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Coronavirus, il personale sanitario deve usare un grembiule e una ventina per gli interventi? La Cisl Fp e Degasperi lanciano l'allarme

La Cisl Fp in particolare scende in campo per fare chiarezza e chiedere rispetto per i professionisti impegnati in maniera estenuante per fronteggiare il coronavirus. La vicenda è già pronta per sbarcare in Consiglio provinciale, una situazione segnalata da Filippo Degasperi. La replica di Bordon

Di Luca Andreazza - 11 aprile 2020 - 16:23

TRENTO. Un grembiule per la mensa oppure una ventina anti-pioggia per il personale sanitario che raggiunge i pazienti che hanno chiamato il Numero unico per le emergenze? L'allarme viene lanciato da più parti dopo un mese di emergernza: la Cisl Fp in particolare scende in campo per fare chiarezza e chiedere rispetto per i professionisti impegnati in maniera estenuante per fronteggiare il coronavirus. Non solo, la vicenda è già pronta per sbarcare in Consiglio provinciale, una situazione segnalata da Filippo Degasperi

"E' inaccettabile che i nostri professionisti in prima linea siano costretti a lavorare in queste condizioni". Così Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, che aggiunge: "Questa è la considerazione verso i nostri operatori, che vengono elogiati in continuazione ma ci si ferma agli annunci e alle parole. Le altre regioni, come Toscana, Emilia Romagna e Lazio si sono mosse per premiare il grande lavoro in questa emergenza Covid-19. Qui ancora non vediamo risorse per valorizzare la grande professionalità dimostrata in questa situazione e lamentiamo ancora una volta la carenza dei Dispositivi di protezione individuale: gli autisti soccorritori, gli infermieri e il personale sanitario sono tra le figure più esposte e dopo un mese ci troviamo ancora una volta a dover chiedere rispetto e attenzione".

 

Nel mirino il cambio delle disposizioni e delle regole d'ingaggio per raggiungere le abitazioni di pazienti che chiamano il Numero unico per le emergenze al fine di chiedere un intervento. Nulla sembra cambiare per il codice rosso, mentre la novità riguarda il codice giallo, verde bianco e programmato: i professionisti sarebbero chiamati a intervenire con un camice che sembra quello per servire i pasti in mensa oppure con una ventina per gli agenti atmosferici: "Inaccettabile, la sicurezza deve essere una priorità: la Provincia e l'Azienda provinciale per i servizi sanitari devono rimediare a questa situazione e assumersi le proprie responsabilità". 

Questi Dispositivi di protezione individuale non sembrano, infatti, conformi per affrontare l'emergenza e trattare un possibile paziente Covid-19. E queste nuove disposizioni preoccupano il consigliere provinciale Filippo Degasperi: "I dubbi sulla conformità sono evidenti, sembrano più adatti a evitare di sporcarsi con il sugo o non bagnarsi che assicurare condizioni adeguate a chi lavora in prima linea".

 

La richiesta di Dpi adeguati è sempre stata pressante e ora si registrerebbe un pass indietro. "Una situazione che sembra paradossale. Dopo oltre un mese di severe lezioni che il coronavirus ha impartito alla Giunta tra una clip promozione per invitare i turisti a venire in Trentino e gli scontri con i sindacati e Upipa sul versante case di riposo - conclude Degasperi - ancora non si riesce a sopperire alle inadeguatezze politiche e organizzative rese palesi da questa emergenza. Ancora una volta vengono messi a rischio i nostri professionisti".

 

Nel corso della conferenza stampa di Provincia e Azienda provinciale per i servizi sanitari (Qui articolo), è arrivata la puntualizzazione del direttore generale. "Abbiamo fatto il punto con l'Iss, il Ministero sanità e il primario del 118. I dispositivi - dice Paolo Bordon - vanno indossati sopra una divisa particolare e le procedure sono attenti in caso della presenza di un malato Covid-19. Ottemperiamo alle indicazioni per fronteggiare l'emergenza"

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