconosciamo anche il valore delle situazioni individuali: in alcuni casi la presenza del proprio animale durante il ricovero può contribuire concretamente al benessere psicofisico del paziente, ed è nostro compito accompagnare questi percorsi garantendo sicurezza e appropriatezza”.

Gli Interventi assistiti con gli animali (Iaa) si articolano in tre principali ambiti:
Terapia assistita con gli animali (Taa), con valenza sanitaria e finalità terapeutiche su indicazione medica, rivolta a pazienti con diverse patologie;
Educazione assistita con gli animali (Eaa), orientata a sostenere le capacità relazionali, l’autonomia e l’inclusione sociale, particolarmente utile in contesti di fragilità, anche tra i più giovani;
Attività assistita con gli animali (Aaa), con finalità ludico-ricreative e di socializzazione, che favoriscono il benessere e la qualità della vita.

L’Azienda – conclude l'Ulss – ha già definito una specifica procedura interna che disciplina l’accesso degli animali nelle strutture sanitarie, garantendo il rispetto dei più elevati standard di sicurezza e igiene previsti dalle linee guida nazionali. Fondamentale è la collaborazione con le associazioni di volontariato specializzate, che mettono a disposizione operatori certificati e animali addestrati. Ad oggi sono già operative 16 progettualità in diverse realtà ospedaliere (ambito psichiatrico, pediatrico, pediatrico onco-ematologico, riabilitativo) nonché territoriali (Rsa) con accessi programmati e periodici. L’obiettivo dell’Ulss 2 è rendere questa possibilità sempre più strutturata, trasformando l’ospedale in un luogo capace di prendersi cura non solo della malattia, ma della persona nella sua interezza”.

 

Elisa Ceschin, impegno e testimonianza contro l’atassia di Friedreich

 

Elisa Ceschin, 39 anni, di Conegliano, convive dall’infanzia con l’atassia di Friedreich, scrive l'Ulss 2 nel riportare la sua storia: "Una rara malattia genetica neurodegenerativa che compromette progressivamente la coordinazione. Nel tempo ha trasformato la sua esperienza in un impegno concreto per la sensibilizzazione e il sostegno alla ricerca. Da anni collabora con associazioni attive su questo fronte e ha promosso iniziative solidali, anche legate al mondo dei motori, sua grande passione. Ha inoltre partecipato alla realizzazione di un libro, scritto insieme alla madre e ad altre famiglie coinvolte, che raccoglie racconti e poesie e il cui ricavato è stato destinato alla ricerca scientifica sull’atassia di Friedreich. Nonostante le difficoltà quotidiane legate alla patologia, Elisa porta avanti i suoi interessi e i suoi obiettivi con determinazione: studia, coltiva passioni e continua a guardare al futuro con spirito combattivo, sostenendo con forza l’importanza di investire nella ricerca, oggi in evoluzione grazie a nuove terapie mirate a rallentare la progressione della malattia". 

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