Scoperta una “banca occulta” cinese: fatture false e autoriciclaggio per un giro da 78 milioni. Contanti raccolti in empori e minimarket
L'operazione della Guardia di finanza nel Bresciano: quattro in tutto i fermi e sequestri milionari. Le fiamme gialle sono entrati in azione per fermare un intricato sistema di underground banking che permetteva il trasferimento di denaro al di fuori dei circuiti regolamentati

BRESCIA. Complessa indagine per sgominare un intricato sistema di underground banking nel Bresciano: in azione le Fiamme gialle di Rovato. Gli accertamenti, coordinati dalla procura della Repubblica di Brescia, hanno portato a un decreto di fermo d'indiziato di delitto nei confronti di quattro soggetti, tutti di origine cinese, ritenuti partecipi di un'associazione per delinquere composta da nove membri – sette cinesi e due italiani – e dedita all'autoriciclaggio, all'emissione di fatture per operazioni inesistenti e all'abusiva prestazione di servizi di pagamento.
Le indagini erano state avviate a seguito di una precedente attività, che aveva svelato l'esistenza a Brescia di un emporio cinese, già sottoposto a sequestro in quanto utilizzato per camuffare operazioni di riciclaggio ed un'illecita raccolta e rimessa all'estero di denaro contante. Dalle investigazioni sarebbe emersa un'organizzazione criminale, che avrebbe sfruttato gli articolati meccanismi di riciclaggio tipici del cosiddetto underground banking, consistente nell'insieme di sistemi di trasferimento di denaro che operano al di fuori dei canali finanziari ufficiali e regolamentati, aggirando i presidi antiriciclaggio.
In particolare, l'organizzazione, attraverso l'utilizzo di 24 società 'cartiere', gestite all'interno di un ufficio anonimo con sede a Brescia, avrebbe consentito l'emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di numerose società 'clienti', trasferendo successivamente le corrispondenti somme di denaro ricevute all'estero (prevalentemente in Cina), per poi restituire i contanti ai clienti – al netto di una commissione per il servizio reso pari mediamente al 5%.
Il contate sarebbe stato rimediato tramite la raccolta abusiva di denaro contante operata nei confronti di numerosi connazionali bisognosi di inviare tali somme in madrepatria. Per questo, i cosiddetti 'spalloni' del contante incaricati dall'organizzazione, con cadenza quotidiana, avrebbero ritirato ingenti quantitativi di denaro in numerosi esercizi commerciali cinesi (tra i quali ad esempio: empori, minimarket negozi di elettronica ed esercizi commerciali che rendono servizi per la persona) dislocati a Brescia, nel Nord-Est e in Emilia Romagna, per poi consegnare le somme in 3 hub di raccolta e smistamento individuati nel bresciano (in particolare, 2 appartamenti e 1 minimarket).
Al termine delle indagini, i controlli effettuati nei confronti di corrieri del contante e dei clienti dell'organizzazione hanno consentito di sequestrare somme di denaro superiori a 220mila euro.
Complessivamente, l'ammontare delle fatture per operazioni inesistenti emesse sarebbe superiore a 78 milioni di euro, mentre le somme veicolate all'estero – prevalentemente verso la Cina, come detto, ma talvolta con triangolazioni in atri Stati europei anche tramite l'utilizzo di Iban virtuali – risulterebbe essere di oltre 40 milioni di euro.
Contestualmente ai fermi, è stato disposto anche il sequestro preventivo d'urgenza, anche per equivalente nei confronti dei sodali, di oltre 45 milioni di euro, quale profitto del reato di autoriciclaggio e del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché quello impeditivo nei confronti delle 24 società cartiere e dei relativi conti correnti, del minimarket utilizzato quale 'hub' e dell'ufficio 'occulto' utilizzato per la gestione delle società cartiere.












