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Coronavirus, “I dati sui contagi inviati al Ministero sono sottostimati”. Ecco perché Apss chiede che tamponi molecolari e test rapidi vengano equiparati

Nonostante un’affidabilità che supera il 97% i test rapidi, per rientrare nei conteggi ufficiali del Ministero della Salute, hanno bisogno di essere confermati da un test molecolare, più lento e costoso, ma è una procedura ormai superata. Ferro: “Quasi il 30% dei contagi viene individuato con questo metodo, abbiamo chiesto a Roma che i risultati siano equiparati”

Di Tiziano Grottolo - 19 ottobre 2020 - 20:29

TRENTO. Da qualche tempo, assieme al tampone molecolare, il tampone antigenico rapido è diventato uno strumento diagnostico affidabile che permette di verificare la positività al Covid. Entrambi i test utilizzano un sottile bastoncino per raccogliere il materiale da analizzare ma le sostanziali differenze stanno nella modalità di lettura del campione, in laboratorio per i primi e direttamente sul luogo del prelievo per i secondi, quest’ultimo un fattore che consente di conoscere l’esito del test in tempi molto brevi.

 

“I cosiddetti test rapidi possono essere utilizzati in sicurezza – sottolinea Pier Paolo Benetollo, il direttore generale pro tempore dell’Apss – dandoci un risultato certo sulle persone che hanno dei sintomi nella prima settimana”. Questi test hanno raggiunto un’affidabilità che supera il 97% e sono diventati così attendibili che anche Apss sta spingendo affinché l’analisi dei dati venga codificata a livello nazionale. In altre parole si vorrebbe che il responso di un test rapido venisse parificato a quello di un tampone molecolare.

 

Attualmente infatti, affinché una persona risultata positiva al test rapido venga inserita nel totale dei contagiati si deve attendere la conferma del test molecolare. I dati trasmessi al Ministero della Salute sono sottostimati – spiega Antonio Ferro direttore del Dipartimento prevenzione dell’Apss – perché i tamponi antigenici vengono conteggiati in ritardo, ma ormai quasi il 30% dei contagi viene individuato così”. Per ovvie ragioni Apss, con una positività al test rapido, agisce come se si trovasse di fronte a un tampone molecolare, cioè la persona viene messa in isolamento, dopodiché, come prevedono i protocolli, verrà sottoposta anche al “test di controllo”. Il fatto è che queste persone contagiate non rientrano nei dati ufficiali diffusi dal Ministero, un problema sollevato da molte Regioni, fra cui la Provincia di Trento. Questa situazione ha generato un po’ di confusione – ammette Ferro – proprio per questo stiamo spingendo per l’equiparazione fra i due tipi di test”.

 

Nelle scorse settimane la Provincia, all’interno dei comunicati con i dati relativi all’evoluzione dell’epidemia, aveva iniziato a comunicare anche i positivi al test rapido, che però non venivano riportati nei dati diffusi da Roma nonostante si trattasse a tutti gli effetti di persone contagiate dal virus. Un equivoco che ha fatto gridare alcune persone al “complotto” o al “terrorismo mediatico” ma che in realtà rappresenta semplicemente un dato di fatto: di fronte a un’epidemia ancora poco conosciuta, con una situazione in evoluzione, anche le tecniche per combatterla necessitano di essere affinate, pertanto le autorità sanitarie fanno del loro meglio per reggere il passo dei contagi. Insomma non c’è da stupirsi se nel corso del tempo le modalità con cui si combatte il virus cambiano, ciò che bisogna evitare è di sottovalutare il problema.

 

Nel frattempo è stata regolamentata la situazione che riguarda i laboratori privati che offrono la possibilità di sottoporsi al tampone, ora anche per queste strutture sarà obbligatorio comunicare il risultato all’Apss: “Proprio per questo diventa ancora più importante equiparare i due test – ribadisce Ferro – perché diventa complicato avere un riscontro immediato quando i risultati arrivano dai laboratori privati e con il passare dei giorni il tampone molecolare potrebbe dare esito negativo”.

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